sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ancora quel lurido coltello assassino
Pubblicato il 02-09-2014


Non ci sono più parole. Lo sdegno, lo sgomento e il ribrezzo per quel folle assassino che mostra il suo coltello prima di affondarlo nel collo del giornalista americano si accompagnano al sentimento di pietà, di dolore, di umana solidarietà per questa nuova vittima di una carneficina consumata dal quell’esercito criminale chiamato Isis. Inutile aprire l’ennesimo asfissiante dibattito sulle responsabilità occidentali, sull’Iraq e sull’Afghanistan, su Israele e la Palestina che c’entrano eccome con la vicenda mediorientale, ma che c’entrano nulla con il truculento terrore di questi medioevali sgozzatori. Mai si era visto in passato un gruppo in guerra che si comportava così. Non solo prendendosela coi giornalisti che non sono in guerra, ma assolvono al loro dovere di informare il mondo facendo la professione più bella e più pericolosa, ma addirittura massacrandoli in diretta e mostrando al mondo la loro inaudita ferocia. Che c’entrano questi criminali con la politica, che c’entrano anche con la guerra? Quando mai in conflitti bellici del passato qualcuno si è comportato in questo modo? Al di fuori da tutte le convenzioni internazionali e dalle varie Ginevre con le quali si è cercato di regolare anche i fenomeni bellici e il trattamento dei prigionieri. Ma al di fuori anche dalle più elementari regole di umana pietà. Se gli americani si trovano oggi alleati perfino con il nemico Iran, e addirittura in sintonia con Assad che volevano bombardare, significa che questo orribile cancro sta spaventando anche i paesi arabi, compresi quelli più integralisti. Adesso costoro hanno annunciato la terza decapitazione a spese di un giornalista inglese. Il mondo civile non può stare a guardare. Che l’intervento sia il più rigoroso ed efficace possibile per salvare una testa, per fermare i barbari assassini, per impedire loro di vincere la battaglia contro la civiltà e l’umanità.

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