mercoledì, 23 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Ernesto Calluori:
Caso C.,parlarne è sempre difficile
Pubblicato il 09-08-2014


Quando gli uomini raggiungono una certa età si dice che in un certo senso regrediscono, perdono la memoria. Non nel caso dello scrivente o di chi sfogliando l’Unità del 15 Agosto 1999 ha avuto uno sbandamento nell’impattare nell’appassionato e vibrante articolo di Pietro Sansonetti in cui chiedeva l’amnistia per i reati di Tangentopoli e invocava a gran voce il ritorno di Bettino Craxi in Italia. Attratto dal titolo e lasciatosi tentare dal testo, il povero lettore si sarebbe presto trovato in preda al dubbio angoscioso di non aver capito se l’analisi compiuta dall’autorevole giornalista dell’organo di Partito costituisse un vade retro o un enorme passo in avanti sulla realtà politica giudiziaria che ha spazzato via una intera classe politica. Unica consolazione per il lettore di quel tempo, ormai in stato comatoso, il privilegio di partecipare ad un salto,dal giustizialismo al perdonismo tout-court. L’intervento di Sansonetti è un’occasione troppo ghiotta per lasciarlo cadere – a distanza di 15 anni – per il succedersi del male affare-politico di questi ultimi anni nello scantinato delle occasioni sciupate se – dell’argomento – altri se ne fossero occupati. Una proposta cosi dirompente avrebbe significato che una parte del partito approvava la linea seguita e che, in ogni caso, l’ex direttore dell Unità non parlava a titolo personale. E’ giusto, si chiedeva l’ex direttore “che una grande potenza occidentale come l’Italia, un Paese libero e moderno, non sia in grado di raccogliere Bettino Craxi in patria? Penso di no, che non sia giusto”. L’allora segretario del PSI dichiarò in Parlamento che nessun Partito poteva dichiararsi estraneo al finanziamento illecito.

Il PCI-Pds gridò allo scandalo. Quando il Polo chiese l’istituzione di una commissione d’inchiesta su Mani Pulite e su come erano finanziati i partiti, a partire dal PCI prima e dal Pds poi, la sinistra si chiuse a riccio e Massimo D’Alema propose una commissione di cinque saggi per studiare il fenomeno. La falsa commedia recitata nel Palazzo Reale di Napoli non riscosse né plausi, né tanto meno consensi. Dalle colonne de L’Avanti! levammo il nostro sdegno, affermando che i problemi  non si risolvono con i proclami, le formule, le mistificazioni, ma affrontandoli concretamente nella sede giusta qual è il Parlamento, senza demandare agli altri l’effettiva soluzione. La delega è funzionale all’immobilismo non certo al cambiamento. Ecco perchè i garantisti non appartengono alla stessa razza dei perdonisti. Il garantismo è un principio di civiltà che va applicato senza limiti ed eccezioni. Renzo Foa, in una lettera all’Unità del 6 luglio 1998 pag.6, per l’apertura apparsa su l’Unità all’indomani del Congresso PS all’Ergife, dal titolo “La riabilitazione di Craxi”, scriveva: “Non sono riuscito a capire bene se in quelle secche parole, prevalesse l’oggettività con cui si dava la notizia di un avvenimento o se invece dominasse lo spirito polemico con il quale lo si voleva sottolineare”.

In altri passaggi della lettera, R. Foa scrive: “Per la prima volta dopo tanto tempo, mi è sembrato che sia diventato meno facile parlare di Craxi e maneggiarne il caso. Forse perché il suo nome ha cominciato a venir rievocato nel pieno di una stagione di incertezza e di effervescenza, segnata dalle difficoltà dell’Ulivo e della sinistra, dalla corsa al grande centro e dalla ridislocazione di pezzi importanti della politica. E’ strano continua Foa, che sia tornato il problema Craxi, anche perché l’ex leader socialista non ha concesso nulla, non ha provato a ragionare a voce alta su ciò che è accaduto in Italia dopo il 1989. Anzi, ha continuato a scambiare la sua sconfitta politica per una persecuzione, la sua latitanza per un esilio, il corso della giustizia per un  complotto”. Ecco la ragione per la quale è sempre più difficile parlare del caso Craxi. Rievocarlo, invece, rappresenta un’occasione unica di riflessione collettiva sul passato e sul futuro del socialismo in Italia.

Ernesto Calluori

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Oggi Sansonetti è direttore de Il Garantista e la sua coerenza è nota. Per quanto riguarda Renzo Foa, che segui, nel percorso verso Forza Italia, Adornato, credo proprio che abbia cambiato idea.

Lascia un commento