lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Bolognesi:
Gli “angoli” del pensiero socialista
Pubblicato il 04-09-2014


Sul finire di agosto mi è successo di incontrare, del tutto casualmente, alcuni ex-compagni di partito, nel senso di iscritti al PSI della Prima Repubblica, pure loro convenuti in quello stesso luogo conviviale a reciproca insaputa.

Questa piacevole “fatalità” ci ha permesso di rivangare i comuni tempi andati, e anche di rapportarli ai giorni attuali, con tutte le rispettive valutazioni, e uno del gruppo, ancora nel fiore degli anni rispetto agli altri di noi un poco più attempati, ricordava con grande piacere quella sua militanza giovanile, e le partecipazioni ai nostri Direttivi, di vario livello, dove i membri più maturi di età, o con maggiore esperienza politica, ovvero autorevolezza, tracciavano la “linea” e fornivano comunque ai “principianti” elementi di confronto e discussione.

Visto che anch’io li frequentai per una lunga stagione, ebbi talvolta a chiedermi se quegli incontri fossero effettivamente sempre utili, ma nel corso degli anni ho poi dovuto ricredermi circa i dubbi di allora, perché in quella “scuola” si imparavano due non secondari principi, andati poi abbastanza in disuso, ossia il sapere aspettare il “proprio turno” e puntare al nocciolo dei problemi lasciando perdere i fronzoli, o comunque saperli distinguere per guardare alla sostanza delle cose.

Non mancavano ovviamente i personalismi, e certuni segni di “carrierismo”, ma erano in ogni caso calmierati da una buona dose di collegialità, e spero di essere stato anch’io un discreto “allievo” e di aver messo a frutto quei preziosi “insegnamenti”, che possono valere per ogni ambito del nostro vivere.

Del tutto comprensibile, pertanto, la contagiante nostalgia del nostro più giovane amico, e sull’onda di quei ricordi è venuto naturale e spontaneo chiedersi perché mai non potrebbe ricostituirsi una forza socialista con numeri elettorali significativi, visto che di riformismo vero si sente grande bisogno, salvo poi convenire che al momento non paiono sussisterne le condizioni.

A meno che non spunti una figura “carismatica” in grado di interpretare e riunire le diverse anime e sensibilità del popolo socialista (così differenti tra loro da averne orientato una parte, nel post Tangentoli, sul centrodestra e l’altra sul centrosinistra) e capace altresì di attrarre ed aggregare altri consensi.

Ma se adesso manca lo spazio per una rinascita numerica, almeno dal nostro osservatorio, resa ancora più ardua dalla mancanza di sedi e di mezzi, può essere intanto tentata una rimonta “intellettuale”, sperando che sia di aiuto alla prima, anche avvalendosi degli strumenti on-line che sono disponibili, vedi ad esempio l’Avanti!, ma non solo.

È vero che sono degli “angoli”, rispetto alla risonanza e visibilità che può dare la grande stampa, ma possono comunque raggiungere e sensibilizzare lettori “esterni”, e possono avere inoltre un importante compito “interno”, per chi intenda avvalersene intervenendo sui vari argomenti: confrontare le reciproche opinioni, e misurare in tal modo quale sia oggi il grado di sintonia, ovvero di dissonanza, tra le diverse componenti della diaspora socialista.

Paolo Bolognesi

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Commenti all'articolo
  1. Ritengo che il Partito Socialista sia stato, nel tempo, l’unica vera espressione democratica a sinistra e, pur essendo politicamente su sponde un poco piu’ destrorse, auspico che questo invito di Bolognesi possa essere raccolto e sviluppato: un Partito Socialista forte, sarebbe un bene prezioso e una garanzia di equita’ sociale, per questo paese sull’ orlo del baratro.

  2. Sono iscritto al psi dal 1959 e aldilà del peso intellettuale dei singoli componenti, certo non di poco conto, ciò che dobbiamo difendere, non per spirito nostalgico ma per la stringente attualità, è il valore delle nostre elaborazioni politiche. Cito solo una modalità: tutte le relazioni congressuali avevano una premessa di politica internazionale; ve ne siete accorti se, oggi, qualcuno lo faccia?

  3. Le parole di Silvio Minardi mi fanno riesumare con piacere un’altra “specificità” socialista.

    Quando, negli anni di Tangentopoli, ci si riuniva per prendere decisioni e fare scelte difficili, sofferte e controverse, tanto che ci si divise anche sul dove collocarsi politicamente visto che il Partito si stava sfaldando per “cause” esterne, vi furono certamente tensioni e discussioni accese, com’era inevitabile in momenti così convulsi e travagliati, ma ricordo comunque un clima di sostanziale e reciproco rispetto, anche tra chi, come dicevo, ha poi preso strade diverse.

    Non mi sembra una “dote” di poco conto, specie se confrontata ai giorni nostri, nel senso che i comportamenti “politici”, individuali e collettivi, quando non sono improvvisati ma hanno un collaudato retroterra, riescono a non diventare scomposti anche in situazioni complicate e sfavorevoli.

    Paolo Bolognesi 09.09.2014

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