martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Arizona, alla ricerca
della tribù indigena
degli Hopi
Pubblicato il 01-09-2014


HopiArizona, agosto 2014 – A bordo di un piccolo aereo verso Sedona, già dall’atterraggio si capisce che deve essere un posto magico, con la pista dell’aeroporto ricavata da un bosco. Sedona è un’importante tappa per chi intende conoscere l’America degli indiani. Ma, passeggiando per la piccola e deliziosa città ci si imbatte in gioiellerie, negozi di abbigliamento e addirittura pasticcerie: c’è anche il salame di cioccolato. Nulla degli Hopi. Con stupore – e soprattutto malinconia – si viene a conoscenza che della tribù non ve ne é traccia.

Che fine hanno fatto gli Hopi? L’Arizona è stata, da sempre, una delle loro terre madri, ma ora? Questa popolazione amerinda risiede all’interno di un’apposita riserva, fondata nel 1882, a cavallo tra le contee Navajo e Coconino. Sono forse nomadi migrati in questa terra? La risposta è tutt’altro che positiva: la storia non è stata per loro favorevole. Con la conquista del “nuovo Continente” questa – come le altre popolazioni indigene – ha visto ridurre il loro numero a cifre insignificanti ed è, ancor oggi, inerme vittima dei conquistatori bianchi.

Si pensi che, seppur la superficie della riserva naturale sia pari a 6557 km², la densitá della popolazione è solo di 1,06 ab./km². Sebbene essi mantengano ancora usi e costumi tipici, sono stati privati dei loro territori. Impossibile non chiedersi, camminando per la bella e, ora, triste Sedona, come sia possibile a più di mezzo millennio di distanza, accettare ancora che degli esseri umani siano stati, e fondamentalmente lo sono ancora, privati della loro libertà. Il predatore non ha mai abbandonato la sua preda e continua tuttora a martoriarla. Lo sterminio non è stato abbastanza: si pensi che al tempo della conquista dell’America le popolazioni indigene nel Continente comprendevano circa 90 milioni di individui. La “razzia” moderna è più sottile, ma letale.

A un paio di ore da qui, all’interno dell’imponente Grande Canyon National Park molteplici sono i cartelli che indicano la presenza di McDonald’s nell’area. Una forma di conquista perdurante. Ed è più forte di qualsiasi arma utilizzata. La massificazione, lenta e silenziosa, è ora il mezzo dell’evoluto uomo bianco. Sarà questa a portare all’appiattimento totale, celando, dietro la scusa dello spirito civilizzatore, la non accettazione del diverso. E questo tipo di conquista non lascia scampo, sbarra ogni via di fuga. Si assisterà, così, al definitivo tramonto di un popolo pacifico, l’unico a saper rispettare l’ambiente in cui vive, in cui la democrazia ha realmente trionfato. E alla domanda “che fine hanno fatto gli Hopi?” si potrà rispondere che risiedono nei ricordi lontani, in un mondo che spesso sognamo e nel buono dell’animo umano, ma l’uomo, ritenendosi furbo, quasi sempre uccide il buono.

Francesca Fermanelli

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