venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ci scrive Manfredi Villani:
Primo passo
dello Sblocca Italia
Pubblicato il 24-09-2014


Il Presidente del Consiglio dei Ministri e Premier del PD, Matteo Renzi, ha finalmente allungato il primo passo sblocca Italia con il Decreto-Legge 12 settembre 2014 n. 133 (G.U. n. 212/2014).

Si tratta di un corposo D.L. composto da 45 articoli smistati su 10 capitoli di misure urgenti per la riapertura dei cantieri, per il potenziamento delle reti autostradali e di telecomunicazione, per la materia ambientale e per la mitigazione del dissesto idrogeologico, per la semplificazione burocratica, per il rilancio dell’edilizia, per i porti e aeroporti, per le imprese per l’energia, per gli ammortizzatori sociali in deroga ed ulteriori disposizioni finanziarie per gli Enti territoriali. Si evince altresì dal D.L. lo sblocco dei finanziamenti di opere indifferibili e già cantierabili nel corrente anno. Per la continuità esecutiva dei cantieri in corso è stato incrementato il fondo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di complessivi 3.890 milioni di euro a copertura di impegni previsionali dal 2013 al 2020.

Per l’importanza della sicurezza dell’ambiente e per fronteggiare le situazioni di criticità nelle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione, di concerto con la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico appositamente istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata assegnata alle Regioni la somma complessiva di 110 milioni di euro per interventi di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua.

Leggendo le 54 pagine del D.L. risulta chiaramente l’esiguità dei fondi monetari resi disponibili. Sarebbe stato utile il ricorso meno sobrio alla spending review, magari aprendo alle finanze inerti. Per l’occasione la Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, guidata dal socialista Lello Di Gioia, sta studiando per il tanto agognato rilancio l’immissione nell’economia reale di risorse proprie del risparmio previdenziale complementare tra fondi pensioni e casse di previdenza. Ci sono in circolazione 180-200 miliardi di euro, di cui il 70% viene riversato oggi su investimenti esteri.

L’ipotesi riguarda l’acquisizione da parte dei fondi pensioni e delle casse di previdenza, di obbligazioni emesse dalla Cassa depositi e prestiti sul mercato per 10-15 miliardi di euro da investire nei circuiti economici del Paese. Da parte delle Casse di previdenza c’è la convinzione che una parte delle risorse inerti debba essere utilizzata per lo sviluppo del Paese individuando i settori operativi nei quali investire. Allo scopo sono validi gli strumenti già esistenti e diversificati di sostegno alle imprese e agli Enti pubblici. Speciale attenzione viene espressa nel D.L. sul superamento di eccezionali situazioni di crisi connesse alla gestione dei rifiuti solidi urbani, umidi e speciali tesa a favorire la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali. In particolare l’Art. 35 del D.L. titola: misure urgenti per la individualizzazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale.

Si palesa la necessità di realizzare ed attuare un sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore. Tali impianti concorrono allo sviluppo, fra le aree del territorio nazionale, della raccolta differenziata e il riciclaggio mentre deprimono il fabbisogno di discariche e l’assurda tendenza a spedire all’estero rifiuti indifferenziati. Non va sottaciuto che in Italia per valorizzare i 167,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e speciali prodotti ogni anno sarebbero necessari ben 80 termovalorizzatori in luogo dei 48 esistenti, altrettante piattaforme ecologiche per lo stoccaggio e la valorizzazione dell’umido FORSU (Frazione organica rifiuti solidi urbani) nonché per il riciclo tecnologico, il compostaggio ed il riutilizzo di prodotti recuperati.

Non guasta un accenno alla situazione anomala dei RSU di Roma. La capitale non si è dotata di piattaforme ecologiche per lo stoccaggio e la valorizzazione di rifiuti solidi e umidi. Eppure i romani producono almeno 4500 tonnellate al giorno di RSU indifferenziati che finiscono in discarica o vengono spediti all’estero. Con la raccolta differenziata “porta a porta” la capitale potrebbe selezionare ben 500 mila tonnellate all’anno di FORSU. Con un solo impianto di digestione anaerobico di umido, della potenzialità di 500 mila tonnellate ogni anno, a Roma si potrebbe produrre energia elettrica per 65 mila Megawattora, oltre a compost per l’agricoltura del valore di 30 euro per tonnellata di umido. Dalla termovalorizzazione di RSU e speciali residuali della raccolta differenziata di potrebbe ricavare benefici economici di almeno 70 euro a tonnellata.

Manfredi Villani

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Commenti all'articolo
  1. Ottimo articolo. Speriamo che lo legga, almeno, l’On. Di Gioa. Caro Manfredi, per anni ho lottato, ragionando invano, come ragioni tu. Quando ero Presidente della Comunità Montana Partenio, avevo programmato la costruzione del termovalorizzatore. Fini il mandato e tutto abortì.

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