giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Una visita in Israele per il PSI e per la pace
Pubblicato il 08-08-2014


pace-israele-e-palestinaHo preso parte il 3 agosto scorso a Gerusalemme, come rappresentante del PSI, ad un incontro tra parlamentari italiani e il partito israeliano Meretz, aderente all’Internazionale socialista. L’occasione era la visita in Israele di una delegazione dell’intergruppo parlamentare italiano per la pace, composto da parlamentari di Pd, Sel e lista Tsipras guidati dalla vicepresidente del Parlamento europeo Morgantini. All’incontro erano presenti per il Meretz Roberto Della Rocca, Mossi Raz, con Giuseppe Franchetti fondatore di Sinistra per Israele in Italia. Un incontro soprattutto denso di pathos in quanto i parlamentari avevano avuto modo di entrare in contatto con la realtà della guerra ancora in corso.

L’introduzione dei due dirigenti del Meretz ha posto l’attenzione, soprattutto, sulla posizione del partito, che dall’opposizione parlamentare rilancia con convinzione il principio dei due Stati per due popoli all’interno dei confini del 1967, principio che deve proprio ora essere sostenuto con energia dalle forze democratiche internazionali. La situazione è veramente deteriorata, i negoziati condotti nell’ultimo anno sono stati senza risultato e per questo il Meretz ha duramente criticato il governo israeliano. Dopo l’uccisione dei tre ragazzi (che non erano coloni) è avvenuta l’uccisione del ragazzo palestinese. Questi assassinii avrebbero dovuto fermare tutto e far riflettere. Invece, dopo questi fatti, e’ esplosa la guerra a Gaza, da dove il lancio di missili continuava da anni, periodicamente, terrorizzando la popolazione del sud di Israele e siamo così arrivati a questa guerra con 1800 palestinesi e 67 soldati israeliani uccisi.

Una discussione che si è svolta con un alto tasso di coinvolgimento emotivo come era prevedibile, le domande hanno posto problemi di ordine politico ed umanitario, di rapporto fra società civile israeliana e politica. I dirigenti del Meretz hanno saputo entrare nel merito di tutte le domande poste, cercando di dare risposte puntuali e non sottraendosi a quelle più scomode, ricordando però la storia che parte dal 1947, ricordando che Israele e’dal 2005 che ha lasciato la striscia di Gaza e che Hamas dopo la presa del potere ha ucciso ben 300 dirigenti dell’ANP, con i quali avrebbe dovuto condividere il
potere. Anche sulla questione “apartheid”, molto delicata e sentita, si è cercato di puntualizzare che non vi sono casi di separazione imposta sul territorio israeliano, ma vi sono stati casi nei territori contesi e occupati (in Cisgiordania) in cui auto dirette a degli insediamenti di coloni sono state raggiunte da spari provenienti da auto che le incrociavano e le sorpassavano, e quei ridotti tratti di strada sono stati preclusi ad auto non israeliane, avendo cura di prevedere un percorso alternativo per le altre.

La posizione del Meretz si può così riassumere: innanzitutto parlare con il governo palestinese, poi arrivare ad una conferenza regionale (finire l’occupazione militare e creare due stati per due popoli, riconoscimento da parte dei paesi arabi dello Stato di Israele, e ritirarsi subito, come poi è avvenuto, da Gaza), poi riunire la parte moderata israeliana e la parte moderata palestinese, isolando gli estremismi, per raggiungere la pace. Per Mossi Raz il Meretz difende i diritti umani ed è contrario alle colonie, un impedimento alla pace, e non è facile sostenere questa posizione in Israele perché non esiste fiducia nei confronti dei palestinesi. Per Raz uccidere dei civili di qualsiasi parte e’ un crimine di guerra. Zhava Galon (la leader del Meretz) era contro la guerra.

Ovviamente la critica al governo non significa che il Meretz possa mai essere in accordo con Hamas che viene giudicata un’organizzazione terrorista. L’accordo tra Hamas ed ANP ha di fatto bloccato i negoziati da parte del governo israeliano, ma Meretz vedeva l’accordo fra Hamas ed ANP in modo positivo, una possibilità d’allargare la base della trattativa. Quando “Bibi“ dice che vogliamo la striscia senza missili Meretz è in questo d’accordo. La discussione ha evidenziato posizioni molto spesso diverse fra loro, ma che alla fine trovano un punto di incontro nella volontà comune d’arrivare ad una convivenza pacifica, la volontà comune di rifiutare la violenza, la guerra, il terrorismo. Si deve riuscire a far emergere le parti moderate ed aiutarle a poter andare incontro alla creazione di uno stato “democratico”, per questo si dovrebbe realizzare l’impiego di una forza internazionale di interposizione che aiuterebbe soprattutto la popolazione civile di Gaza, ostaggio di una forza terrorista, e lo Stato di Israele che dal ’48 continua ad avere problemi di sopravvivenza, la sopravvivenza di un piccolo Stato.

A nome del Partito socialista italiano ho evidenziato come da sempre siamo a favore della soluzione dei due stati per due popoli entro confini che permettano a tutti e due i popoli una gestione autonoma e pacifica, e che la guerra difficilmente risolve i problemi se non con uno strascico di odio e di sangue, perciò le trattative debbono riprendere ad ogni costo. Ed anche la trattativa deve vedere tutti i contendenti in gioco. Certo non sarà facile parlare con Hamas (gruppo terrorista riconosciuto), ma noi che anche nel momento del rapimento Moro abbiamo sempre sostenuto la necessità di un contatto anche con le Brigate Rosse per salvare la vita di un ostaggio, pensiamo possa essere utile avere il coraggio di aprire anche questa strada.

In un momento in cui vi è una grande difficoltà ad essere di sinistra, sia in Italia che in Israele, avere la possibilità di fare iniziative comuni e costruttive in Italia per la distensione delle due parti, che vedano insieme tutte le forze religiose e laiche, sarebbe di estrema importanza. Penso a iniziative come la rivista Keshet che vede impegnati all’interno della propria redazione un arabo, un monsignore, un rabbino ed il direttore e l’ex direttore dell’Unità Peppino Caldarola, da sempre vicino al PSI. Vorrei concludere con le parole del grande scrittore Yeoshua: “Dopo la distruzione e le morti a Gaza ed in Israele lo Stato ebraico non deve accontentarsi di accordi momentanei, ma deve prendere l’iniziativa e con l’aiuto dell’Egitto e di altri Stati ricostruire Gaza, smantellarne i razzi, distruggere i tunnel, ma allo stesso tempo interromperne l’isolamento e ripristinare i legami della Striscia con il suo popolo mediante un corridoio sicuro che colleghi Gaza alla Cisgiordania, come previsto negli accordi di Oslo. Un tunnel legittimo e ben strutturato di circa 30 km. sotto la supervisione congiunta del governo di unità nazionale palestinese e di Israele”.

Ilda Sangalli Riedmiller

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