sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Ci scrive Luigi Mainolfi:
Il processo
di ritorno all’800
Pubblicato il 25-09-2014


Leggendo e riflettendo sulle vicende politiche, ho l’impressione di viaggiare, assieme alla società,verso il passato. Mi appaiono, come un incubo, situazioni vissute da bambino, guardando mio padre e gli adulti del mio paese. Allora, c’erano i possidenti e i “parzunari”, i braccianti, i manovali e le contrabbandiere di tabacco. Le condizioni economico-sociali non facevano intravedere prospettive. Mio padre, perciò, decise di emigrare in Venezuela e tanti altri, poi, lo seguirono. L’incubo si va rafforzando, per colpa dei dati sulla disoccupazione e sulla non crescita.

Non aiutano le decisioni governative e le dichiarazioni sul futuro politico e istituzionale. Più cerco elementi per sconfiggere il pessimismo e più mi imbatto in argomenti e ragionamenti, che lo fanno aumentare. Il sociologo De Masi, ha trasformato l’espressione “lavoratori di tutto il mondo unitevi” nell’allarmistico “giovani laureati emigrate”. In un precedente articolo, avevo richiamato l’attenzione dei (quattro) miei lettori sul pericolo di vedere scomparire la classe media, a seguito della espulsione dello Stato dall’economia, l’esplosione delle privatizzazioni e la stupida ripetizione degli attacchi strumentali verso il pubblico. Cresce la convinzione che la società vada perdendo la vivacità e l’inquietudine e diventi una società “satura e seduta”, come la definisce De Rita.

Le espressioni che sentiamo centinaia di volte al giorno, come “sono tutti uguali”, “non c’è niente da fare”, “non voto più”, “meglio andare via”, “chi te lo fa fare”, ecc, sono validi indicatori di una società, che non pensa e non agisce, ma vivacchia, aspettando Godot. L’intervista a Piketty, del Corriere della Sera ha dimostrato che la mia preoccupazione non è infondata. Piketty sostiene, riprendendo i concetti del suo libro “Capitale del XXI secolo”, che la struttura economica del capitalismo sia ridiventata ottocentesca; che, oggi, il mondo si fonda sui patrimoni accumulati senza fatica e non sui redditi frutto di merito e talento; che le società-comunità debbono riprendere potere sull’interesse dei privati, ma senza protezioni.

Giuseppe De Rita chiarisce che si rafforza il patrimonio anche con l’aumento dei depositi bancari, delle polizze vita e dei fondi di pensione. Questi comportamenti possono cambiare solo se la politica dissotterrà i valori nobili, che trovano la sintesi nel “BENE COMUNE”, e avrà la forza di guidare l’economia, invece di farsi guidare. Se saranno ancora i poteri forti a fare i “pupari”, il futuro sarà drammatico per le nuove generazioni. Queste, però, devono essere messe in condizione di capire e agire. Tommaso Fiore dichiarava che i giovani meridionali non conoscevano che la letteratura; tutto, cioè, fuorchè la realtà e Romano Prodi aggiungeva “i politici meridionali, di cultura umanistica, tanta; di cultura economica, sotto zero”. E’ ancora così? C’è un elemento sul quale riflettere. Una volta, si indicava come negativa l’abitudine a conservare i soldi “int ‘o saccone”. Oggi, in considerazione del fatto che le banche non riconoscono interessi, nel mentre pretendono il pagamento dei servizi, la tentazione a usare il materasso per conservare i soldi, togliendoli dal circuito economico, è in continuo aumento.

Come giudicare il fatto che, nei primi sei mesi del 2014, la banche hanno realizzato un utile di 2.000 miliardi, e la maggiore parte di questi è stata prodotta dai servizi, non dagli investimenti. Il processo di ritorno all’800 lo si deduce anche dai seguenti dati. Procede l’aumento del numero dei ricchi e quello dei poveri, con la discesa verso la povertà di appartenenti alla classe media. Dal giugno 2013 a giugno 2014, il numero dei ricchi è aumentato del 7%, passando da 2.170 a 2.325; il numero delle Maserati vendute è passato da 79 a 578; a parità di PIL, i possessori di oltre un miliardo sono passati da 97 a 115 (più 18,6%). Dati positivi, se non fossero accompagnati dall’aumento dei poveri di 3,9 milioni, per un totale di 13,5 milioni. C’è un altro aspetto pericoloso: l’inefficienza e lo spreco dei Comuni, delle Province e della Regioni. Si procede senza idee per lo sviluppo. Non è un problema di destra o di sinistra, è un problema di ignoranza e di menefreghismo. Povera Italia e, ancora di più, povero Meridione e ancora ancora di più, povera Irpinia.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Dai, non ti dimenticare di Carlo Marx: non era mica soltanto il “capostipite” dell’URSS, aveva studiato il sistema capitalistico (infatti il suo trattato si chiamava “Il Capitale”) ed aveva già affermato che il sistema capitalista (quello di allora, ma anche quello di ora) portava con sé l’impoverimento crescente delle masse lavoratrici, costrette al livello di mera sussistenza.

  2. Il problema che abbiamo oggi è la ricerca di una proposta riformatrice e credibile. I vecchi argomenti sono superati anche perchè i Paesi, che li avevano concretizzati, li hanno sostenzialmente rinnegati. Per me, i valori del socialismo riformatore e riformista sono ancora più validi. Durante la mia vita politica ho usato la parola marxiano, mai marxista. E, ho avuto ragione.

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