giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Totem e tabù
Pubblicato il 13-08-2014


L’Italia resta in crisi. Alla recessione si è aggiunta la deflazione. In dieci grandi città i prezzi al consumo sono calati e questo significa che la domanda si è indebolita e dunque la produzione dei beni sarà ancora più lenta. Secondo la commissione europea abbiamo sbagliato i conti e l’anno in corso si concluderà con un meno 0,1 di sviluppo e non certo con il più 0,6-0,8 preventivato. Come ricorda Polito sul Corriere è il quarto anno che avviene. Sbagliarono le previsioni Berlusconi, Monti, Letta e adesso Renzi. Un poker di errori.

Quel che sarebbe stato necessario era procedere subito su: riforma del mercato del lavoro, tagli reali alla spesa, diminuzione della pressione fiscale sul lavoro e le imprese, rilancio degli investimenti pubblici. Per ora il governo si è concentrato sulle riforme istituzionali e sugli ottanta euro. Era un calendario opportuno? In altri paesi, il caso della Spagna e del Portogallo è sotto i nostri occhi, si é fatto il contrario, anche se il prezzo pagato dai cittadini é stato altissimo. Tra l’esempio dell’Italia, che per ora non decide, e quello degli iberici, che tagliano stipendi e pensioni, ci deve essere una via di mezzo.

Il Jobs act in sé appare un’ottima cosa. Non una novità. Se avessero dato retta a Pietro Ichino, e prima al nostro Marco Biagi, queste riforme sarebbero già nel cassetto. Vedasi il contratto unico a tutele crescenti e quella che Biagi definiva la transizione tra statuto dei lavoratori e statuto dei lavori. Si è preferito litigare sull’articolo 18. E riportare tutto all’anno zero. Lo dico anche per i socialisti che lo statuto dei lavoratori vollero con Brodolini: il mondo cambia, la struttura del lavoro anche, e litigare ancora su un testo approvato nel 1971 può solo interessare qualche integralista che nel sindacato o nell’impresa continua a credere che il mondo vada all’indietro.

Quando venne approvato lo statuto dei lavoratori il debito italiano era al 40 per cento del Pil, la disoccupazione era ben al di sotto di quella attuale e quella giovanile non era certo il primo problema per giovani che sognavano la rivoluzione. Chi si laureava nel giro di qualche mese aveva un lavoro. Il problema da combattere non era certo la deflazione, ma semmai l’inflazione che ancora in termini accettabili aiutava però produzione, investimenti e risparmi. Il lavoro era ancora prevalentemente dipendente. La terziarizzazione era già cominciata. Ma non ancora così invadente. L’informatizzazione lontana. E così la globalizzazione. Gli operai lottavano non tanto per migliori salari ma per avere più garanzie e potere in fabbrica. Era l’epoca dei consigli.

Non sto a descrivere i possenti cambiamenti. E la priorità oggi affidata al lavoro, non tanto al potere del lavoro. La mancata crescita penalizza chi il lavoro non ce l’ha e in particolare i giovani. E il debito è schizzato, anche grazie alla recessione, oltre il 130 per cento del Pil, secondo solo a quello della Grecia. Tutta colpa dell’Europa? Ma chi ha sottoscritto i trattati europei? E perché l’Italia non ha chiesto di rivederne i parametri? Magari avrebbe avuto anche il diritto di pretenderlo? La politica italiana di questi vent’anni è stata debole. E balbettante. Sia rispetto all’Europa, che adesso chiede garanzie a noi e rinvia anche l’erogazione dei fondi strutturali, sia rispetto alle riforme mai fatte. Renzi per ora tiene con i suoi annunci e promesse e virate sulle riforme sostituzioni e sugli ottanta euro che diventano una sorta di litania dei suoi. Ma ho l’impressione che se non si affretta a svoltare sui temi economici, con riforme anche impopolari, presto entrerà in crisi anche lui. I totem non si fronteggiano coi tabù. Ma con precise assunzioni di responsabilità.

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Commenti all'articolo
  1. Ci siamo.io da povero pirla sono anni che lo sto dicendo: Occorre il coraggio di fare delle cose concrete con provvedimenti impopolari.
    Non basta cambiare Presidente del Consiglio.
    Il debito pubblico cresce all’inverosimile:( Cento Miliardi negli ultimi sei mesi) Quanti posti di lavoro e diminuzione di tasse si possono fare con duecento Miliardi in un anno?
    Nessuno è in grado di dirci come mai succede tutto questo?
    Nessuno è in grado di proporre dei provvedimenti spogli di demagogia e pensare veramente al bene comune?
    Non è più tempo di scuse e scarica barile,i bei discorsi non riempiono lo stomaco ne a colazione, ne a pranzo, ne a cena.

  2. Credo che i socialisti da tempo abbiano ravvisato altre priorità e qui non si sta ragionando con il senno di poi ma con la realtà dei fatti. Da quanto tempo si dice che sarebbe stata opportuna una assemblea Costituente che lavorase sulle riforme per lasciare al Governo il tempo per prendere quei provvedimenti sull’economia, sul lavoro e sulla spesa pubblica. Il fatto è che ancora oggi manca il coraggio di prendere quei provvedimenti che vanno a toccare i poteri forti, ma gli spazi per racimolare i miliardi ci sono ancora tutti e finora si è solo parlato a vanvera. Lotta all’evasione è tutto il mio ricordo d’intenti e rimane ancora una chimera, riduzione della spesa pubblica, (Cottarelli ne sa qualcosa), interventi in economia e anche qui Giavazzi ha proposto soluzioni, una patrimoniale che non si fa per paura di fughe all’estero dei capitali, (perchè attualmente dove vanno?). Ancora una volta e con un Presidente del Consiglio che voleva cambiare verso, non ha saputo imprimere quello che di fatto farebbe fare un salto di qualità all’Italiacon provvedimenti coraggiosi e spero solo che non gli venga imposto, perchè così sarebbe una cessione della nostra sovranità e allora “Ciao bambina”.

  3. Le riforme saranno le solite pagheranno i più deboli, quando il problema è quello di eliminare la riforma delle regioni fatta da Violante – i responsabili di questo sfascio vanno nominati – va ripristinata l’ICI e la devono pagare tutti anche i preti e quelli che hanno solo una casa. Vanno detassate completamente le aziende e la tassazione sugli utili non reinvestiti devono essere tassati come redditi, va ripristinato il falso in bilancio, poi si potrà anche stracciare lo “Statuto dei lavoratori” perché obsoleto. Se no solo l’eliminazione dello Statuto serve solo per mantenere i privilegi delle varie caste e lobby.

  4. Quando negli anni ottanta si era a un’inflazione a 2 cifre si risolse tagliando la scala mobile, ora che siamo in deflazione tagliamo la spesa della P:A. ma i soldi risparmiati che fine fanno?????
    Alle pensioni vergognose, sia qielle troppo alte che a quelle da fame nessuno le tocca, ma allungano il periodo di inizio godimento(sic!) solo per quelle da fame, nel frattempo mettono in Costituzione il pareggio di bilancio, e così ci siamo tagliati “gli amici di maria” da soli, con i sempre genuflessi governatori della ex Banca d’Italia da Ciampi in avanti, ma di cosa vogliamo ciancare!!!!!!

  5. Nè totem né tabù… che il mondo sia cambiato rispetto agli anni 70 mi pare ovvio. Ma quello che si cela dietro certi ragionamenti “riformatori”, a mio parere sa molto di antico. Chi vuole abolire l’art. 18 altro non vuole fare che togliere l’idea che una persona in quanto lavoratore debba avere anche la dignità di uomo! non ci giriamo intorno, questo è il la loro logica, eliminare qualsiasi norrnativa che preveda una qualsiasi idea di tutela, io direi di civiltà. Per costoro licenziare un lavoratore senza giusta causa è la chiave di volta per distruggere l’idea stessa di tutela! Basti vedere come hanno approvato la legge “Biagi”: hanno approvato i 40 e passa nuovi contratti di lavoro, che lo ricordo hanno solo creato precarietà “legalizzata”, ma le tutele che Biagi prevedeva per essi? nessuna traccia! Che ci sia bisogno di un nuovo statuto dei lavoratori non ho dubbi, ma il nostro obiettivo deve essere quello di estendere a tutti i lavoratori diritti/doveri e tutele e non certamente quelle di togliere a qualcuno perché altri non c’è l’hanno! E’ questa è la motivazione per cui si giustifica la nostra esistenza di socialisti, altrimenti meglio chiudere bottega, almeno non disonoriamo la nostra storia e i sacrifici, anche di vite , che nell’arco di 120 anni hanno rappresentato il nostro “sol dell’avvenire!”.

  6. E’ vero, lo Statuto dei Lavoratori dopo oltre 40 anni dev’essere rivisto ed adeguato ai tempi. Molte tipologie di lavoratori non sono comprese dalle tutele dello Statuto perché’ allora non esistevano ed oggi sono molto diffuse. Inoltre va riformato “il mondo del lavoro” con la democrazia industriale e cogestione. Ovvero partecipazione dei lavoratori agli utili, agli aumenti di produttività, alle decisioni riguardanti gli investimenti e le innovazioni, alle assegnazione delle mansioni; azionariato popolare.
    Contemporaneamente dev’essere rivisto ed adeguato, tutto il welfare state. Con l’insieme di tutele ed istituti che in Italia viene tradotto con il termine di “reddito minimo garantito”. In fondo e’ l’Europa che ce lo chiede dal 2010!

    • Io la vedo come te Marco, il direttore a mio avviso non è abbastanza chiaro. Alla fine e solo alla fine di un processo che porti ad un nuovo statuto dei lavoratori e non dei lavori ( che vuol dire? Sono i lavoratori che vanno tutelati non i lavori ) che comprenda tutto ciò che tu Marco hai detto ( produttività, cogestione, salario minimo, indennità di disoccupazione per tutti ) si potrà superare anche l’art.18 com’è attualmente in quanto a quel punto superfluo e sostituito da nuovi strumenti di tutela più adatti ai tempi. Questo è il solo metodo veramente riformista che estende la giustizia sociale a settori sempre più vasti del mondo del lavoro attualmente esclusi da ogni tutela. Al di fuori c’è solo regressione e aumento della precarietà sociale che nulla ha a che fare con il riformismo socialista.

  7. Caro Direttore cosi’ mi piaci finalmente il dito nella piaga!!!
    Ottimo il tuo fondo che concordo pienamente…
    Ma ci sono anche altri aspetti che gravano dal 1992 ad oggi!
    Non tutti i governi che si sono succeduti non hanno saputo affrontare la globalizzazione… l’europa non ha saputo affrontare e gestire i niobi mercati… appena l’Italia si muoveva per accordi commerciali con i paesi del meditterraneo, Francesi e altri incominciavano a bombardare…
    Gli accordi Italiani avrebbero potuto creare grandi vantaggi per noi!
    Gran parte dei paesi europei ha colonializzato sfruttato evitato ogni sbiluppo rendendoli sempre piu’ schiavi…
    Oggi e’ solo l’Italia a pagarne le condeguenze a discapito dei cittadini Italiani…
    Tornando al tuo tema e’ mancata una grande iniziativa politica dove fosse la politica a gestire l’economia e non viceversa!
    Durante i governi Craxi, De Michelis ebbe il coraggio di andare nelle fabbriche per annunciare e gestire il cambiamento nella Chimica!!!
    Oggi mancano idee progetti ampiezza di vedute e programmazione.
    E’ piu’ facile delocalizzare in altri paesi…ma fino a quando?
    Confindustria come le altre categorie economiche non hanno progettualita’ future badano piu’ a contenere e mantenere lo status..
    Il sindacato sta’ fallendo difende solo i privilegiati e si arrocca su posizioni antiquate…sono diventati aziende a tutti gli effetti con cooperative e CAF…badano piu’ al ricavo che hai senza lavoro…
    Allora sono pienamente d’accordo con te e’ necessario svegliarsi basta con i MATUSA e’ ora di dare e creare spazio ai hiovani mandiamo a cada i parrucconi…altrimenti andremo avanti cosi’ per altri 20 anni finche’ non muoiono!!!

  8. Una ventina di giorni fa, cercando vecchi documenti, me lo sono ritrovato in mano, lo Statuto dei lavoratori, e ti confesso che un po’ d’amarezza in bocca mi è venuta. Sono vent’anni che si ragiona solo su come peggiorare la situazione dei lavoratori. Ditemi un po’: da quanto tempo non si parla di aumento dei salari e degli stipendi? Certo la globalizzazione ci ha messi in concorrenza con i paesi più poveri del mondo. Ma gli investimenti non sono mai stati all’altezza della bisogna. Ed ora, che si sente di cessioni di aziende per cifre importanti, che ne fanno “i sior padroni” dei capitali riscossi? Investono in Italia o che altro ci fanno con questi euri?

  9. Per quanto mi ricordo, in tempi ormai abbastanza lontani, di fronte alle crisi economiche si faceva una scelta tra due differenti strategie, l’una sostanzialmente “liberista” e l’altra di tipo “statalista”, mentre oggi le opzioni per saltarne fuori sono più sfumate ed intermedie, il che produce una maggiore pluralità di “ricette”, in mezzo alle quali non è facile orientarsi, anche perché ciascuna può avere del buono, e ci vuole dunque qualcuno in grado di raccordarle e prenderne il meglio da ognuna.

    In mezzo a questo “inqueto mare” sono nondimeno individuabili, a mio giudizio, alcuni “punti fermi” e trasversali, che possono cioè valere qualunque sia il modello anticrisi adottato.

    Innanzitutto, se c’è bisogno di creare nuove opportunità occupazionali, pur in un mercato non facile, occorre affidarsi alla dinamicità di quelli tra noi che hanno uno spirito intraprendente e creativo, riconoscendo che non tutti siamo così e dando pertanto loro fiducia e sostegno, pur in un quadro di regole ben precise; vi sono stati infatti anni, difficile negarlo, in cui molti guardavano con simpatia, e con indulgenza, al livellamento e alla omologazione, e può darsi che le odierne difficoltà economiche siano anche un po’ figlie di quei nostri trascorsi.

    Ancora, la riforma della legislazione del lavoro, da più parti invocata, sarà molto probabilmente in chiave più “liberista”, per compensare le troppe “ingessature” del passato che possono aver frenato l’assunzione di nuova mano d’opera da parte di aziende e imprese, ma a quel punto andrà evitato che il sistema si sbilanci poi in senso opposto, cioè a scapito del lavoratore, e l’azione sindacale dovrà perciò concentrarsi prioritariamente sulla tutela di quest’ultimo, posponendo dunque il suo “ruolo politico”.

    Infine, va fatto tutto il possibile per “riabilitare” e rilanciare quei mestieri che i nostri giovani hanno disertato non avvertendoli come sufficientemente legittimati nel comune sentire, pur se tutti dignitosi e in diversi casi vere e proprie “eccellenze”.

    Paolo B. 15 agosto 2014

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