L’art.18 e il teatro dell’assurdo

Appare davvero surreale, degno del “Teatro dell’assurdo” di Samuel Beckett, il dibattito sull’art. 18.

Il premier Renzi, che afferma l’esigenza di non discriminare i lavoratori senza “tutela reale”, la reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo, e per questo sostiene un’operazione di riforma dei diritti per sottrazione: si tolgano a quelli che c’è l’hanno per parificarli a chi ne è privo!

L’opposizione interna al Pd, con Bersani, sostiene che la proposta del governo deve essere modificata e per questo rilancia, paradossalmente, il modello degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi, notoriamente sostenitori del “liberismo a sinistra”, che, in verità, non è molto diverso da quello del giuslavorista-senatore montiano ex-comunista Pietro Ichino: il contratto a protezione crescente, in cui le attuali tutele, differenziate a seconda del limite dimensionale di 15 dipendenti, vengono applicate dopo 3 anni. Non si capisce quale sia la differenza con la proposta Renzi-Ichino, anzi, qualcuno nell’opposizione del Pd sostiene che si potrebbe portare il periodo di non applicazione delle tutele contro i licenziamenti ingiustificati a 6 anni: già, come diceva Keynes “nel lungo periodo saremo tutti morti!”.

La leader della Cgil, a fronte dell’incertezza e sovente della confusione delle altre due confederazioni, Susanna Camusso, avverte che se sull’art. 18 Renzi interverrà per decreto-legge, “sarà sciopero generale”. Minaccia che appare poco credibile, un po’ come la maschera di legno da leone del ciabattino di Shakespeare, visto che i sindacati non hanno scioperato neanche dopo la sciagurata riforma-Fornero delle pensioni del governo-Monti.

La stampa poi, aggiunge sovente confusione. È il caso dell’ultimo editoriale su “Repubblica” di Eugenio Scalfari, che afferma, senza conoscere i profili giuslavoristici connessi, che con la riforma-Fornero non esiste più la tutela contro i licenziamenti illegittimi, ma solo quelli per discriminazione. Scalfari, come molti giornalisti, dovrebbe documentarsi, evitando affermazioni infondate, poiché la riforma voluta dal governo-Monti ha depotenziato, ma non abolito la reintegra nei casi di licenziamenti illegittimi. Per inciso, però, bisogna dire che il fondatore del quotidiano di Carlo De Benedetti nello stesso articolo, sembra colto da resipiscenza verso la storia socialista, alla quale, peraltro, è debitore di una elezione al Parlamento nel 1968. Scalfari riconosce al ministro del Lavoro socialista Brodolini di avere voluto lo Statuto dei diritti del lavoratori e alla cultura liberalsocialista di Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli di essere alla base dell’europeismo. Coraggio Scalfari, prima o poi arriverà, finalmente, a riconoscere i meriti di Craxi e del “Nuovo corso socialista”!

Certo, a proposito dell’art. 18, laicamente vanno dette due cose.

La prima: non è pensabile che per fronteggiare la drammatica crisi in atto, fondata sull’accoppiata recessione/deflazione, si debbano attendere, quasi messianicamente, le annunciate le misure di intervento della Banca centrale europea, e la possibile “concessione” della flessibilità sul rapporto deficit/pil solo dopo il varo di riforme, rivolte a colpire, ancora una volta, il ceto medio e le classi più deboli in Italia.

Questo sembra essere il portato dell’annunciata riforma del mercato del lavoro del governo Renzi, che dovrà esibire lo “scalpo” all’Unione europea e a Mario Draghi dell’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori.

La seconda: l’art. 18 non può essere un tabù. Soprattutto i socialisti lo sanno bene, visto che, come ricordò a suo tempo un grande maestro del diritto del lavoro come Gino Giugni (con il quale chi scrive ha avuto il privilegio di collaborare sul piano accademico e su quello politico), il disegno di legge originario predisposto dal governo Rumor, su forte iniziativa del ministro del Lavoro socialista Giacomo Brodolini ed elaborato proprio da Giugni, prevedeva la reintegrazione sul posto di lavoro solo nei casi di licenziamento discriminatorio; fu in parlamento, nel mutato clima sociale dell’epoca segnato dall’affermarsi del potere operaio delle confederazioni sindacali, dopo l’autunno caldo nel 1969, che avvenne l’estensione della reintegra a tutti i lavoratori in unità produttive con più di 15 dipendenti.

Il Psi ha presentato al Senato con il segretario Riccardo Nencini una proposta di buon senso. Si tratta di un’ipotesi complessiva per l’introduzione in Italia, all’interno di un Welfare State rinnovato di tipo promozionale e non assistenziale, della flexiecurity, il modello di tutele sociali, che ha in Scandinavia il paradigma ma che è diffuso in forme varie nel resto d’Europa, in grado di assicurare sostegno al reddito in caso di disoccupazione, in sinergia con percorsi virtuosi di formazione-riqualificazione professionale e di reinserimento al lavoro. Un esempio: in Italia i senza-lavoro che percepiscono un’indennità di sostegno al reddito non arrivano al 20%, in Francia il 75%, in Germania l’80% e nei Paesi scandinavi la totalità, tranne i casi di rifiuto a passare dalla condizione di disoccupati all’immissione in azienda.

E per ciò che riguarda l’art. 18, la sua applicazione nel disegno di legge socialista avverrebbe dopo un periodo di prova pari ad un anno, statuito per legge con la riforma dell’art. 2096 del codice civile, in cui il datore di lavoro potrebbe licenziare liberamente, tranne i casi di discriminazione, se dovesse ritenere il lavoratore non funzionale alla propria azienda.

Senza una profonda innovazione del nostro sistema di ammortizzatori sociali fondati su cassa integrazione e mobilità solo per chi perde l’occupazione, la povertà nel nostro Paese, purtroppo, non potrà che salire, mentre continueranno a scendere potere d’acquisto e, quindi, i consumi e con essi produzione e competitività, a fronte di un sistema economico che continua a pretendere tasse “svedesi” a fronte di salari “greci”.

Non si comprende perché l’attenuazione delle tutele per il lavoro dipendente possa costituire un incentivo all’occupazione. La crisi sociale conseguente alla recessione globale non si fronteggia sul terreno dell’affievolimento dei diritti sociali nella regolazione dei rapporti di lavoro individuali, ma predisponendo strumenti moderni di garanzie collettive uguali per tutti.

D’altronde, anche alcune importanti organizzazioni tecnocratiche un tempo esclusivamente sostenitrici della mondializzazione finanziaria e della deregulation nel campo dei rapporti di lavoro, si pensi al Fondo Monetario Internazionale e all’Ocse, hanno di recente evidenziato che il problema per le economie più avanzate per ciò che attiene la mancata crescita, è la scarsa domanda aggregata, mancano in buona sostanza investimenti e consumi, senza i quali non si crea nuova occupazione, che, quindi, non dipende da maggiore flessibilità e conseguente precarizzazione sociale.

Maurizio Ballistreri

GIOVANI A SPASSO

Giovani disoccupati

L’occupazione complessiva è in aumento. E questa è una buona notizia. Quella cattiva invece è che la disoccupazione giovanile continua a crescere, praticamente un giovane su due non lavora. Lo confermano i dati Istat diffusi oggi secondo cui i disoccupati tra i 15-24enni ad agosto sono 710 mila . L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,9%, stabile rispetto al mese precedente, ma in aumento di 0,7 punti percentuali su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 44,2%, in crescita di un punto percentuale rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nel confronto tendenziale. Continua a leggere

Per la scienza è l’amore
la droga più sana

AmoreAll you need is love, love is all you need cantavano i  Beatles negli anni ’60 e, molti àmbiti della vita umana – dalla letteratura alla musica, passando per il cinema e l’arte, hanno ruotato e ruotano attorno a questo sentimento. Ma negli ultimi anni anche la scienza ha cominciato a condurre indagini e studi scientifici sull’affettività e la sessualità. Sotto la lente dei microscopi – sempre più spesso – c’è la formula magica dell’amore e le sue misteriose dinamiche, ma anche ciò che gli gira intorno, come per esempio il comportamento nelle realtà virtuali online, i siti cosiddetti di dating (parola inglese che letteralmente indica l’attività di uscire per un appuntamento, ndr).

I SITI DI DATING – Chi non ricorda quel muro che scorreva, aprendosi, e rivelava il volto del partner scelto sulla base di alcune risposte? Erano gli anni ‘80 quando adattammo un format americano, The dating game – da noi diventato “Il gioco delle coppie” – programma televisivo di successo, in onda per un decennio, che aiutava i concorrenti nella ricerca dell’anima gemella. Dopo il muro scorrevole, negli anni duemila è stata la volta – con l’avvento di Internet – di Meetic e OkCupid, rinomati siti di dating, ma anche eDarling, attivo dal luglio 2010 e affermatosi come uno dei siti di incontri leader nel settore. Sulla base dei risultati di ricerche scientifiche – che hanno rivelato “bizzarre” reazioni psicologiche e fisiche riguardanti l’innamoramento e l’attrazione – eDarling ha stilato una lista di sette curiosità, ancora ignote, sull’Amore.

LE SETTE CURIOSITÁ SULL’AMORE – Sembra che il cuore di due persone innamorate riesca a battere alla stessa frequenza; in particolare il ritmo cardiaco della donna si adatta prima a quello dell’uomo che ama. Mentre sembra essere l’uomo il primo a dichiarare apertamente il proprio amore, soprattutto durante il primo mese di relazione. I ricercatori hanno inoltre condotto un esperimento sottoponendo alcune donne a delle lievi scariche elettriche mentre i partner tenevano loro la mano. Si è scoperto che la vicinanza e il contatto con la persona amata ha funzionato come il più forte degli antidolorifici. A livello biologico, la fase dell’innamoramento determina un abbassamento della serotonina nel nostro cervello che può condurre a un comportamento ossessivo e protettivo nei confronti del partner. Gli stessi livelli di serotonina, infatti, sono stati riscontrati in persone che soffrono di disturbi d’ansia o di panico. Inoltre, nella prima fase dell’infatuazione, il corpo umano produce dopamina in risposta a una sensazione di benessere, facendoci sentire così bene che proviamo quasi dipendenza dall’amore. Sul fronte della scelta del partner, una ricerca in campo evoluzionista ha scoperto che il segreto per una vita di coppia felice e duratura sarebbe quello della somiglianza fisica: tendiamo infatti a innamorarci di persone che hanno fattezze simile alle nostre. Probabilmente ciò dipende dal bisogno istintivo di riprodurre simili a noi. Infine, l’amore e la sessualità stimolano fantasia e creatività nel nostro cervello. Addirittura sembra che pensare ai momenti più intensi ed erotici della relazione aiuti a concentrarsi mentre si sta lavorando

Silvia Sequi

Fonte: eDarling

È di Hong Kong il cielo sopra Pechino

Umbrella-revolutionDopo giorni di proteste e ombrelli aperti oggi a Hong Kong è arrivato davvero l’acquazzone, così come per mesi gli abitanti di Hong Kong hanno chiesto più volte a Pechino libere elezioni per il 2017 fino a riversarsi nelle strade e a bloccarle da ben quattro giorni. Continua a leggere

Finisce la schiavitù
del software Microsoft

Windows-9Dopo XP, alla Microsoft non ne hanno azzeccata più nessuna. Sistemi operativi sempre più pesanti e complessi, pieni di bug e falle nella sicurezza, e così hanno continuato a sfornare in media un nuovo OS ogni due anni. Siamo arrivati alla quindicesima versione di Windows in trent’anni e l’ultimo che sta per nascere si chiamerà Windows 10 (chissà perché visto che il precedente era Windows 8). La “technical preview” verrà rilasciata entro metà ottobre a produttori, aziende e sviluppatori mentre lo sbarco ufficiale sul mercato è previsto entro la primavera prossima. Il problema vero però sarà convincere gli utilizzatori finali perché i più smaliziati già si sono abituati a usare Ubuntu, o qualche altro sistema operativo open source di minor fortuna, ma sempre gratuito. Tutti più leggeri, più semplici, che non richiedono continui upgrade dell’hardware e quindi nuove spese. Il problema ormai è noto e in costante diffusione: chi compra un pc, se non è Apple, qualche volta comincia a chiederlo senza il sistema operativo, soprattutto senza l’ultimo arrivato della famiglia Windows.

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Liberi di non comprare l’OS di Microsoft
di Alessandro Mancini

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 19161/2014, pubblicata l’11 settembre, ha stabilito che chi compra un computer con preinstallato un sistema operativo, ma non ne sottoscrive la licenza d’uso, può rifiutarsi di utilizzarlo e chiedere di restituirlo, facendosi contestualmente rimborsare dal venditore la parte del software e tenendo con sé l’hardware.

Quest’eclatante sentenza arriva alla fine di un lungo iter che ha avuto inizio quando un consumatore fiorentino (consulente informatico dell’ Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) ha convenuto in giudizio l’ HP (Hewlett-Packard, nota azienda produttrice di Pc) chiedendo il rimborso di 140 euro del sistema operativo Windows Xp Home Edition, nonché Microsoft Works 8, installato su un computer da lui acquistato. La difesa di HP sosteneva che l’hardware (la parte fisica del PC) e il sistema operativo fossero inscindibili.

La causa poneva l’attenzione su quanto scritto all’interno della licenza d’uso del sistema operativo Microsfot (Eula): “Qualora l’utente non accetti le condizioni del presente contratto, non potrà utilizzare o duplicare il software e dovrà contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o dei prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso”. Per l’accusa, dunque, HP non voleva riconoscere il valore della clausola sottolineando che tale licenza veniva predisposta unilateralmente da Microsoft. La stessa Microsoft fece poi ricorso in Appello perdendo. Nel 2010 addirittura l’Antitrust diede ragione alla sentenza originale.

Oggi si è arrivati alla conclusione della vicenda con la sentenza finale della Cassazione, che dà ragione al consumatore: non sussistono né ostacoli tecnologici né ostacoli negoziali nel ritenere i due contratti separati. L’impacchettamento alla fonte di hardware e sistema operativo Windows-Microsoft risponderebbe, infatti, nella sostanza, a una politica commerciale finalizzata alla diffusione forzosa di quest’ultimo nella grande distribuzione dell’hardware.

In questo modo, si verificherebbero riflessi a cascata in ordine all’imposizione sul mercato di ulteriore software applicativo la cui diffusione presso i clienti finali troverebbe forte incentivo e condizionamento, se non vera e propria necessità, in più o meno intensivi vincoli di compatibilità ed interoperabilità con quel sistema operativo tendenzialmente monopolista.

Un’evenienza concreta, conclude la Cassazione, tanto da essere stata fatta oggetto sotto vari profili di interventi restrittivi e sanzionatori da parte degli organismi antitrust Usa e della stessa Commissione Ue.

Tra utente finale e casa di produzione del software non incorre, in pratica, nessun obbligato rapporto contrattuale (a meno che, ovviamente, non sia l’utente a manifestare una volontà positiva), poiché, se un consumatore vuole comprare un prodotto, non significa che egli, di conseguenza, voglia anche l’altro, non sussistendo collegamento negoziale vincolante.

Con questa sentenza, quindi, si apre per l’Italia uno scenario completamente nuovo, che spalanca le porte ad una grande quantità di potenziali ricorsi che potrebbero essere accolti immediatamente dai produttori di computer. E anche se è stata la HP a uscirne sconfitta, potrebbe essere la Microsoft a subirne le conseguenze più gravi, visto il suo modello di business derivato, in gran parte, dalla distribuzione su larga scala del proprio prodotto a cui gli utenti si sono spesso pigramente uniformati.

Alessandro Mancini

Mercato e schiavitù: debitori
di tutto il mondo unitevi!

Occupy-Wall-StreetAttraverso considerazioni religiose, storiche, antropologiche e filosofiche, David Graeber, l’antropologo ed economista che ha partecipato alla fondazione del movimento “Occupy Wall Street”, nel suo recente volume, “Debito. I primi 5.000 anni”, presenta una versione del ruolo dei mercati totalmente ribaltata rispetto a quella tradizionale: i mercati, anziché essere considerati luoghi di libertà, sono descritti, invece, come luoghi di schiavitù. Graeber tenta di dimostrare come il mercato sia stato, sin dai primordi dell’organizzazione della vita sociale in strutture complesse, uno strumento di illibertà. Continua a leggere

Il  Jobs  Act  tra  realtà
e  rappresentazione

Come è noto, il Jobs Act non è che l’ultima, in ordine di tempo, tra le tante leggi sul lavoro varate dalla seconda repubblica. Leggi tutte finalizzate all’obbiettivo della flessibilità: maggiore libertà di licenziare, maggiore libertà di creare nuove forme contrattuali secondo le esigenze dell’impresa; e, a fronte di questo, nuove tutele economiche per i disoccupati e nuovi strumenti di formazione e di orientamento nella ricerca dell’occupazione.
Come è noto, queste riforme non hanno avuto gli esiti sperati. E per tante  ragioni: non ultime tra le quali la mancanza delle risorse necessarie all’avvio della “flexsecurity”e l’assenza di qualsiasi politica  industriale.
Come è noto, i sindacati confederali, hanno anche perso, in questo periodo, gran parte della loro autorità e del loro ruolo. Prima, nel campo contrattuale e poi, e sempre più rovinosamente, in quello della mediazione politica. Così da inghiottire, nell’insieme, le ricette dei governi, salvo ad alzare le barricate su questioni simboliche (come quelle dell’art.18).

Questo per dire che, se il nostro Presidente del Consiglio avesse veramente voluto varare una efficace riforma del mercato del lavoro e, nel contempo, affermare una nuova cultura riformista, avrebbe dovuto auspicare un confronto di merito sulla sua proposta. Un confronto in cui la questione dell’art.18 sarebbe stata irrilevante.
E invece l’ex sindaco di Firenze ha deciso sin dal principio di buttarla in rissa. Decidendo che il sullodato articolo (cui attribuiva, sino a qualche tempo fa, scarsissima importanza) era, viceversa, fondamentale: perché “le imprese devono avere il diritto di licenziare”; accentuando, al di là della decenza, la contrapposizione tra “garantiti e non garantiti” (quasi che i primi fossero nemici oggettivi dei secondi); dichiarando in anticipo di considerare qualsiasi discussione sulla materia una pura perdita di tempo; e, infine, esibendosi a fianco di quel Marchionne che non avrebbe “chiesto” (bontà sua) nulla all’Italia: se non la possibilità di gestire a suo piacimento, e solo con chi ci stava, i rapporti di lavoro all’interno della Fiat.

Ora, perché buttarla in rissa? La risposta è semplice: perché a Renzi serve la rissa. In un’ottica che è, e rimane, quella del rottamatore. E del rottamatore della sinistra tradizionale e di tutto il suo universo di riferimento. In questa guerra, gli avversari, anzi i nemici, vengono preventivamente ridicolizzati (così da svalutare le loro motivazioni e ignorare i loro argomenti) e costretti, l’uno dopo l’altro, ad affrontare lo scontro con le armi e sul terremo prescelti dal premier. Nel caso specifico,  il Nostro ha  agitato il drappo rosso dell’art. 18. La Cgil è cascata nella trappola. E, oplà, il gioco è fatto. E fatto nel senso che Renzi avrà, come è sempre avvenuto sinora, partita vinta sull’avversario di turno: e sul terreno dei rapporti di forza e nel consenso dell’opinione.

Ma a che prezzo; e per costruire che cosa?
Sul primo punto ci si consentirà di esprimere una qualche preoccupazione. Quando si contesta il Parlamento (e, in generale ogni organismo elettivo) come luogo di inutili dibattiti, quando si rifiuta la complessità e la mediazione in nome della sacralità del principio di maggioranza, si minano alla base le regole e la stessa credibilità della democrazia liberale. E fermiamoci qui.

Sul secondo punto, Renzi sarà chiamato, e assai presto, a pagare le conseguenze di una visione in cui la “pars destruens” (ereditata dalla cultura nuovista della seconda repubblica) fa assolutamente premio sulla capacità costruttiva.

Così è più che probabile che l’ex sindaco di Firenze possa portare a termine la distruzione totale della sinistra tradizionale; e con il consenso della maggioranza degli italiani. Ma per sostituirvi  un modello basato sul rapporto fiduciario tra un leader e il suo popolo. Un modello che, in definitiva, può affermarsi solo in presenza di risultati. Più voti e quindi più potere per il partito (e per ora ci siamo); ma soprattutto più lavoro e più benessere per gli italiani: e qui non ci siamo proprio.
E non ci siamo perché per uscire dalla crisi c’è assoluto bisogno, qui e ora, del concorso dell’Europa. E perché il nostro Presidente del Consiglio ha completamente sbagliato l’approccio con la medesima.

Siamo partiti con voce grossa e pugni sul tavolo. Denuncia  (mai troppo specifica…) del nemico di turno. E, a coronare il tutto, le mirabilie del semestre europeo. Oggi, di tutto questo non c’è più traccia. E il concorso dell’Europa rimane legato al previo corrispettivo delle riforme; pagamento la cui cambiale è garantita solo dalla firma di Renzi e dallo scalpo di D’Alema e della Camusso.

Ora, nulla fa pensare che questa sarà accettata; insomma che il nostro Paese possa uscire, nel futuro prevedibile, dalla stretta mortale dell’austerità. E allora il quadro diventerà assai più complicato e gravido di pericoli. Anche perché all’interno del medesimo avremo Renzi, Berlusconi, Grillo e la troika. Ma non una sinistra degna di questo nome.

Alberto Benzoni

 

RadioEretika: la radio
dei socialisti si espande

Radio_EretikaCon l’ultima puntata di RadioEretika, trasmessa domenica 28 settembre, si è tagliato un importante traguardo: oltre 1000 ascoltatori. Il progetto radiofonico dei giovani socialisti continua a mietere successi e scuote il cuore dei vecchi socialisti e delle nuove generazioni appartenenti al più antico partito d’Italia.

Enrico Maria Pedrelli, compagno-conduttore della radio, con la puntata intitolata “notizie dal fronte: Good morning Vietnam!” ha raccolto intorno a sé migliaia di ascoltatori. Invece che andare a sentire il solito sermone in Chiesa di domenica mattina, compagni e compagne, ma anche semplici simpatizzanti, hanno deciso di cliccare sul link spreaker RadioEretika (www.spreaker.com/user/radioeretika).

Il compagno Pedrelli lancia anche un appello: tutti i socialisti che volessero partecipare alla realizzazione di una puntata, con interventi, interviste e, perché no, proporsi per la conduzione, sono ben accetti. Il fine primario è quello di riprendere, il più velocemente possibile, visibilità a livello nazionale. La FGS e il PSI sono la cassaforte delle idee della vera sinistra italiana. L’unico limite è la comunicazione e diffusione dei principi che dal 1892 spingono uomini e donne a battersi per ideali di sinistra e, soprattutto, socialisti. Con maggiore vigore e stimolo giovanile è possibile proseguire il sogno socialista: un mondo libero e dove regna la giustizia sociale. Il riferimento, scontato, è quello del più amato presidente della Repubblica italiana, e a giudizio della scrivente, il più grande statista che l’Italia abbia mai conosciuto: Sandro Pertini.

Nella puntata di domenica il compagno Pedrelli ha chiarito ed esposto le posizioni dei due contendenti alla segreteria nazionale FGS: il siciliano Roberto Sajeva e il salernitano Silvano Del Duca. Si è poi trasmesso il messaggio della segretaria uscente, compagna Claudia Bastianelli, la quale augura al futuro segretario FGS di poter portare alta la bandiera della più antica organizzazione politica giovanile italiana. Con l’augurio di poter sanare diatribe interne e di perorare le cause per le quali ogni giorno i militanti si battono, Claudia Bastianelli ha ringraziato tutti coloro che l’hanno sostenuta e aiutata in questi anni da segretaria nazionale FGS.

Il conduttore, tra canzoni rock e pezzi di musica classica, ha ricordato l’impegno del PSI per la campagna contro il femminicidio: “Ti amo da morire”. Il progetto è nato in Molise nell’estate 2013 ed è stato presentato e sponsorizzato alla festa nazionale del PSI, tenutasi a Marina di Massa dall’11 al 14 settembre. I promotori sono il compagno Serenella e Pasqualino De Mattia, senza nulla togliere agl’altri organizzatori. L’obiettivo di questa campagna è di portare maggiore attenzione a questa piaga sociale e di incitare la politica a prendere provvedimenti seri, coraggiosi e mirati per istituire il reato di femminicidio o uxoricidio. Sulla terminologia più consona ci affidiamo all’esperienza e competenza degli addetti ai lavori.

La FGS e il PSI sono in fermento per preparare numerose battaglia da portare nelle piazze italiane, sempre e solamente per uno scopo: migliorare la vita dei cittadini. Perciò se i vari compagni e compagne dispersi per la penisola sono disposti e volenterosi per prendere parte a questo progetto/realtà, RadioEretika, non hanno che da contattare Enrico Maria Pedrelli. Un buon modo per riprendere, seppur lentamente, visibilità è quello che ogni socialista italiano condividesse almeno un articolo al giorno del nostro giornale, Avanti!online, sui social network. In fondo basta un semplice click del mouse. Nel nostro piccolo possiamo ancora fare grandi cose. Avanti!!

Man. Fra.

Teatro di Roma: non solo
tutti Muti e Sordi,
ma anche ciechi

Muti-Opera-culturaL’attuale panorama nazionale in materia di cultura continua a versare sempre di più in una situazione drammatica, tanto che i maggiori talenti italiani emigrano all’estero in vista di migliori produzioni e cachet. Tra gli ultimi a lasciare il bel paese proprio il Maestro Riccardo Muti, di cui sembra ormai certo l’addio al Teatro dell’Opera di Roma. In sé e per sé risulta un fatto non tanto inusuale quanto inaspettato, fatto sta che l’Italia perde uno dei suoi più grandi direttori d’orchestra nel panorama globale. A motivare la sua scelta certamente la situazione economica del teatro della Capitale che non versa in buone condizioni, anzi. Continua a leggere

Serie A, la Samp vince
il derby di Genova

SampMentre Roma e Juventus continuano il loro campionato a parte, battendo rispettivamente Verona e Atalanta e arrivando entrambe a punteggio pieno allo scontro diretto in programma domenica, sorprendono alle loro spalle Udinese e Sampdoria. I friulani di Stramaccioni superano il Parma e si confermano al terzo posto, mentre i blucerchiati vincono il primo derby stagionale, per la gioia di tutti i tifosi e del presidente Massimo Ferrero, nuovo personaggio spettacolare del nostro calcio.

TOTTI DAY – Roma e Juventus hanno anticipato al sabato per gli impegni di Champions. All’Olimpico, in quella che è stata una vera e propria festa per i 38 anni di Francesco Totti, i giallorossi hanno superato 2-0 l’Hellas Verona grazie alle reti di Florenzi e Destro. La sera è toccato alla Juventus che, trascinata da un super Tevez (doppietta), ha espugnato l’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, campo dell’Atalanta per 3-0. Nel finale primo gol italiano per lo spagnolo Morata, arrivato in estate dal Real Madrid. Crolla l’Inter, che subisce un netto 4-1 casalingo dal Cagliari, fino ad allora ultimo in classifica. Gol di Sau per i sardi e pareggio nerazzurro firmato Osvaldo, prima della tripletta di uno scatenato Ekdal. Mazzarri a fine gara si è preso tutte le colpe (“Dovevo fare più turnover, eravamo stanchi”), mentre finalmente si è rivisto il gioco spettacolare di Zeman, allenatore rossoblù, che qualcuno dava già a rischio esonero. Non tiene il passo delle prime nemmeno il Milan di Inzaghi, al secondo pareggio consecutivo. Dopo il 2-2 a Empoli, è arrivato l’1-1 sul campo del Cesena (vantaggio bianconero con Succi, pareggio del difensore Rami). La sensazione è che per lo scudetto sarà una corsa a due.

EUFORIA SAMP – Con le milanesi che stentano, la terza forza del campionato continua a essere l’Udinese. Nel primo posticipo del lunedì, i friulani superano 4-2 in casa il Parma (doppietta di Di Natale, Heurtaux e Thereau per i padroni di casa, Mauri e Cassano su rigore per i ducali), confermando di essere la sorpresa di inizio stagione. I gialloblù, invece, pagano le tante assenze e i troppi errori difensivi. A Genova si giocava il primo derby stagionale e se lo è aggiudicato la Sampdoria per 1-0, grazie a un calcio di punizione finalizzato da Gabbiadini. Genoani furiosi perché il gol vittoria era in fuorigioco, ma questo poco importa al popolo blucerchiato, esploso al triplice fischio dell’arbitro. Su tutti, il neo presidente Massimo Ferrero (che in estate ha prelevato la società dalla famiglia Garrone). Sarà perché viene dal mondo del cinema, ma ogni volta che finisce davanti alle telecamere, Ferrero compie un vero e proprio show tra gesti, battute ed entusiasmo.

RIECCO NAPOLI E LAZIO – Sussulti esterni di Napoli e Lazio, che cercano di allontanare la crisi. Gli azzurri passano 1-0 sul campo del Sassuolo grazie al gol di Callejon. Più sonora la vittoria biancoceleste, che passa 4-0 a Palermo grazie a una tripletta di Djordjevic e alla rete di Parolo. Ora bisogna scalare la classifica. Pareggi 1-1 tra Chievo-Empoli (apre Meggiorini per i veneti, risponde Pucciarelli per gli ospiti) e Torino-Fiorentina (Quagliarella per i granata, Babacar per i viola). Grande attesa, dunque, per il big match di domenica prossima, ore 18, tra Juventus e Roma.

LA CLASSIFICA – Questa la classifica dopo la 5/a giornataù

1. Juventus 15
2. Roma 15
3. Udinese 12
4. Sampdoria 11
5. Inter 8
6. Milan 8
7. Hellas Verona 8
8. Napoli 7
9. Lazio 6
10. Fiorentina 6
11. Genoa 5
12. Torino 5
13. Cesena 5
14. Cagliari 4
15. Chievo 4
16. Atalanta 4
17. Empoli 3
18. Parma 3
19. Palermo 3
20. Sassuolo 3

Francesco Carci