sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cassiodoro: scrittore alla corte di Teodorico
Pubblicato il 19-09-2014


roma_immaginaria_cassiodoroPensiamo al più grande impero della storia oramai in cenere, pensiamo alla dura contrapposizione di due popoli separati da lingua, religione e ruoli di governo ma costretti a vivere per cinquant’anni nello stesso luogo, l’Italia dopo il crollo di Roma, pensiamo al tramonto inevitabile di un’epoca che non tornerà più. In questo panorama un uomo di origini illustri si presta ai nuovi sovrani “barbarici” nel difficile compito di traghettare il paese verso approdi più rosei. Questa è la vita di Cassiodoro, politico, letterato e storico romano che visse sotto il regno degli Ostrogoti in Italia, ricoprendo incarichi tanto vicini al sovrano da far pensare ad un effettivo contributo diretto al progetto di Teodorico.

La sua lunga vita, e la sua missione politica, sono al centro di “Roma immaginaria”, un’antologia delle Variae di Cassiodoro a cura di Danilo Laccetti, pubblicata a maggio dall’editore romano Arbor Sapientiae (pp.188, 30 €). Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e la deposizione dell’ultimo imperatore Romolo Augusto, in tutta l’Europa occidentale si è assistito allo stabilizzarsi di nuovi regni, detti ‘’romano-germanici’’, i quali si erano andati formando nelle ex province romane in seguito alle invasioni del V secolo.

Questo è lo scenario nel quale Cassiodoro vive ed opera, investito del ruolo di alto consigliere e, diciamo, di scrittore ufficiale alla corte dei Goti. Le Variae, per l’appunto, rappresentano il frutto della sua lunga carriera politica, una raccolta di lettere (468 in totale per 12 volumi) che testimonia l’attività di un alto funzionario al servizio del regno ostrogoto; a tutt’oggi non ancora disponibili in traduzione integrale, rappresentano un modello di epistolografia per le future cancellerie medievali, ma sono soprattutto la fonte letteraria più importante per conoscere a fondo il regno italo-gotico. Il titolo, come viene spiegato nella prefazione all’opera, è dovuto alla varietà degli stili letterari impiegati nei documenti del corpus, il quale divenne successivamente un riferimento imprescindibile per lo stile cancelleresco e curiale nelle corti altomedioevali. Un’opera, dunque, essenziale per conoscere le istituzioni, le condizioni politiche, economiche e sociali sia dei Goti sia dei Romani dell’Italia del tempo.

Difatti Cassiodoro espone nella praefatio dell’opera il fine di questa raccolta di testi ovvero la necessità di fornire nozioni utili a chiunque si dovesse in futuro accostare alla carriera pubblica e nel contempo istruire i posteri sui trascorsi suoi e del ceto dirigente romano che sposò assieme a lui la causa ostrogota in Italia. Una sorta di viatico utile in qualche modo alla formazione di una futura compagine politica “mista”, romano-germanica, dopo l’esperienza fallimentare dei Goti in Italia. In quest’opera, a seguire il profilo storico-antologico proposto dal curatore, si disegnerebbe una sorta di implicita utopia politica: affrontando i nodi culturali, religiosi (i Goti erano cristiani ariani e i Romani cattolici), politici e giuridici (i Goti governavano in armi e i Romani, inermi, ricoprivano ruoli culturali), nell’opera cassiodorea può leggersi quasi in controluce la proposta di un modello di regno romano-germanico possibile, che sappia far tesoro dei traumi vissuti da quello gotico in Italia prima di essere spazzato via dai Bizantini.

Si pensi, così, alla condanna a morte del filosofo Boezio da parte di Teodorico; un amico di Cassidoro che a differenza di quest’ultimo mostrò una sorta di diffidenza nei confronti dei nuovi regnanti germanici, membro di un’aristocrazia romano-italica ancora sostanzialmente legata ai tempi che furono, oppure alle contese per l’elezione papale, talvolta pericolosamente ostile ai Goti e vicina agli imperatori d’Oriente. Alla scrittura concisa e alla lucida disamina dei fatti, Laccetti accosta una traduzione accurata dei brani proposti, corredata da un ricco apparato di note e da una tabella cronologica del periodo in grado di orientare anche un lettore del tutto digiuno. In fondo lo scopo di un’operazione come questa è proprio quello di rivelare, attraverso l’antologia di un’opera e il profilo storico e biografico di un autore, il volto affascinante di un’intera epoca, poco nota al pubblico, oggetto magari di un fugace cenno ai tempi della scuola. Un’epoca le cui problematiche irrisolte appaiono ancor oggi di indubbia suggestione, attuali per certi versi: fra tutte la convivenza difficile fra etnie diverse per tradizione giuridica, culturale, religiosa, insomma lo spinoso e complesso mosaico di una sorta di zona chiaroscurale fra il tramonto dell’antichità e l’alba del mondo medioevale, l’avvento di qualcosa di nuovo o di “moderno”, usando una parola che Cassiodoro conia per primo. “Roma immaginaria”, edito con pregevole cura da questa piccola casa editrice specializzata nel settore antichistico, è destinato a chi cerca una lettura di spessore ma anche di grande leggibilità, una lettura intrigante che attenterà insistentemente al vostro tempo libero, rivelandovi a poco a poco scoperte storiche davvero sorprendenti. Ad esempio, come quando il giovanissimo successore di Teodorico, il nipote Atalarico, si lamenta con il Senato perché ha appreso che gli insegnanti hanno visto diminuire i loro compensi e ordina che si proceda risolutamente a restituire il maltolto: se spendiamo – scrive Cassiodoro – tanto denaro per il diletto pubblico con spettacoli e corse dei cocchi, quanto più dobbiamo sostenere economicamente coloro cui affidiamo i progressi intellettuali dei giovani?

Alessandro Munelli

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