domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ci scrive Francesca Fermanelli:
Pasolini è morto, W l’Iphone 6
Pubblicato il 26-09-2014


Pasolini è morto. Ma non è morto per le botte dategli sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia la notte del 2 novembre del 1975; non è morto per la ruota della sua auto che gli ha fracassato la cassa toracica; non è morto per gli insulti, per l’appellativo di depravato, per i linciaggi morali. Siamo noi ad aver ucciso Pasolini. Noi che, ieri sera, dopo la proiezione della prima dell’amato e criticato film di Abel Ferrara ci siamo recati nei centri telefonici per acquistare, alcuni solo per conoscere, la fantomatica new entry della Apple: l’iphone 6.
Sono state le foto scattate all’oggetto elettronico, gli sguardi increduli di una massa che, oramai, si stupisce solo di fronte a questo tipo di innovazioni, che hanno ucciso un uomo con il suo pensiero. E tutto questo, il progresso tecnologico, meglio l’uso che ne facciamo, non porta che a regresso intellettuale. Si badi bene, la critica non è al nuovo smartphone, di cui dovremmo tutti gioire per l’evoluzione, ma è all’uomo. All’uomo che freme per possedere il cellulare di ultima generazione, che si interessa unicamente delle nuove applicazioni, non accorgendosi minimamente dell’arretramento che il suo pensiero sta avendo. La critica è ad una società che, inspiegabilmente, riesce a far convivere una buona morale con il consumismo più sfrenato. E ci si può anche recare al cinema per vedere il film di Ferrara, non importa se apprezzandolo oppure criticandolo, ma se poi, dopo esser usciti dalla sala ed aver commentato la proiezione ritenendoci in grado di dare un giudizio, quasi sempre inappropriato, su uno dei maggiori scrittori del secolo scorso, facciamo ore di fila per acquistare il cellulare, uccidiamo di nuovo Pasolini. Ed è in questo modo che lo abbiamo calpestato, schernito. “La vera morte sta nel non essere più compresi” avrebbe, ora, ripetuto.

Francesca Fermanelli

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