lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ancora due parole (affettuose) sui nostalgici e sui dogmatici…
Pubblicato il 22-09-2014


Sono soddisfatto delle riflessioni, anche critiche, che si sono sviluppate sul mio ultimo editoriale, a cui ho dato volutamente anche accenti provocatori. Devo molte risposte, molti chiarimenti. Sono davvero ancor più convinto, però, che alcuni interventi si possano tranquillamente, e senza offendere nessuno, qualificare come nostalgici e altri come dogmatici. Dunque io ho dato qualche suono di tromba e loro sono usciti fieramente allo scoperto. Così ritorno ai concetti fondamentali che a mio giudizio dovrebbero ispirare la nostra comunità politica. Che deve restare aperta, sia ben chiaro, anche ai nostalgici e ai dogmatici, ma non diventare mai né nostalgica, pena il venir meno di una funzione politica, né dogmatica, pena l’annullamento della propria identità.

Dico la mia sul rapporto col passato. Anch’io sono rimasto vittima incolpevole sotto le macerie del Psi e in questi vent’anni ho partecipato a molti tentativi di rianimarlo. Ho anche avuto la soddisfazione di rientrare in Parlamento con lo stesso simbolo col quale ne ero uscito, unico caso in Italia. E di tornare ad assumere ruoli istituzionali, che pensavo chiusi per sempre. Tuttavia in questi vent’anni anch’io non sono riuscito a dare un contributo attivo e definitivo alla ricostituzione del Psi. Noi abbiamo creato diverse organizzazioni socialiste, non il Psi. Le abbiamo collocate a sinistra, “perché i socialisti non possono che stare a sinistra”, a destra, “perché i socialisti non possono stare coi loro aguzzini”, in autonomia “perché i socialisti non possono allearsi né con la destra, né con questa sinistra”. Tutti uniti o tutti divisi, ma ogni volta come se fosse quella buona. Bisognerà pure arrivare a capire che in questi vent’anni non sono rinati il Pci, la Dc, il Psdi, il Pri, il Pli. E che anche il Psi non poteva rinascere così come lo avevamo conosciuto.

Questo per me è l’essere nostalgici. Desiderare cioè una cosa impossibile, frustrarsi perché questo desiderio non si realizza. Polemizzare, dividersi, angosciarsi perché il passato non ritorna. Altra cosa è il giudizio sui gruppi dirigenti che può benissimo restare critico, perché si dovrebbe far meglio e di più. Oppure assumere un diverso orientamento (alle elezioni politiche io, ad esempio, avrei presentato la lista). Altra cosa ancora è giudicare finita la nostra funzione di organizzazione socialista. Anche se non possiamo costruire il vecchio Psi, noi possiamo ancora essere utili. Se però abbiamo idee chiare in testa. E qui si entra nel secondo girone. Nella schiera dei dogmatici.

Paradossalmente i dogmatici non sono nostalgici del passato, almeno di quello degli anni ottanta, non sognano Craxi e Martelli. Ma vorrebbero riportare il Psi molto più indietro, magari ai tempi di De Martino che poi finì eletto dal Pci. O addirittura ai tempi di Basso, di Vecchietti. Sono coloro che non hanno acquisito il riformismo degli anni ottanta come un valore, la conferenza di Rimini, ad esempio, o il decreto di San Valentino sulla scala mobile che mi ricorda molto, anche per gli schieramenti in campo, l’attuale epica battaglia sull’articolo 18. Non hanno recepito il valore del liberalismo, quel socialismo liberale che noi promuovemmo con il nostro Lib Lab. Non c’è niente in loro che ritorni agli ideali di quegli anni.

Per questo i dogmatici non sono nostalgici del vecchio Psi, ma del Psi stravecchio. Ho letto che qualcuno scambia ancora il socialismo con la lotta di classe. Di quale classe, ormai non è chiaro. Che esalta una sorta di socialismo di stampo quasi collettivista. Siamo alla confusione più alta. Il nostro socialismo riformista e liberale è quello di Blair, ma se Blair non piace, almeno di Schroeder, che è il padre di Agenda 2010, il famoso piano Hartz, il cosiddetto modello tedesco che pare spaventi la Cgil. Si vorrebbe un Psi collocato alla sinistra del Pd. Sulle posizioni di Sel, che peraltro ormai rischia di estinguersi da sola, dopo la scissione. Fuori dal socialismo europeo, dunque. Vorrei chiedere ai miei critici spietati in quanti hanno preferito votare Tsipras, cioè un esponente della sinistra estrema, piuttosto che i candidati nella lista del Pd, partito del socialismo europeo. Si dicono socialisti e preferiscono votare candidati non socialisti. Che coerenza….

Ma se dico un cosa vera, sai te che reazioni. Credo che se una parte, sia pur minoritaria della nostra organizzazione, assume posizioni del genere lo può fare legittimamente (non è lecito votare però per candidati di altri partiti anziché per quelli del partito in cui si milita). E scrivere queste idee anche sull’Avanti, che non ha mai censurato nessuno, almeno da quando io lo dirigo. Però non può pretendere che diventino le idee di tutti, né scomunicare chi non la pensa così. Chi scomunica non appartiene alla nostra storia. I nostalgici siano più duri coi dogmatici. Perché questi ultimi sono in realtà i loro più strenui avversari. Brodolini era un traditore per la sinistra perché collaborava al governo con la Dc. E lo statuto dei lavoratori non fu votato dal Pci, ma dalla Dc. Nessuno lo ricorda. Dopo Brodolini i socialisti hanno ospitato Marco Biagi, lo ricordo nella Fgsi bolognese, che ha parlato di piano dei lavori, Pietro Ichino, da cui abbiamo appreso il modello danese, la Uil che oggi afferma la propria disponibilità alla revisione. Tutto si puo rivedere per un laico. Non esistono norme intoccabili. Non esistono Bibbie. Per questo credo che il diritto dei lavoratori debba oggi fare un passo avanti. Essere più inclusivo, equo, di stampo europeo. In verità i dogmatici non sono affatto amici dei disoccupati, dei giovani e dei lavoratori. Difendono un simbolo, non un principio. Non un diritto. Un dogma, appunto.

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Commenti all'articolo
  1. Saremo anche minoritari e dogmatici ma il fallimento di questa dirigenza è nei fatti, anzi nelle urne. Poi, sulla difesa dei diritti dei lavoratori, mi rifiuto di prendere lezioni dai liberisti. Articolo 18 per tutti!

  2. Ma i gruppi dirigenti li scelgono i congressi. Ne abbiamo fatto uno a dicembre. Mica ne possiamo fare uno al giorno. E le minoranza devono pure farsene una ragione della volontà degli iscritti. O pensano che i congressi siano truccati. Per la verità non l’ha mai sostenuto nessuno.

  3. Caro Direttore io ho aderito alla Costituente e sono contento. Qui le idee stanno venendo fuori dall’Avanti non a caso: Agenda 2010, Mitbestimmung, Emigrazione, regolamentazione professioni precarie, linea Riformista. Cambio Generazionale.
    Poi l’identità.
    L’Identità è il collante, la motivazione, la forza e la passione che muove il partito. Senza identità e passione, chi fa muovere un partito piccolo come il PSI?

  4. Caro Direttore concordo su tutto però io il PD non lo voterò mai, non sono nostalgico ma sono rimasto a quando Intini diceva che ci vogliono rubare i documenti. I fatti stanno dimostrando non solo l’intenzione ma oramai anche il reato.

  5. Caro Mauro
    E’ pur vero che non si può fare un congresso al mese , ma una direzione o una segreteria ?Si, ogni 3 mesi un consiglio nazionale? Forse , di certo tutte le volte che la situazione politica lo esige , trutto tranquillo in questo momento ??? Non credo proprio., a quando un consiglio nazionale ?
    Al congresso di Venezia abbiamo deciso che la discriminante tra noi e il Pd era una chiara scelta verso il Pse del Pd , è questo avvenuto? No e non prendiamoci per i fondelli , il Pse per inglobare organicamente il Pd è diventato – Pse Socialisti e Democratici , noi restiamo i socialisti loro i Democratici è poi chiaro che il Pse le relazioni per l’Italia le ha con il partito alleato che ha eletti nel Parlamento Europeo .
    Questo ci può anche stare ma la discriminante vera è sta facendo il socialista Renzi e il suo Pd anche tenedo conto della varie mediazioni che deve fare con i suoi alleati di governo ?? Per quel che a me consta è il caso di stendere un velo pietoso.
    Quì caro Mauro non è il caso di dogmatici o nostalgici ,( circa poi ai frustrati ti ho già risposto di persona a Carrara)per me il proplema è che solo questa nostra piccola forza per ciò che può esprimere, se crede nel suo ruolo, può essere ispirartore di una politica che io definisco socialista, che può fare uscire l’Italia da questo pantano , il problema è confrontiamoci tra noi e quel 50% di corpo elettorale che non va più a votare o si prende la briga di andare ai seggi e votere bianca, questo è l’elettorato che noi possiamo rappresentare e che forse rappresenta l’Italia migliore. certo bisogna lavorare e forse abbiamo disimparato il lavoro politico nella gente.
    Di sicuro però è venuto anche il momento di chiudere con la cosidetta diaspora, questa la stiamo masochisticamente tenendo in vita noi solo 20/25.000 iscritti al Psi e non tutti militanti poi una marea di circoli , associazioni e gruppi vari che pensano di essere i depositari del vero socialismo , se tutte queste energie tese solo a coltivare il proprio orticello, fossero spese nel partito e per il partito forse saremmo in una situazione migliore.
    Sarò un pò stalinista ma per me ci sono i socialisti e sono iscritti al Psi , poi isimpatizzanti Psie gli elettori Psi , e il solo motivo per cui vi sia u n Psi è che partecipi visibilmente ai confronti elettorali, gli altri sono persone con un passato socialista ma non sono più socialisti. , se costoro vogliono ancora un pò di bene al vecchio partito la smettano di alimentare confusione.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    Consigliere Nazionale off.molinari@libero.it

  6. Hai ragione, direttore, la lotta di classe presuppone una classe. Ora i lavoratori non sono niente; aspettiamo soltanto che rimettano i bambini sotto i telai come nell’ottocento. dopo tornerà la lotta di classe.

  7. Quando, l’anno scorso, decisi di prendere di nuovo la tessera del PSI, dopo avervi rinunciato per quasi vent’anni, lo feci per contribuire, dall’interno del PSI, all’evoluzione della sinistra italiana in senso socialdemocratico in un sistema bipolare. Sono soddisfatto delle posizioni della segreteria e del patto federativo col Partito Democratico di Renzi. Le motivazioni della mia appartenenza al PSI sono la laicità, lo spirito libertario, la fiducia in un futuro di scienza e conoscenza che porteranno il genere umano ad avventurarsi nell’universo. L’adesione dei Senatori a vita Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo al gruppo socialista ha corroborato questa mia decisione e mi sento al posto giusto. D’accordo con Mauro praticamente in tutto però, se alle europee il PSI avesse presentato una propria lista, io non lo avrei votato. Mi piacerebbe che il PSI fosse più deciso sulle politiche industriali, sull’innovazione tecnologia, sulle infrastrutture. Sui fatti che possono realmente creare lavoro. Per esempio sul ponte di Messina, che può garantire l’alta velocità ferroviaria merci e la valorizzazione dei porti container della Sicilia, catturando quel traffico che oggi va direttamente a Rotterdam a costi elevatissimi, io mi aspetterei una battaglia dei socialisti. Il vice Ministro Nencini ha già detto che ci sta però ci vuole più decisione anche se ci sarà una minoranza contraria. Bettino Craxi lo voleva, e qui divento orgogliosamente nostalgico! In somma: la miglior salvaguardia dei diritti dei lavoratori è creare lavoro. E non si crea facendo delle manifestazioni ma aprendo dei cantieri.

  8. L’articolo mi piace a parlar chiaro si va. Non so in quale categoria sono stato inserito se in quella dei nostalgici o dei dogmatici, so soltanto che va tutto rimesso in discussione e dare una piattaforma politica per il futuro possibilmente basata sulle conoscenze: culturali, scientifiche e tecnologiche dell’oggi. Ma come tutti sanno il futuro si costruisce con una conoscenza approfondita del passato e della propria storia e delle storie di ciscuno. Perciò nel mio panteon ci sono tutti e in primis Pertini, Nenni, Turati e tutti i socialisti che ci hanno insegnato che la parola Socialista significa difesa dei più deboli e non prevaricazione di qualcuno su qualcun’altro. Oggi, invece, secondo una concezione definita moderna si vuol tornare indietro alla prima rivoluzione industriale dove intere masse di lavoratori erano legati alle macchine utensili dall’alba al tramonto. Ti invito a leggere l’immaginazione economica di Silvia Nasar e il Capitalismo del XXI secolo di Thomas Piketty e lo Stato innovatore di Mariana Mazzucato, forse tutti insieme avremo la possibilità di stendere una piattaforma politica e riusciremo a dimostrare che Renzi e Berlusconi stanno portando alla rovina questo paese e soltanto il coraggio di molti che si ribelleranno a questa palude ne potremo uscire in tempi brevi. Per quanto riguarda i socialisti che votano quelli non indicati dal partito vanno “puniti” tin faccio presente che se alle prossime elezioni non troverò il simbolo del partito ritengo di avere tutto il diritto di votare chi mi pare. Come sempre cordiali saluti. Compagno LP.

  9. Il fatto che un militante del PSI sia ancora innamorato della lotta di classe, mi fa venire in mente un vecchio compagno di Reggio Emilia che si fece vivo dopo trent’anni. Convinto ancora del marxismo-leninismo… Ma costui non ha vissuto gli anni settanta, ottanta e primi novanta del PSI? A quale PSI si riferisce? Nemmeno Turati e Prampolini, per non parlare di Bissolati, la propagandavano con convinzione, per non dire di Bissolati….

  10. Caro direttore , io non sono ne nostalgico tanto meno dogmatico. ho scelto il PSI quando avevo 15-16 anni, in quei primi anni settanta andavano di moda ben altri partiti e movimenti. Scelsi il PSI perché ero contro ogni idea/ forma di violenza, dittatura, sopraffazioni, emarginazione. Sono diventato socialista perché credo che la giustizia sociale, l’emancipazione, le pari opportunità, i diritti i meriti e i bisogni , i diritti civili, non si ottengono rovesciando macchine o Stati, rompendo vetrine o teste. Credo nelle leggi che regolano il vivere quotidiano dove non regni la legge del più forte. Lo Statuto dei lavoratori, non a caso fortemente voluto dai socialisti, abbia svolto un ruolo determinate, fondamentale per regolare i rapporti tra soggetti diversi all’interno del mondo del lavoro. Ha svolto un compito anche di emancipazione, educazione direi di maturità tra datori di lavoro e lavoratori. Il mondo è cambiato ed anche le regole possono cambiare. Ma mi chiedo perché cambiare proprio l’Articolo 18, quali colpe si imputa ad esso a tal punto che sembra il male assoluto. Tutti noi sappiamo che cosi non è stato per 40 anni, né in periodi di crisi ne di crescita economica. Ho sempre avuto una visione laica su tutto, ma nessuno è riuscito con argomentazioni logiche. che dare la possibilità ai datori di lavoro, ma soprattutto ai loro subordinati, di licenziare senza un motivo valido, appunto giusta causa , sia motivo di innovazione, emancipazione ,al passo con i tempi. ecc.. Mi creda , caro direttore non c’è nulla di nuovo e nulla di riformismo nel volere dare la possibilità di puntare una pistola alla tempia di un uomo che ha la sola colpa di essere persona che per vivere ha bisogno di lavorare. Mi perdoni se mi considero per questo ancora semplicemente socialista

  11. Un po’ di dogmatismo forse non guasta, a condizione che non vada a soverchiare il pragmatismo, il quale deve essere la bussola che può guidarci in un metaforico mare sottoposto ormai a tutti i venti e marosi (globalizzazione, delocalizzazioni, conflitti, problemi energetici, emigrazioni, multiculturalismo…).

    Una piccola dose di dogmatismo, ossia il voler marcare le proprie specificità, può essere a sua volta la bandiera che fa riconoscere le varie forze politiche in un sistema che tende all’omologazione (vuoi per conformismo vuoi anche, talora, per inesperienza o comprensibile incapacità ad assumere precise posizioni di fronte a tematiche molto difficili e complesse) e ciò fa inevitabilmente venir meno i punti di riferimento.

    Del resto si può essere un poco dogmatici senza per questo divenire settari e integralisti, ma semplicemente professando e ribadendo con fermezza, ma senza fanatismi, un’idea o una convinzione, vedi quella del riformismo e gradualismo, che per i socialisti è stata una costante, differentemente da molti altri.

    Per venire al pratico, se il controverso problema dell’art. 18 fosse stato affrontato nel 2001-2002, quando il Governo dell’epoca pose la questione, si potevano probabilmente evitare tutte le attuali tensioni perché vi sarebbe stato tempo e modo per trovare le risposte più opportune. Succede invece che, prima, i vari veti e radicalismi bloccano ogni forma di graduale adeguamento in una società che cambia, e poi, improvvisamente, tutto si accelera e prende velocità, perché non se ne può più fare a meno incalzati dagli eventi, ingenerando paure e disorientamento.

    Oggi siamo in una fase emergenziale, ed è questa che inevitabilmente detta il passo, ma dobbiamo sperare che passata l’emergenza, e imparata la lezione, si imbocchi la strada del gradualismo riformista, anche se la politica dovesse restare ancora ad impronta leaderistica (come il presente lascia intendere).

    Paolo B. 22.09.2014

  12. ma perché mi censurate ogni commento? questo mi ricorda i metodi stalinisti altro che moderni, liberali, riformisti ed altre definizioni che servono a rendere ancor più evidente la nostra inutilità ed evanescenza

  13. Rocco Cerulli, ma qui non c’è nessuno che censura. La vuoi smettere? Tanto che il tuo commento viene pubblicato. Se uno non trova il tasto giusto peri inserire un commento ve la prendete con me? Ma almeno chiedete scusa…

  14. Caro direttore le chiedo scusa per aver suscitato in lei un certo disagio per l’accusa di stalinismo per un vedermi pubblicato il mio modesto contributo al dibattito. Ma paradossalmente è lo stesso disagio che provo io nel vedere che chi non la pensa come lei sull’art. 18, viene additato tra i socialisti morandiani e addirittura di Bissolati ed altri filo comunisti. Già che c’era ci poteva mettere il Premio Stalin di Nenni e così chiudevamo il cerchio!, Non mi sembra il modo giusto di ragionare. Anche perché altrimenti mi costringi a ricordare che non 70 o 100 anni fa, ma appena 2 anni il PSI di Riccardo Nencini nelle primarie tra Bersani e Renzi, appoggiò quel “comunista” di Bersani contro Il Renzi (…perché lui Renzi lo conosceva bene…). Ora ditemi di grazia Perché Bersani è “tornato” comunista e Renzi è addirittura diventato “socialsita”. Solo perché 2 mesi prima delle elezioni Europee ha riportato nel PSE il suo PD ? e cos’altro poteva strategicamente fare se non quello? altrimenti ora invece di avere Lady Pesc, avrebbe avuto solo Caccia e Pesc..e! Vogliamo scherzare? Un altro “film” che gira in questi giorni è la similitudine tra il Craxi del decreto di San Valentino e il rottamatore dello Statuto dei Lavoratori. Ma come si fa a mistificare una politica economica che taglieggiava il potere d’acquisto dei salari, grazie al perverso meccanismo scala mobile- aumento dei prezzi che aveva portato l’inflazione tra il 15 e il 20 %, e quindi andava giustamente stroncato (cosa che avvenne). Mistificare questo con una politica di deregulation contrattuale e normativa, che proprio i Socialisti di allora ( tutti filo comunisti, Brodolini, Giugni, ecc) avevano creato a tutela non dei privilegi ma contro gli abusi e sopprusi , dando una moderna ad attualissima legislazione al nostro Paese, Caro Direttore se crede che rincorrere la destra liberista è un segno di modernità, io (come direbbe Pertini) non mi adeguo!

  15. Grazie al Direttore che ha messo il bastone(art18) nel vespaio, che sono usciti anche i vesponi anziani, e non solo quelli, e se tutto questo casino sul 18 fosse l’elemento dirimente per andare ad elezioni anticipate????????? e noi quì a cavillare rotolarsi in mille congetture, comunque grazie di esistere a tutti.

  16. Io non sono nostalgico, nè dogmatico. Sono entrato nel PSI nel 1956, guidato da mio padre e, soprattutto, da un illuminato e indimenticabile Pietro Nenni, che, guarda caso è stato l’intuitore dello Statuto dei Lavoratori. Difendo quindi una grande conquista Socalista e Riformista. Qualcuno è convinto che con l’eliminazione dell’art.18 l’Italia avrà più lavoro, più crescita e sviluppo?. Non scherziamo l’art.18 è stato modificato dal Governo Monti, con i voti del PD e di Berlusconi per renderlo simile alla Germania. Diciamo basta, almeno come Socialisti, di prendersela con i più deboli e il Sindacato, che non fa le Leggi. Se abbiamo una dignità il PSI deve dire chiaro e tondo NO alla eliminazione dell’art.18 che si applica SOLO ai licenziamenti arbitrari e discriminatori e all’art.13 sul demansionamento. Se qualche dirigente pensa che bisogna “comunque” sottostare alle decisioni di Renzi, sappia che perderà anche quei pochi Socialisti rimasti.

  17. IL RIFORMISTA DOGMATICO | Non sono solito condividere le posizioni di Mauro del Bue, che in genere reputo intrise di opportunismo di partito e sottocultura socialista.
    Il mio giudizio non è cambiato, anzi per giunta gli ultimi editoriali apparsi sull’ Avanti! online raggiungono un livello talmente fastidioso di mistificazione della realtà politica per cui sono costretto a prestar loro maggiore attenzione del dovuto e a contestarne alcuni passaggi – a dir poco – imbarazzanti per l’autore.
    Al di là dell’insula catalogazione fra “nostalgici” e “dogmatici” – di cui Del Bue si fa portatore per indicare, già nel solco del socialismo, qualsiasi forma di opposizione politica alle tesi del renzismo, dell’anti-sindacalismo e delle larghe intese, è bene evidenziare alcune uscite infelici:

    «Il nostro socialismo riformista e liberale è quello di Tony Blair».
    Chi mi conosce, non ha alcun dubbio sul fatto che il sottoscritto sia – e continui ad essere – un estimatore dell’epoca lib-lab, tuttavia il punto è un altro.
    Asserire che il nostro modello di Socialismo Liberale sia quello del New Labour significa anzitutto far risalire le fondamenta riformiste del socialismo italiano a soli vent’anni fa, mentre – come dichiara il direttore – qualsiasi vocazione identitaria risalente a prima dell’arrivo di Craxi sarebbe banalmente additabile come “dogmatica”, ossia priva di quello slancio culturale che è alla base delle riforme socio-economiche.
    Ebbene, mi preme ricordare che i padri del Socialismo Liberale a cui ci dovremmo ispirare non solo Blair e Schroeder, bensì già si manifestano molto indietro nel tempo e si collocano nella tradizione del socialismo italiano.
    Pertanto menziono Salvemini, i fratelli Rosselli, Calogero, Capitini, Fortuna e persino Lombardi, i quali accolsero nella giusta misura il valore del liberalismo, vale a dire nella sua dimensione politica e recependo l’importanza del ruolo attivo dell’individuo nei confronti della pubblica autorità. In questo modo la teoria democratica del socialismo si compiva poiché si accingeva a proteggere l’individuo non solo dagli effetti perversi del capitalismo sulla condizione del lavoratore, ma persino dalle derive oligarchiche e totalitarie del primo Novecento, in gran parte dovute al collasso dello Stato borghese.
    Dunque è la rivalutazione del liberalismo nell’ottica e nella prospettiva del fine socialista sulla liberazione individuale e la trasformazione del modello economico che diviene il fulcro della cultura liberalsocialista.
    Non vi è una confluenza nelle istanze del capitalismo, bensì viene mossa una dura critica a questo affinché le riforme servano a superarlo.
    In tal senso, la “lotta di classe” – da miliziana e rivoluzionaria – viene istituzionalizzata e inserita nel gioco democratico. Ecco che allora i Socialisti finalmente si fanno carico di portare in parlamento le rivendicazioni della fabbrica.
    Ciononostante non vi sarà mai la negazione della “questione sociale”, tutt’altro…
    Chi finora ha pensato e sostenuto il contrario, evidentemente non ha mai compreso fino in fondo la lezione e il contributo del socialismo lungo il corso della storia democratica. Per giunta fa una certa impressione veder giudicare una parte così essenziale del nostro cammino come dogmatica, velleitaria e magari pure contraria al progresso.

    In secondo luogo, devo sottolineare un altro epico passaggio in fatto di bizzarria del caro direttore ex-berlusconiano:
    «Si vorrebbe un Psi collocato alla sinistra del Pd. Sulle posizioni di Sel, che peraltro ormai rischia di estinguersi da sola, dopo la scissione. Fuori dal socialismo europeo, dunque. Vorrei chiedere ai miei critici spietati in quanti hanno preferito votare Tsipras, cioè un esponente della sinistra estrema, piuttosto che i candidati nella lista del Pd, partito del socialismo europeo.»
    È curioso constatare come sia automatico il giudizio secondo cui qualsiasi espressione a sinistra di Renzi sia di fatto estremista e – senza non sollevare poche polemiche – accostabile alla linea di Tsipras, anziché all’azione politica dei leader socialisti europei: dai diritti civili alle riforme economiche, per intenderci.
    Evidentemente il posizionamento che sarebbe spettato al PSI è quello della sinistra, in particolare a sinistra del PD ovvero nel campo del riformismo, mentre in tutti questi anni abbiamo un partito socialista fin troppo schiacciato sul moderatismo e sul dialogo con i settori catto-centristi al posto di promuovere la sinergia con le culture liberali, laiche, ambientaliste e persino affini alla sinistra plurale. Da qui scaturisce l’equivoco di un PD ritenuto riformista e di sinistra, quando al contrario la timidezza sui diritti e la recente riforma del lavoro fanno presagire l’esatto contrario, in un inebriante lode al “nazarenesimo” economico di cui la maggioranza socialista è succube.
    Di conseguenza risanamento diventa sinonimo di progresso. Redistribuzione, regolamentazione, concertazione e programmazione sarebbero dunque sinonimi di estremismo tipico della peggior sinistra extraparlamentare. Sic!

    Allora, compagne e compagni, ben venga il dibattito, ma per piacere evitiamo di spacciare per dogmatico chi non ha voluto intraprendere la via dello snaturamento e della conversazione a valori che mai sono appartenuti alla nostra storia, visto e considerato che è secolare e non ventennale, malgrado le esternazioni poco ragionate di Del Bue.

    – DmRm –

  18. Gentile Direttore, sostenere che l’impronta socialista possa essere “dogmatica”, la vedo davvero dura. (Dogma, credere incodizionatamente), ma anche cosi fosse, potrei assumere l’idea che possa essere equamente distribuile lo stesso principio al plurale ” dogmi”. E’ evidente che ognuna delle parti, in questo conflitto “dogmatico”, risultera’ fiero vincitore assoluto.Il PSI,come io lo conosco e riconosco di dogmatico ha ben poco, forse, per questo riveste un piccolo spazio politico e molte scissioni. Certo nnon rivesto l’importante ruolo di essere il Direttore dell’Avanti, non so se saro’ considerabile comeun nostalgico, ma nel guardare al futuro, a me, piace ogni tanto girare la testa all’indietro, fosse per non altro per capire se la strada intrapresa sia ancora quella giusta. Con stima.

  19. Vorrei rispondere con qualche riga al suo editoriale dal titolo “Ancora due parole (affettuose) sui nostalgici e sui dogmatici…”. Senza troppi giri di parole mi posizionerò autonomamente tra i nostalgici. Come diceva lei, non i nostalgici di Craxi, non di De Martino, neanche del vecchio Basso. La mia nostalgia, ha radici ancora più profonde ed arriva a rimpiangere la primigenie del partito. A chi mi riferisco? A Turati e con lui non posso escludere la Kuliscioff.

    Sicuramente ci si può domandare il perché ed il mio personale perché ha alla base due concetti: il riformismo e il programma.
    Partiamo dal riformismo. Il Psi è stato il primo partito di massa, il primo che abbia avvicinato la massa di proletari alle istituzioni, a quel Parlamento di notabili che concepiva la vita politica come l’attività di pochi noti. Il Psi è stato il primo partito ostracizzato dalle istituzioni, ma che non ha mai rinunciato a farne parte. Come dichiarava il suo amore (quasi mai corrisposto) verso il Parlamento? Con il riformismo. Turati pensava che l’uso della violenza per prendere il potere non avrebbe prodotto di conseguenza la rivoluzione socialista. La sua posizione fu ancora più chiara all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre in Russia. La rivoluzione socialista non poteva essere frutto di una rottura traumatica, bensì un divenire graduale mediante riforme progressive. Ogni riforma, a cominciare dal tetto massimo delle 8 ore lavorative, doveva favorire l’emancipazione dell’uomo e il suo conseguente avvicinamento alla vita politica e alla democrazia. Le riforme avrebbero portato ad un regime sempre più democratico, la democrazia ci avrebbe condotti di conseguenza al socialismo. L’obiettivo quindi per Turati era portare la democrazia a colpi di riforme, come mattoncini posti l’uno sopra l’altro avrebbero costruito il grande edificio della democrazia italiana.

    Tuttavia le riforme non possono diventare tasselli di un progetto più ampio se non hanno alla base un programma che le modelli e le collochi nelle loro rispettive nicchie. Qui si arriva al secondo punto, perché quel preistorico Turati un programma ce lo aveva sempre. La maggior parte delle volte non riuscì ad attuarlo, ma lui almeno saliva a Montecitorio con un’idea compiuta in mano. Non fu l’unico a sostenere la necessità di un programma. Allora era una pratica diffusa e anche quando la Dc aprì al centro sinistra, il primo schieramento bianco e rosso fu appunto solo (per modo di dire) programmatico! Quel centro sinistra programmatico riuscì a mettere d’accordo anche il Pci, a nazionalizzare l’energia elettrica e a fare una riforma sulla scuola.

    Detto ciò riprendo da dove sono partita. Sono nostalgica. Un’irrimediabile nostalgica e non tanto di Turati, ma della sua volontà di muovere verso la democrazia con i piccoli passi delle riforme. Sono nostalgica della sapienza cesellatura di queste riforme, tutte facenti parte di un programma. Lo sono ancor di più oggi, sentendo le dichiarazioni su fantomatiche riforme che non sono ancora sulla carta. Riforme concepite dopo il voto, dopo essersi insediati al governo. Perché oggi i programmi, si sceglie il governo a scatola chiusa, ascoltando qualche chiacchiera di salotto in tv, o lo slagan su youtube. Ma se non esistono i programmi come fanno ad esistere le riforme? E se quest’ultime esistessero, come possono queste riforme creare un progetto organico per la crescita sia democratica che economica del Paese?

    Concludo facendo le mie ultime due osservazioni. Lei ricordava come non fossero rinati il Pci, la Dc, il Psdi, il Pri, il Pli. Ha ragione. Ma come disse il filosofo Bernardo di Chartres, “siamo nani sulle spalle di giganti”. Se esiste o esisterà un Psi non potrà tagliare i ponti con la sua storia, perché allora non sarà la rifondazione del Partito socialista italiano, ma di un altro partito che del Psi non dovrà prendere né il nome di partito, né quello del suo vecchio giornale. Inoltre le ricordo che il Partito socialista italiano, prima di adottare questo nome, fu chiamato dalla sua fondazione nel 1892, fino al 1894 Partito dei lavoratori italiani. Perciò se come ben dice la lotta di classe ha cessato di esistere, non per questo ha fatto la stessa fine la classe di riferimento, che non sono più i vecchi proletari, ma i nuovi lavoratori (e gli aspiranti tali).

    Il Psi può ritornare in campo, può rivestire il ruolo di una moderna socialdemocrazia di respiro internazionale. Può scavalcare il PD, a sinistra o a destra non ha troppa importanza, e mettersi a fianco del Pse. Può trovare la sua fetta di elettorato. Può accaparrarsi i voti di chi è stufo di una sinistra che aspira ad andare a destra e che rimane ferma nei suoi patti di palazzo. Può sfruttare l’effetto sorpresa e collocarsi alla sinistra del Pd e alla destra di quel che rimane di Sel, ma soprattutto a fianco del Pse.
    Cordiali saluti
    Una studentessa e quasi giornalista
    Diana Romersi

  20. L’articolo mi piace a parlar chiaro si va. Non so in quale categoria sono stato inserito se in quella dei nostalgici o dei dogmatici, so soltanto che va tutto rimesso in discussione e dare una piattaforma politica per il futuro possibilmente basata sulle conoscenze: culturali, scientifiche e tecnologiche dell’oggi. Ma come tutti sanno il futuro si costruisce con una conoscenza approfondita del passato, della propria storia e delle storie di ciascuno. Perciò nel mio panteon ci sono tutti e in primis: Pertini, Nenni, Turati e tutti i socialisti che ci hanno insegnato che la parola Socialista significa difesa dei più deboli e non prevaricazione di qualcuno su qualcun’altro. Oggi, invece, secondo una concezione definita moderna si vuol tornare indietro alla prima rivoluzione industriale dove intere masse di lavoratori erano legati alle macchine utensili dall’alba al tramonto. Ti invito a leggere l’immaginazione economica di Silvia Nasar, il Capitalismo del XXI secolo di Thomas Piketty, lo Stato innovatore di Mariana Mazzucato e la società a costo marginale zero di Rifkin. Tutti insieme, forse, avremo la possibilità di stendere una piattaforma politica e riusciremo a dimostrare che Renzi e Berlusconi stanno portando alla rovina questo paese; soltanto con il coraggio di molti che si ribelleranno a questa palude ne potremo uscire in tempi brevi. Per quanto riguarda i socialisti che votano quelli non indicati dal partito vanno “puniti” ti faccio presente che se alle prossime elezioni non troverò il simbolo del partito ritengo di avere tutto il diritto di votare chi mi pare. Come sempre cordiali saluti. Compagno LP.

  21. Caro Mauro,
    scusami, ma nella tua replica stai ancora sui massimi sistemi (sui quali si leggono anche delle belle castronerie, come ad esempio quella di folli sul sole di domenica, per cui renzi sarebbe l’erede di La Malfa: dov’è la politica dei redditi lo sa solo lui…) e non affronti una serie di questioni concrete che dimostrano come questa vicenda dell’art. 18 nasconda davvero altri intendimenti.
    Due per tutte:

    1) in Germania continua ad esserci il diritto al reintegro

    2) il modello danese, secondo i calcoli più prudenziali, costerebbe, in Italia, 15 miliardi.

    Ripeto: di cosa stiamo parlando? a me sembra che stiamo parlando della solita politica dei due tempi. i tagli subito (in cambio di qualche decimale di…. gelato), la politica dei redditi, chissà… Ora, se Renzi fosse sincero e dicesse le cose come stanno, lo capirei. Invece vuole passare per il rifondatore della sinistra e del sindacato, il che, francamente, mi sembra eccessivo Cordialmente GS PS che si stiano riproponendo politiche di classe mi sembra difficilmente contestabile. Certo, sono classi le cui composizioni sono molto più incerte e frastagliate. In ogni caso, il valore progressivo del conflitto sociale è tipico sia della cultura socialista che di quella liberale. E’ invece estraneo a quella cultura organicistica cattolica, corporativa e reazionaria, da cui proviene Renzi

  22. Anch’io sono sempre stato turatiano convinto e quando avevo 17 anni eravamo nel 1968 e non era facile. Quante scomuniche. Ti consiglio di leggere il discorso di Turati al congresso di Roma del 1918, quando era processato dai sinistri per avere rivolto un appello alla difesa in armi dell’Italia dopo Caporetto, quello del congresso di Bologna del 1919 quando venne processato per riformismo, quello di Livorno del 1921, quando i comunisti lo volevano espellere e quello dell’ottobre del 1922 quando venne espulso dal Psi

  23. Se pubblico questa lettera di Demi Romeo che reputo offensiva della mia dignità personale e culturale, è perché la ritengo rappresentativa esattamente del contrario di quello che penso debba essere nel comportamento e nel linguaggio lo stile di un socialista liberale. Riepilogo le accuse: io sarei “intriso di opportunismo e di sottocultura”, sarei estraneo alla lotta di classe, avrei anche svolto un “epico passaggio fatto di bizzarria” e potrei continuare. Ecco, questo modo di “ragionare”, di scomunicare, di denigrare è tipico dell’altra cultura che noi abbiamo sempre contestato, quella comunista, terzinternazionalista. Altro che Lombardi, Capitini, Carlo Rosselli e a magari anche Turati. Ognuno di loro è stato colpito dalle stessa accusa di opportunismo, sottocultura, destrismo che é stata rivolta a me. Potrei citare anche le pagine in cui Togliatti parla di loro con uguale sprezzo. Sono quindi in buona compagnia. Mi mancava quell’ultima accusa e cioè di essere stato berlusconiano. Che importa che io abbia rotto con la Casa delle libertà col Nuovo PSI di cui ero segretario, nonostante la certa riconferma alla Camera. E questo per aderire al tentativo di rimettere in campo una forza socialista. Mi merito anche la rampogna….

  24. posso chiedere ai lettori se ritengono giusto che il direttore dell’Avanti venga offeso e ritenuto “un opportunista”, uno “da sottocultura”, uno che assume posizioni “bizzarre”, che “esterna in modo poco ragionato”. Ma che odore di terzinternazionalismo, di cominformismo, mamma mia. Tutta roba che dicevano di Turati, di Rosselli, di Capitini, di Lombardi (leggesi la scomunica di Morandi a Lombardi su La Squilla di Bologna). Anche berlusconiano, ovvio. Ci mancava fascista.

    • Il fatto è, caro Direttore, che il PSI ha le correnti, non lo sapeva? Le ha sempre avute, pero’ adesso ridotto all’1% le correnti sono poco giustificate, ma ci sono eccome. Il PSI si divide tra massimalisti e riformisti (entrambi si definiscono riformisti in vero, gli uni in senso lombardiano gli altri in senso craxiano). Oltre le due correnti ci sono alcuni identitari che sono affezionati al Garofano, a prescindere dalla collocazione massimalista o riformista nelle scelte concrete.
      A volte se ne parla poco ed il dibattito è scarso perchè – in piu’ – abbiamo il problema della visibilita’.

  25. E no, direttore, è giusto chiedere di non essere offesi, ma chi lo fa, a sua volta, non deve offendere. “Evidentemente non leggono o studiano poco”, “dogmatici”, “nostalgici”… Il rispetto si conquista anche sul campo, lo dice uno che non ti ha mai offeso ma solo contestato nel merito delle tue posizioni politiche.

  26. Ma come si fa a non capire la differenza. Intanto essere giudicati nostalgici e dogmatici non è un’offesa, ma una valutazione politica di carattere generale e non personale. Questo signore dice invece che io sono un opportunista, che ho una sottocultura. Non dice che i riformisti leggono poco, dice che io “sono bizzarro” e che “ragiono poco”. Il mio linguaggio è sempre impersonale, non troverai mai un attacco alla persona, ma solo alle idee. Chi nella contesa politica denigra la persona è perchè non ha evidentemente idee forti.

  27. Aggiungo caro Sergio, io ti ho mai detto che sei un opportunista e che ragioni poco e che sei prodotto di una sottocultura? Se lo avessi fatto avresti ragione.L’ho mai fatto con qualcuno? Dunque mi aspetto anche da te solidarietà. Questo linguaggio non può esistere tra di noi. E’ una roba fuori dal mondo.

  28. Questo avviso vale per tutti i lettori che vogliono commentare, direttore compreso.
    L’unica vera censura che viene effettuata da questa redazione, riguarda parole offensive, termini che non si usano tra persone civili. Non pubblichiamo poi mail che fanno riferimento esplicito a siti commerciali, il cui unico intento è quello di farsi un po’ di pubblicità.
    Ci sono però i filtri antispam che tutti i provider utilizzano e che sono basati su un mix di criteri a punteggio. Da qualche giorno anche il direttore Mauro Del Bue finisce sovente nella cartella spam, da dove lo ripeschiamo per pubblicarlo.
    C’è anche una cartella per i commenti in attesa di moderazione, i cui criteri francamente ci sfuggono.
    In tutti questi casi c’è bisogno però di una valutazione da fare caso per caso per decine di volte al giorno, che nei giorni festivi diviene ancora più laboriosa. Ecco la ragione di alcune ‘attese’ e delle relative lamentazioni.
    Preghiamo dunque i lettori di non nominare la parola censura. Non appartiene alla nostra cultura almeno nei termini in cui taluni la intendono.

  29. Dire che qualcuno legge o studia poco, a mio giudizio, equivale a dire che è ignorante. Anche se non è riferito ad una persona specifica, è sottinteso che ci si riferisce ai compagni che non condividono, ad esempio, le posizioni sull’articolo 18. Ti esprimo la mia solidarietà se hai ricevuto delle offese, ma ti invito a considerare i compagni con opinioni differenti una risorsa per l’intero PSI. Questi compagni non sono ignoranti, semplicemente dissentono. Sandro (non Sergio 😉 )

    • Il problema è che non ci si rende conto che, affiabiando un valore a determinate categorie, si rischia di denigrare non solo una singola persona (a cui non ci si rivolge direttamente), bensì l’intero collettivo.
      Categorie come “dogmatico”, in determinti casi, possono essere fuori luogo, specie se rette su argomentazioni poco solide e su pregiudizi.

  30. I socialisti devono difendere le tutele acquisite dai lavoratori e lottare per estenderle a chi non le ha. L’Italia non ripartirà precarizzando i lavoratori. Non possiamo inseguire la Cina ! Per ripartire l’Italia ha bisogno di: investire in ricerca e sviluppo ed infrastrutture, velocizzare la giustizia, rendere più efficiente la pubblica amministrazione, ridurre le tasse combattendo economia sommersa, evasione fiscale e sprechi pubblici. Se i consensi del PSI sono ridotti al lumicino una ragione ci sarà…?

  31. Tutta la solidarietà al nostro direttore, che ringraziamo di cuore per la disponibilità al dibattito mai venuta meno e che dimostra sempre, al di là delle opinioni, grande passione politica. Un grazie anche a chi sta animando questo interessante confronto di idee, che dimostra, come i socialisti pensano comunque e sempre con la loro testa, anche se siamo l’1%. Ed è bene sia così. Sempre nel rispetto delle persone però e senza scomuniche, che ai socialisti non si addicono !!

  32. Direttore, continua con questo passo, quello che ci stai indicando è l’unica strada da percorrere.
    La posizione dei dogmatici del nostro partito è la presunzione di far passare per l’unica , la loro irreale posizione politica.
    Non danno una mano per far crescere il partito, anzi come dici tu a volte votano per altri partiti e dicendolo si atteggiano a supponenti portatori di verità.

  33. “Ho dato una risposta alla letteraccia di Demi Romeo. Perchè non vine pubblicata? Censurato anch’io…”

    E’ stata pubblicata, tranquillo. Peccato che ti sei limitato a lanciare giudizi di valore sull’autore anziché entrare nel merito della questione, che è tutt’altro che un attacco personale.
    Non sono comunista e non faccio scomuniche, ma mi sia permesso il diritto di replica quando il mio modo di pensare viene ritenuto “dogmatico” senza averne valutato peraltro la spinta critica e propositiva.
    In questo senso, evidentemente il dogmatismo è un problema di qualcun altro.
    Non detengo la verità assoluta, ma non la detieni nemmeno tu quando rilasci patenti. E’ anzitutto una questione di onestà intellettuale, direttore.
    Saluti

  34. Oh ma non c’è niente da fare. Non c’è peggior sordo di chi non vuole capire. Si vuole eliminare il precariato, poi vedremo se è vero, e si continua a parlare di un progetto per precarizzare il lavoro. Ma mi spiegate perché?

  35. Questa è la legge “anti-precariato” , che peraltro il PSI vuole fortunatamente emandare.
    a) elimina il reintegro per ogni causa di licenziamento, anche discriminatorio
    b) aggiunge una tipologia contrattuale in più, non elimina le altre riconducendola a una soltanto
    c) il “contratto di prova” non prevede controprestazione datoriale alcuna in caso di licenziamento o scadenza del contratto, senza peraltro garanzie di inserimento lavorativo
    d) sul versante salariale, continua l’assenza di una legge sul salario minimo applicabile ad ogni tipologia contrattuale
    e) non esistono norme anti-concatenamento
    f) non esiste la proposta per una legge sulla rappresentanza che stimoli a siglare un patto sociale fra impresa e lavoro attraverso il ritorno alla concertazione.

    Ora mi chiedo, con quale coraggio parliate di riformismo?
    Fateste meglio a parlare direttamente di “renzismo”, che è ben altra cosa dal riformismo e da qualsiasi riferimento alla tradizione socialista.

  36. Caro Direttore hai tutta la mia solidarieta’.
    Siamo quattro gatti neanche l’1%…
    E divisi piu’ che sull’ideale Socialista…tra sinistrosi e riformisti…
    ma ci saremo mai?
    Non sarebbe meglio rimanere sui contenuti anziche sulle offese?
    Cari compagni. fraternamente!!!
    Colombo

  37. Buongiorno,
    Per ora gli dico solo che additare i compagni Socialisti dei nostalgici e dogmatici poteva risparmiare questa noiosa polemica. Inoltre se io sono nella lista dei nostalgici perché sono un Craxiano Doc, qualcuno che ha condiviso il Psi di Craxi quegli anni gli ha vissuti sulla luna e da extraterrestre!

  38. Comunque prendo atto che ha cambiato linguaggio. Almeno è un risultato. Io non lancio giudizi ma traggo deduzioni dai giudizi e dalle offese altrui. Mai mi sono permesso di offendere una persona e meno che meno un compagno. Posso chiedere a Romeo, che vedo risiede a Madrid, se è iscritto al Psi, al Psoe o a cos’altro? Mica per censurarlo, ma per pura curiosità

  39. Fra dogmatici e nostalgici, trovo la nostalgia un sentimento non cattivo e persino nobile. Manca un qualcosa che evidentemente si ritiene migliore della realta’. Mi spaventano i dogmatici perche imparata la dottrina non la mollano, nemmeno davanti all’evidenza dei fatti che dimostrano tutta la pochezza politica di ogni tentativo di un socialismo sinistroide (che non vuol dire di sinistra) sia nel bel paese che in europa. Sto con il direttore in questo caso. Da realista pero’ mi sembra che il direttore non ci racconta tutta. Potrei sbagliarmi, ma mi sembra, direttore che il tuo ragionamento voglia indicare come colpe dell’implosione dell’atomo (psi odierno) a dei fattori esterni al partito. Questo quando si mette sullo stesso terreno coloro che possono apparire nostalgici , con i dogmatici. Difficile trovare nostaligici in questo psi. Dogmatici che votano contro invece si. E la differenza non e’ poca.

  40. Sono stato iscritto alla FGS, mentre da cinque anni sono iscritto al PSOE visto che risiedo in Spagna e mi riconosco pienamente nella politica e nelle buone pratiche del socialismo spagnolo.
    Peraltro, anni fa scrissi un articolo per l’Avanti Della Domenica riguardo al congresso del PSOE andaluso (era il 2010), in cui partecipai in qualità di osservatore straniero insiem ad altri giovani compagni europei.
    In secondo luogo, i punti che ho postato sono le mie personali critiche al decreto lavoro, vale a dire quegli elementi che in concreto potrebbero limitare fortemente la precarietà.
    Come vedi, qui nessuno è dogmatico, ma anzi si manifesta una certa predisposizione ad analizare le politiche e a svilupparne di nuove nel solco del riformismo.
    In tal senso, conosco molto bene la normativa spagnola in materia di diritti e lavoro – essendo avvocato – e sono solito scrivere articoli in lingua spagnola per vari blog giuridici. Ti posso assicurare che nel Jobs Act risiedono delle falle che, quanto meno, andrebbero contestate.

  41. Buongiorno,
    Per ora dico solo che trattare il popolo Socialista di nostalgici e dogmatici non mi sembra davvero molto gentile: Tuttavia in questa selezione io mi ritroverei nella lista dei nostalgici, visto che sono un Craxiano Doc, e allora, polemica sia con molta nobiltà Craxiana: Chi ha condiviso gli anni del Psi di Craxi, e oggi sostiene le teorie del Signor Direttore, credo fermamente che in quegli anni abbia vissuto sulla luna e sia stato ed è tutt’oggi un extraterrestre.

  42. Tra vivere sulla luna ed essere extraterrestre non ci fa differenza. Io ho vissutp nel PSI di Craxi da dirigente. Ricordo quel Psi amico del Pci, della CGIL, della Fiom, il PSI che si oppose al taglio dei punti di scala mobile, che non volle, contrariamente agli altri, i missili a Comiso, che rifiutò governi con Andreotti e considerava Berlusconi un nemico. Ma sì ero sulla luna….

  43. Cari compagni e Dir. Del BUE, le problematiche interne esplodono e ci fanno riflettere. Se il nuovo incalzante è la superficialità non certo sua , ma di certi compagni di viaggio del nostro amato e difeso PSI, certamente un pò di realismo impone due riflessioni: a) la rotta di un Partito è il mandato della base e l’articolazione dialettica con la Dirigenza, che deve capire che il consenso non basta, ci vuole il Progetto, non solo un programma, si ricordi l’analisi di Asor Rosa ne La Repubblica Immaginaria, della fine anni ’80, direi che bil rapporto è macro-micro; b ) che i Socialisti, nelle varie loro declianazioni, sono figli del secolo dei Lumi, delle lotte e del post-modernismo umanistico, tra cui includo Calamandrei, Parri e anche un certo Rodotà, per il contributo di teoria giuridica dato a questa Nazione sin dal’63 con il suo fondamentale IL problema delal responsabilità civile, letta in un’ottica solidale; c) convengo con Lei che è necessario superare il concetto marxista;ma non certo quello marxiano , della autoeducazione attraverso il lavoro alla socialità, come elemento distintivo della cultura europea; d) confrontarsi con i Professori fa reagire le menti e la BASE si costituisce corpo politico ed elettorale , in un corpo tutte le cellule si coordinano per la SALUTE; e) che comunque dobbiamo coltivare, per prassi e cultura, l’umiltà e l’apertura , non certo chiamare DOgmi l’attaccamento a Valori imprescindibili per un Socialista, anche se nella loro declinazione storica attuale, perchè nel frattempo la rivoluzione informazionale ha permeato il nostro modus vivendi. Concludo: ma non bisogna essere vittime delle mode e dei Tancredi di Turno, che vogliono cambiar tutto perchè tutto resti com’è.

  44. Sono Giovanni Caciolli da Firenze, le scrivo con un po’ di ritardo e per questo mi scuso, in riferimento ai due articoli che lei ha pubblicato sul sito del Partito, “ Il nostro piccolo Psi tra nostalgici e dogmatici” e “Ancora due parole (affettuose) sui nostalgici e sui dogmatici”.

    Caro Direttore, lei con questi due articoli si è scontrato con il popolo Socialista, credo che ha cercato e voluto la polemica. E polemica sia.

    Lei non si può permettere di trattare così il Psi del passato, o i compagni che sono rimasti legati ai ricordi storici di un periodo importante del Partito, oppure che oggi non condividono per ovvi motivi la linea politica del Partito. Sa perché le dico questo? Perché lei è il Direttore dell’Avanti, e deve rispettare tutti i pensieri Socialisti che hanno fatto parte della storia.

    Leggendo l’argomento noto che io sarei compreso nella lista dei nostalgici, dato che sono un Craxiano Doc, e proprio per questo le contesto fermamente e rispedisco al mittente i due aggettivi e le accuse che sono inserite negli articoli.

    Prima cosa non è facile ingoiare quando lei (Secondo articolo) all’inizio scrive:

    “Io ho dato qualche suono di tromba e loro sono usciti fieramente allo scoperto”.

    Devo dire che lei considera il popolo Socialista una massa di allocchi, cioè un fischio e gli uccelli arrivano, oppure butto l’esca e i pesci abboccano, io credo che questo sistema di gestione lo possa liberamente usare dentro l’attuale direzione, ma quando si rivolge ai compagni abbia più riguardo e sentimento e non ci tratti come un gregge.

    Andiamo in ordine per essere puntuali e precisi: Nel primo testo (terzo paragrafo) scrive sulla questione dei problemi che assillano i partiti, non capisco perché prima si debba guardare gli errori altrui, quando sul proprio tavolo, dove vengono fatte delle scelte e tracciate linee politiche, purtroppo ci sono dei problemi, io credo che la prassi, non solo sulla questione politica ma anche nel metodo di gestione che riguarda la vita quotidiana, sia di risolvere prima i problemi che ci circondano e poi andare all’attacco dell’avversario cercando di metterlo in difficoltà, io credo che sia questa la strategia giusta per una buona partenza.

    Inoltre (terzo paragrafo) lei parla del vecchio Psi, io non capisco perché non si può rifondare, non credo che sia legato a qualche articolo della burocrazia italiana, credo sinceramente che sia un problema di volontà, ma soprattutto di capacità, noto però in questi ultimi tempi, come lei ammicca durante la discussione, che c’è qualcosa che si sta agitando, e come si nota lei ogni tanto cerca di frenare certe iniziative.

    (Quarto paragrafo) Non può scrivere così, che gli specialisti capiscono la questione e gli altri sono solo elettori, oggi l’elettorato, Socialista e non, è molto attento ai tentacoli della politica. Inoltre se si va a incontrare il giudizio politico, il Pd attuale non ha niente in comune con un Socialismo che dovrebbe almeno intravedere nel suo futuro una politica socialdemocratica. Però se andiamo a cogliere i fatti che ci circondano si nota che l’attuale dirigenza socialista sposa le scelte e battaglie del premier, senza mai trovare uno smarcamento politico che potrebbe mettere in evidenza l’autonomia del partito, ecco questo potrebbe essere uno strumento di discussione per la famiglia allargata Socialista.

    Nel finale del paragrafo rientra con il riferimento di raduni di vecchie glorie, si nota che qualcuno cerca o ci prova ad occupare spazi insoluti che il partito ha lasciati vuoti da tempo, questo credo sia una strategia molto, ma molto importante per rilanciare un soggetto laico-Socialista in una politica italiana da tempo frenata da un immobilismo totale.

    (Quinto paragrafo) Certo che la parola settari fa scalpore, credo Direttore che non sia una determinazione che si può usare per una cerchia di compagni che hanno deciso di fare una scelta diversa da quella che la Direzione del partito consigliava. Certamente non mi passa inosservata neppure la definizione “trasformazione chimica”, ora sinceramente credo che anche l’attuale direzione del partito abbia avuto recentemente un passaggio del genere, cambiare il modo di curarsi dalla medicina Bersani che prevedeva l’occupazione di poltrone, al rimedio del rottamatore Renzi, per proseguire la formula vincente, ma certamente la discontinuità in questo discorso è stata un bel testimone per la difesa, la coerenza non si presentò per l’accusa.

    (Sesto paragrafo) Gli ultimi tre righi, sono molto alterati e confusionari, certo se lei ritiene che i soli Socialisti siete voi per le vostre ragioni, scelte e strategie, libero di pensare, ma purtroppo i fatti e la realtà sono altri, e come lei si inalbera con queste frasi, io da Craxiano mi devo pur difendere, credo che la Direzione del Psi Craxiana non si sia mai permessa di attaccare i compagni storici.

    Nel secondo articolo contesto immediatamente la riflessione che comprende la parola “aguzzini”, mi permetto di dirle che io da Socialista Craxiano, ho la mia autonomia e la mia identità, compresa la mia dignità politica, e non ho certo bisogno di essere allevato da questo Pd o da questa destra, e se gli aguzzini sono taluni, gli altri hanno lasciato le proprie impronte sulla scena del delitto.

    Lei reintroduce il discorso che i partiti della 1°Repubblica non sono rinati e allora neppure il Psi ha le facoltà per farlo, e dietro a questo discorso si nasconde un pezzo di verità e di storia: Prima cosa la storia racconta che noi siamo stati spazzati via perché qualche onesto politico armò le penne di un manipolo di magistrati, colpendo chirurgicamente il cuore del Psi, e mi sembra difficile che la nostra strada possa incrociare la strada storica del Pci/Pds, tuttavia proprio essi non sono affatto spariti come sostiene lei, su mentite spoglie sono vivi e vegeti, si può dire solo che ora hanno tirato un po’ i remi in barca con l’arrivo di Renzi, ma per anni hanno fatto il bello e il brutto tempo. La vecchia Dc ha avuto passaggi difficili e travagliati però con quello o quell’altro è rimasta a galla per anni, noi purtroppo per litigi o perché siamo solo Socialisti e ognuno di noi si porta dietro l’orgoglio proprio, non abbiamo mai avuto l’energia di riemergere, ma non possiamo certamente scaricare colpe ai singoli compagni come lei cerca di fare.

    Lei sostiene (terzo paragrafo) di essere utili, certamente nessuno può impedire ad una forza politica di credere nei propri principi, però anche un po’ di obbiettività ci vorrebbe specie da chi dirige: un partito che non ha la forza di presentare neppure la lista in vari appuntamenti elettorali ed è costretto a rivolgersi ad alleati per candidare i propri uomini, credo sinceramente che abbia qualche difficoltà, se prima, come ha sottolineato il boy scout Renzi alle elezioni amministrative del 2009, era un partito da prefisso telefonico, oggi, se mi permette, scrutando la realtà si nota che il partito è diventato elettoralmente a livello familiare.

    Certamente non trovo alcuna pertinenza fra la battaglia di San Valentino, e quella attuale che riguarda l’articolo 18, la prima fu una questione politica, l’altra una furbata del premier per prendere tempo su altre questioni, e anche per misurare la febbre a questo malconcio Pd.

    Ritorna sull’argomento votazioni, ma è inutile che lei cerchi di colpevolizzare i singoli compagni accusandoli di scegliere altre liste e non quelle che comprendono i candidati Socialisti. Certamente credo ci possa essere anche un problema di comunicazione (e metto giù l’asso della benevolenza), ma purtroppo credo che la realtà si nasconda sul piano politico, cioè che i personaggi che sostengono il partito non abbiano il dna della famiglia Socialista, e questo è un altro argomento che dovrebbe far riflettere. La coerenza vale per tutte le parti, vale per nostalgici, vale per i dogmatici, come sostiene lei, vale per gli extraterrestri che hanno condiviso il Psi di Bettino Craxi, e hanno vissuto 16 anni sulla luna, e credevano che il Psi fosse il gioco del monopoli, e questo lo sostengo io, ecco il conto della coerenza.

    Andando avanti trovo singolare che lei voglia una battaglia fra i nostalgici e i dogmatici come definisce lei, e non so chi le dà la facoltà di additare certi pensieri storici che riguardano il partito, tuttavia da Craxiano non colpirò mai la storia del partito, non credo che ai compagni che accompagnano la tesi storica si possano imputare sbagli ed errori recenti, se quest’ultimi vanno cercati in discussioni e dibattiti devono essere presenti gli attuali dirigenti, solo per difendersi dalle accuse che arriveranno da tutte le anime socialiste che invadono il mondo Socialista.

    L’ultimo gomito che trovo nella sua replica, è il confronto che lei cerca di intavolare fra Brodolini e Biagi, credo che il tempo che è trascorso fra i due personaggi sia da tenere in conto, credo che si stia parlando di due epoche diverse e due uomini diversi, molto difficile confrontarli.

    Per concludere io faccio la mia riflessione politica, credo che lei abbia aperto una polemica assurda, e come si nota nei commenti qualche compagno si è inalberato giustamente, a me non è piaciuta questa schedatura che lei si è permesso di dare.

    Inoltre ha difeso in qua e in là la scelta dell’articolo 18, argomento che non ha fatto presa nei commenti.

    In tutti e due degli articoli ho notato purtroppo che manca la sostanza che fa parte del mondo Socialista: l’autonomia, l’identità e l’orgoglio Socialista che credo riguardi tutte le categorie, le sue, le mie e anche quelle degli altri compagni, lei dovrebbe prendersi il compito di unire tutti i compagni Socialisti sotto un unico tetto, non quello di intavolare guerre intestine, purtroppo il problema è che chi rappresenta il Socialismo italiano oggi è un puro democristiano che si è messo anche la camicia bianca, questo dovrebbe fare riflettere i dirigenti socialisti. Credo sinceramente che nella politica passata, che si rifletteva fra nostalgici e dogmatici ciò non succedeva, forse gli extraterrestri inquadrano la politica socialista in un altro senso, la mia era ed è una direzione Socialdemocratica, la loro cattoldemocratica.

  45. Dopo aver pubblicato questa molto personale esegesi dei miei due articoli ho chiesto informazioni sul mio interlocutore che non conosco e che non risulta nemmeno iscritto al PSI fiorentino. Dunque che devo dire? Chi vuole un PSI più forte ci aiuti a evitare di indebolirlo. Io non ho offeso proprio nessuno. Ho detto che nel PSI ci sono anche nostalgici e dogmatici. Se avessi detto che ci sono imbecilli si sarebbe offeso qualcuno? Se qualcuno si ritiene a pieno diritto nostalgico o dogmatico spiego che con nostalgia e dogmatismo in politica non si fa un solo passo innanzi. Poi offedendere me che difendo la nostra storia e la nostra politica anche dalle gravi dimenticanze di Renzi (vedasi il doppio articolo di ieri) ci vuole un livello alto di malevolenza. Proprio rivolta a me, che sono stato dirigente del Psi di Craxi e che esalto le tante cose giuste che abbiamo fatto anche in anticipo sugli altri. Certo in questi ventanni abbiamo tentato tante strade. L’unica che non abbiamo provato è quella indicata da Caciolli che ha fatto una singolare scoperta. Basta la volontà e “voila le PSI”. Non ci avevamo proprio pensato…

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