domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Allarme OMS: senza soldi
guerra persa a Ebola
Pubblicato il 08-09-2014


Ebola“L’epidemia di ebola è, oramai, una minaccia globale ed il mondo sta perdendo questa battaglia”. A lanciare l’allarme per il diffondersi inarrestabile del virus in Africa occidentale sono state Onu, Oms e Medici senza frontiere, mentre la Fao ha avvertito che sono a rischio anche i raccolti dei Paesi colpiti, con forti timori per la sicurezza alimentare delle popolazioni di queste aree.

Il virus ha fatto, ad oggi, 1.552 morti su 3.069 casi di contagio in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Ma il numero delle vittime continua a crescere in modo dirompente e, addirittura “si pensa che i decessi ed i contagi siano sottostimati.” spiega Anja Wolz, operatrice della ong francese Medici senza frontiere, che ha lavorato per sette settimane come coordinatrice infermiera in un centro di assistenza nel distretto di Kailahun in Sierra Leone, “Ogni giorno vediamo persone morire. Sicuramente muoiono di Ebola, ma non vengono conteggiate dal ministero della Sanità perché la causa non è stata confermata dai test di laboratorio. Il sistema di sorveglianza epidemiologica è disfunzionale e noi abbiamo bisogno di definire la catena dei contagi per poterli fermare, ma ci mancano dati chiave”.

Dunque l’endemia di ebola in corso in Africa è senza precendenti , e non solo per dimensioni. Infatti anche la genetica di questa epidemia, è diversa da tutte quelle che ci sono state in passato. Secondo uno studio del Broad Institute e della Harvard University, in collaborazione con il ministero della Sanità della Sierra Leone, oltre 340 mutazioni distinguono infatti i ceppi virali che stanno circolando nei Paesi colpiti rispetto a quelli che si sono diffusi in anni precedenti, e un’altra cinquantina di mutazioni del genoma virale si registrano anche all’interno dell’epidemia attuale.

Dopo che, anche l’Occidente ha visto i suoi primi casi di ebola e dopo la dichiarazione di emergenza internazionale, dichiarata dall’ Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) l’isteria generale ha portato molti Paesi, come lo Sri Lanka e il Kenya, a chiudere totalmente le frontiere con le terre “contaminate”, aggravando ancora di più una situazione già complicata, che ha portato alla luce i fallimenti delle organizzazioni internazionali e dei governi di un mondo sempre più interconnesso, dove le malattie possono diffondersi rapidamente da villaggi sconosciuti a città con milioni di abitanti.

Intanto l’Unione Africana ha fissato per oggi una riunione d’emergenza per delineare una strategia in tutto il continente contro l’epidemia di Ebola che continua a diffondersi in Africa occidentale. L’organizzazione panafricana rileva in particolare che i Paesi membri hanno espresso preoccupazione per la chiusura delle frontiere e la sospensione dei servizi aerei decisi da altri Paesi africani, decisioni che “in ultima analisi, non hanno fatto altro che aumentare la sofferenza” già causata dal virus.

L’ OMS, ovvero l’agenzia specializzata dell’ ONU per la salute, è stata gravemente indebolita dai tagli di bilancio degli ultimi anni ed è anche per questo che non è più in grado di far fronte, da sola, ai problemi sanitari dei Paesi del mondo che sono più bisognosi d’aiuto. Le unità specializzate nel fronteggiare malattie ed epidemie sono state ridotte drasticamente; i veterani che hanno condotto lotte precedenti contro l’ebola ed altre infezioni sono stati costretti ad abbandonare l’OMS e “l’intero dipartimento dedicato alla scienza delle malattie pandemiche ed epidemiche – a detta del direttore Sylvie Briand – ha solo 52 dipendenti regolari, compresi i segretari e solo un esperto tecnico di malattie emorragiche. Come si possono fare dei tagli così rilevanti e aspettarsi che non abbiano delle ripercussioni notevoli anche sulla nostra capacità operativa?”

A differenza della crisi SARS del 2003 che ha colpito i Paesi dell’ Asia, i quali hanno governi forti e denaro sufficiente per entrare in azione, l’epidemia di Ebola ha bersagliato nazioni che spesso non hanno l’assistenza sanitaria di base, tanto meno la possibilità di avere gli strumenti necessari per debellare le epidemie.

L’OMS sperava di bilanciare i tagli subiti, rafforzando la capacità dei Paesi di rispondere alle minacce sanitarie per conto proprio con la promulgazione di nuove regole da seguire per contribuire a contenere i focolai. Purtroppo questa strategia si è rivelata ben poco producente poiché solo il 20% delle nazioni ha seguito le direttive dell’ OMS. Forse anche perché in Africa, i Paesi che hanno la possibilità di rilevare e fermare le malattie infettive alle loro frontiere, sono meno di un terzo. Questi ultimi giorni, inoltre, è stata anche redatta una roadmap che si pone l’obiettivo di fermare la trasmissione del virus entro 6-9 mesi. La priorità verrà data al trattamento e all’assistenza sanitaria dei centri in prima linea nell’epidemia in Africa. Verranno individuare le zone più a rischio secondo i dati epidemiologici per studiare l’evoluzione dell’epidemia. Al piano parteciperanno attivamente i governi dei Paesi africani colpiti, l’Onu, Medici senza frontiere, le banche e gli altri Paesi che stanno fornendo aiuti economici. «La roadmap dell’Oms è la benvenuta, però non deve dare un falso senso di speranza. Quando si elabora un piano occorre anche realizzarlo» dice l’esperto di Msf Brice de Levigne, «abbiamo imparato una lezione spiacevole negli ultimi sei mesi: oggi nessuna delle organizzazioni presenti nei Paesi più colpiti è in grado di avere un impatto sostanziale sulla diffusione dell’epidemia. Per alcune si tratta di effettivi limiti di capacità – semplicemente non sono in grado di fare di più – mentre altre pare debbano essere spronate perché mostrino una maggiore volontà di agire e realizzino attività efficaci e su scala adeguata».

Nel frattempo è stato raggiunto un consenso sull’impiego di farmaci a base di sangue e siero di pazienti sopravvissuti al virus Ebola. Lo ha comunicato, pochi giorni fa, la direttrice generale aggiunta dell’Organizzazione mondiale della sanità, Marie Paule Kieny. Annunciata anche l’identificazione di due promettenti candidati vaccini, uno dei quali è italiano, di proprietà della società farmaceutica Glaxo Smith Kline e prodotto presso l’Irbm Science Park di Pomezia. La storia, il meccanismo d’azione le nuove prove d’efficacia del farmaco, di cui i test sull’uomo iniziano proprio questa settimana , saranno pubblicati su Nature Medicine e “se risulteranno sicuri – conclude la Kieny – potrebbero essere disponibili in novembre ed essere usati in modo prioritario presso il personale sanitario e medico.”

Gioia Cherubini

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