domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dall’Italia una speranza
per sconfiggere l’Ebola
Pubblicato il 09-09-2014


EbolaÈ stato creato e testato sulle scimmie il primo vaccino grazie a cui si sviluppa un’immunità di dieci mesi contro il virus Ebola altamente letale Zaire, quello che attualmente si sta diffondendo attraverso l’Africa occidentale. Sviluppato nei laboratori dell’Irbm Science Park di Pomezia, il vaccino è frutto del lavoro di un team internazionale di ricercatori italiani e americani, tra cui Riccardo Cortese, ed è stato in grado di proteggere per almeno 10 mesi dei macachi dal ceppo Zaire del virus, mentre fino ad ora non si era arrivati a coprire più di un mese.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature medicine, dove viene spiegato che questa protezione immunitaria di lunga durata è stata indotta nei macachi, usando un vaccino basato sul ChAd3, un adenovirus (che negli esseri umani causa raffreddori e congiuntivi) derivato dagli scimpanzé. Lo studio spiega che già una singola dose di vaccino Chad3 offre una protezione completa nel breve periodo, e parziale per il lungo periodo. È stato già annunciato l’inizio della prima fase di sperimentazione sull’uomo. Questo è uno dei due vaccini su cui l’Oms ripone più speranze al momento per combattere l’epidemia di Ebola.

Alle spalle della GlaxoSmithKline che sperimenterà il vaccino nelle prossime settimane, c’è Okairos, una piccola azienda biotecnologica nata nel 2007 da una costola della Merck e guidata da Riccardo Cortese, acquistata lo scorso anno dalla multinazionale britannica per 250 milioni di euro. La sede principale è a Basilea, in Svizzera, mentre i laboratori di ricerca restano in Italia, a Napoli e a Pomezia, presso l’Istituto di ricerche di biologia molecolare (Irbm).

“A un certo punto della mia vita – ha spiegato Riccardo Cortese – mi sono sentito maturo per fare altro, per scommettere su un progetto veramente innovativo. L’idea è nata dalla convinzione che fosse necessaria una strategia differente per trovare vaccini contro malattie ′dimenticate’ o per le quali non c’erano terapie efficaci”. Così, insieme ad altri, fra cui Alfredo Nicosia, oggi chief scientific officer di Okairos, è cominciata l’avventura della piccola azienda.

Dopo esser andati alla ricerca di finanziamenti qui in Italia, sono riusciti solo in Svizzera a trovare investitori decisi a puntare su un’idea ancora tutta da sperimentare. Insieme ai soldi è arrivata anche la piattaforma che ha permesso al gruppo di lavorare su diversi vaccini. “Abbiamo cercato di sviluppare soprattutto quelli a cui gli altri non lavoravano, – racconta Cortese – come il vaccino contro Ebola, che ci è sembrato da subito la sfida giusta. Ci abbiamo lavorato oltre 5 anni prima di cominciare i test negli Usa, in collaborazione con i National Institutes of Health. E allo scoppio dell’epidemia il nostro vaccino – (Chad3Ebola-Zaire) oggi di proprietà di Gsk – era quello in fase più avanzata del mondo”.

Quindi, per adesso, i laboratori di Pomezia sono ancora gli unici in grado di produrre le dose necessarie per la sperimentazione. E così Okairos, in joint venture con Irbm, procederà su indicazione di Gsk alla preparazione di tutti i lotti necessari, circa 10 mila dosi, sia per le sperimentazioni in Usa e Gran Bretagna sia per l’eventuale uso in Africa.

Una nuova speranza si accende per l’epidemia che sta devastando il territorio africano e che, negli ultimi giorni, si sta pericolosamente diffondendo anche in Liberia, dove il virus ha già ucciso 1.089 persone su 1.871 casi.

 Alessandro Mancini

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