sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

“Aridatece Alemanno”
Così certi romani
perdono la memoria
Pubblicato il 10-09-2014


Aridatece-AlemannoAridatece Alemanno, ho visto scritto su un muro a piazza Bologna. Sebbene le critiche a Marino siano necessarie, ricordo chi era il suo predecessore con questo post scritto il 14/12/11 quando già la situazione era grave, ma non come a fine mandato. 

La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco di Roma Alemanno ne rappresenta la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno santi Pietro e Paolo) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre) e ha, nonostante la forte crisi economica, erogato prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes. Credendo di onorare la (bella) architettura fascista – appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito – provò a dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti feriti così come per la sua esaltazione.

Ha portato ghirlande a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui,  ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – a presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha proposto progetti faraonici (ad esempio radere al suolo e ricostruire il quartiere Tor Bella Monaca) . Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che è meglio non aprire nidi  perché conviene fare convezioni con le suore. Ha inscenato un vergognoso banchetto imboccando Bossi e i suoi di coda alla vaccinara. Ha fatto installare una inopportuna ed enorme statua di Gran Premio II alla stazione senza neanche vagliare il bozzetto. Contro ogni buon senso ha creato un disastro spostando importanti capolinea dalla brutta piazza san Silvestro in funzione dei deputati che la useranno come parcheggio privato (esattamente come fanno i senatori nella piazza di san Luigi dei francesi). Ha paragonato una abbondante pioggia al terremoto dell’aquilano, e siccome è ripiovuto si è compreso che se a Roma nevicherà la città dovrà essere evacuata.

Ha difficoltà perfino a scegliere l’albero di natale che,  per malleveria nei confronti delle gerarchie della Santa Sede, ha circondato con i personaggi del presepio provincializzando una città che pure ha avuto nei secoli una nobile storia di inclusione. Usa senza ritegno la comunità ebraica romana come una coperta, tentando di essere all’altezza degli auguri fattigli per la sua elezione, quando gli si ricordò che con i suoi due predecessori non c’erano stati episodi di discriminazione.  Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata (di brutto) di alcuni.  Ha un conflitto di interessi grosso come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti  cooptata alla Regione Lazio attraverso il listino bloccato della presidente Polverini.

Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli parossistici, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, poiché aspirante statista nazionale è disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo aiuterebbe ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (un velo discreto copre i suoi anni da ministro dell’Ambiente dove, pare, fece peggio del suo predecessore Pecoraro Scanio che non si era accorto della spazzatura napoletana).

Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non bastava l’esperienza della Regione Lazio con Storace che produsse un buco nella sanità di proporzioni inaudite e che ormai neanche lui nega più? Nella mia giovinezza da “compagna”, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in via delle Milizie con i “camerati”, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”.  Una frase che, per stile, non ripeterei.

Però molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada senza nostalgia e molti topi sono usciti dalle fogne. Talvolta sono rimasti accecati dalla luce del giorno. 

Tiziana Ficacci

dal blog liberelaiche

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