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Opinioni e commenti
 

Confucio e l’Italia
Pubblicato il 03-09-2014


Una grande massima di Confucio recita così: “Se cerchi una mano disposta ad aiutarti la puoi trovare alla fine del tuo braccio”. Mi pare che ben si attagli all’Italia di oggi. A prescindere dai vincoli, dall’Europa, dalla Bce, il nostro Paese vuole o no risolvere i suoi problemi che non sono di oggi, ma che si aggravano ogni giorno di più se restano irrisolti? Se abbiamo il debito in rapporto al Pil più alto d’Europa, Grecia esclusa, di chi è la colpa? Se abbiamo, contrariamente alla Spagna, ancora un segno meno sullo sviluppo nel primo semestre del 2014, di chi è la colpa? Se abbiamo la disoccupazione così alta (è quasi al 13 per cento) e un giovane su due non trova lavoro (al Sud due si tre), di chi è la colpa?

E quando parliamo dei vincoli, e in particolare del 3 per cento nel rapporto tra deficit annuo e Pil non ci chiediamo chi ha sottoscritto Maastricht e perché, negli anni seguenti, l’Italia non ha messo in discussione quel parametro, chiedendone ufficialmente una revisione? È vero. La politica del rigore si è dimostrata fallimentare. Non ci voleva un genio per capirlo. Il rigore se applicato anche agli investimenti produce meno sviluppo e dunque alza il debito in rapporto al Pil, che i governi Monti, Letta e anche Renzi, hanno solo visto aumentare. È vero. Né la Bce né l’Europa possono impartirci ordini e nemmeno fare per noi scelte economiche. Soprattutto fino a che manca l’Europa politica, con veri ministeri europei che decidono, compreso quello dell’economia. Ma se tutti ci dicono la stessa cosa, e cioè che l’Italia deve fare le riforme e in particolare abbassare le tasse, cambiare le regole del mercato del lavoro, tagliare la spesa, vuoi che tutti siano in errore e noi nel giusto?

Guardiamo la mano alla fine del nostro braccio e cerchiamo quella prima di chiedere quella degli altri. C’è tanto lavoro da fare. Io credo ancora che Renzi meriti fiducia. Ma a tempo. Mi spaventa, del fondo di Polito sul Corriere di oggi, dove il noto editorialista elogia il passaggio dalla fretta renziana alla più ponderata e saggia lentezza, quella scansione dei tempi sul Jobs act. Annunciata per settembre la legge delega, pare che la conclusione arrivi solo a fine dicembre, per essere applicata solo alla primavera del 2015. Siccome le previsioni dei tempi sono sempre ottimistiche diciamo che ci vorrà almeno un anno. Va bene tralasciare l’enfasi della svoltabuona, delle slide che trasformano il mondo, dei cento giorni per cambiare l’Italia. Però siamo in una situazione eccezionale. Non si può passare mesi e anni a cincischiare sperando che l’Europa ci aiuti.

Nessuno ci aiuterà se non sapremo farlo da soli. Le ricette sono sempre le stesse. Tagliare la tasse, e corposamente, anche uscendo dal vincolo del 3 per cento, tagliare la spesa per quel che si può, senza enfatizzare i due soldi risparmiati da un Senato che non sarà più elettivo e remunerato e dall’eliminazione dei consigli e delle giunte provinciali (delle auto blù e meglio non parlare per carità di Dio). E cambiare le norme che regolano il mercato del lavoro. Ma ci rendiamo conto che con l’applauso dei sindacati la Fornero ha fatto l’esatto contrario di quello che si può, si deve, si vuole fare adesso, se si imita il modello tedesco? Mi fanno un po’ ridere le obiezioni. Viviamo in una situazione in cui il lavoro sfugge, non c’è, ed è riservato a pochi. E noi irrigidiamo le assunzioni, le blindiamo da regole buone in una fase di sviluppo, come appunto era quella di cinquant’anni fa. E siamo sicuri di aver fatto l’interesse degli italiani. Pazzia.

Non c’è che dire. Siamo geni. Se l’Italia ha rinnovato la sua classe dirigente, in base a quel principio che si applicava all’automobile, e cioè della rottamazione, che personalmente ho sempre considerato offensivo perché equipara un uomo a una macchina, si rottamino le idee. Le idee devono essere nuove. Perché uomini nuovi con idee vecchie sono come carrozzerie con motori antichi, per restare al tema. Anche Landini è relativamente giovane e mi pare sensibile al tema del cambiamento. I metallurgici in Germania sono stati protagonisti della fase di passaggio dal vecchio al nuovo regime del mondo del lavoro. Non dimentichiamo che in Italia non esiste la cogestione, dunque la responsabilizzazione degli operai e degli impiegati nelle scelte aziendali, e che su questo piano molto si potrebbe fare anche da noi. Nuovo non significa peggio. Mi spaventano alcuni commenti, anche dei nostri, che temono che i lavoratori facciano un passo indietro. Io vorrei innanzitutto che i disoccupati facessero un passo avanti. Sono troppi, troppe famiglie in difficoltà, troppi giovani costretti a lasciare l’Italia. Continuiamo a conservare l’esistente e a pensare che sia tutta colpa dell’Europa e sarà sempre peggio.

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Commenti all'articolo
  1. Buongiorno Del Bue,
    lo sa che, riflettendo sul suo editoriale, e ripensando alle balle che ci propinano quotidianamente sul come risolvere i nostri guai (vedi auto blu appunto, o riforma del Senato), mi viene in mente quest’immagine. Quando per dimostrare che per tagliare i costi si mettono a vendere 20 auto blu su Ebay o risparmiano sulle fotocopie, quando invece vorresti dire loro che bisognerebbe risparmiare su stipendi e pensioni d’oro della classe politica (scusi se tiro in ballo la sua ex categoria) o su grandi opere pubbliche inutili o ancora smettessero di alimentare centinaia di enti inutili e sulla carta inesistenti, mi sembrerebbe come quando tu indicassi la luna ad una persona e lui, anziché osservare il nostro satellite illuminato dal Sole, invece ti guardasse il dito.

  2. Finalmente delle parole chiare e un pensiero concreto. Servono idee nuove, competenza e professionalità, coraggio nelle scelte decisionali. Bene le facce nuove, ma non con pensieri vecchi. Magari anche qualche pensiero politico sulle scelte da intraprendere, come si fa sull’Avanti.

  3. Bravo direttore .
    Ben detto il riferimento Conficiano , io però ne ho un’altro che si presta molto alla situazione italiana, non è esotico anzi molto nostrano e dice ” intanto che l’erba cresce il cavallo muore ” .
    Fiducia a Renzi ? Sarò sincero Renzi e i giovani Boys, sono come Sandrone , la maschera delle nostre parti ebbene quando ancora la politca si faceva anche con i burattini , in uno spettacolo Sandrone diventa sindaco del paese,l incontra l’amico Fagiolino che gli chiede ” sandrone come va da sindaco” e lui risponde ” và bene, non si fà fatica solo una cosa mi costa stò mettendo tante firme che mi sembra di fare ogni giorno un cimitero ” questo ovviamente perchè lui era analfabeta..
    Sempre Sandrone sindaco riceve una delegazione di cittadini, lui chiede in cosa puo aiutarli e questi gli dicono una cosa semplice , la gente ha fame e lui, nella sua ingenuita, risponde che faceva anticipare di un’ora l’intervallo di pranzo., così potevano andare a casa e mangiare
    . Guardiamo in fondo al nostro braccio direttore , cerchiamo una mano socialista e non Bertinottiana, questi sono analfabeti in politca e sulle questioni economiche ci mandano prima a casa per il pranzo .
    Di 43 miliardi si sono trovati mezzi per 3,9 e per quest’anno miliardi 0,500, per la scuola 150.00 mila precari assunti ma dal 2015 il prossimo anno e intanto prendiamo tempo e campa cavallo, Questo sta in piedi per Del Rio , Padoan, Poletti e con la super visione di Napolitano., sospendo il giudizio sulla Mogherini.
    Forse però ancora una volta mi dimentico che Avanti non è al governo, ma il direttore è un dirigente del partito, cerca e cerchiamo allora la mano socialista , saremo utile al”Italia. senza essere Bertinottiani
    Fraterni Salurti
    Compagno Maurizio Molinari
    Consigliere nazionale
    Off.molinari@libero.it

  4. Cambiamo pure il mercato del lavoro, anche perché, se continua così, non ci sarà più il mercato. Mancheranno le bancarelle che vendono il lavoro.
    Bisogna incidere dove c’è la carne. Spolpare la burocrazia improduttiva, le doppie pensioni d’oro. Arrischiare che questi gerontoidi ricorrano alla corte costituzionale e contestare l’eventuale decisione sfavorevole con una raccolta di firme.
    I gerontoidi non sono tutti improduttivi, vedi il nostro Presidente della Repubblica, che lavora alacremente. Tuttavia anche egli dovrebbe mollare uno dei due o tre emolumenti che percepisce.
    Sarebbe un bel segnale anche per tutti gli altri, da Monti ad Amato e a tanti, anche “nostri” illustri deputati ed ex onorevoli.

  5. Buon articolo direttore però, in consonanza con le moderne metodologie di analisi dei incidenti e delle non conformità, riterrei più utile indagare a fondo le cause piuttosto che colpe con lo scopo di definire azioni correttive praticabili. Ho l’impressione che si scoprirebbero cause che albergano in uno stato corporativo ché non è espressione di una nazione e neppure di comunità in cui la mentalità familistica amorale al nord inquina la vita sociale ed al sud ne è l’essenza facendo si che non si possa neppure parlare di vita sociale civile. Un’analisi di questo tipo ci consentirebbe però di estrarre la testa dalla sabbia, guardare la realtà è parlare agli italiani dice do loro che.non sono un popolo ma solo un’accozzaglia di particolarismi e che pertanto il sistema, inteso come insieme di equazioni non è risolvibile. Forse parzialmente da altri come, peraltro. è storicamente sempre stato.

  6. Delle tante cose giuste da fare scritte nell’articolo (art. 18 a parte, leggersi Ballistreri), la prima è abbassare le tasse e posso condividere, perché sono troppe e troppo alte. …. Solo per chi le paga però: il problema più grande rimane, secondo me, quella voragine di circa 800 miliardi di euro annui, letteralmente rubati dall’evasione. Saluti socialisti!

  7. Caro Mauro io non sono un economista. Il mio povero padre mi raccomandava di spendere per vivere bene ma di risparmiare sempre un minimo del mio guadagno mensile. Orbene devo arguire che abbiamo speso più di quanto erano i nostri guadagni e ciò ha prodotto un debito molto elevato. Draghi ha abbassato il costo del denaro a euro 0,05% ma di questa manovra ne possono beneficiare solo i privati e non lo stato italiano ossia gli italiani che devono pagare il loro debito con un costo del 5% ossia 10 volte di più; poichè abbiamo un debito per cui dobbiamo pagare 70 miliardi annue di solo interessi ne consegue che siamo destinati a fallire come stato o fare una guerra contro i sorprusi che l’ Europa impone agli Italiani. Se non si annulla il debito qualsiasi manovra è destinata a fallire. E poi che serve fare manovre per il lavoro se le imprese delocalizzano ed il lavoro non c’ è.
    Ti leggo sempre con interesse ma ti vorrei un po’ più critico o meglio meno cronista
    fraterni saluti Alfonso

  8. Bene Mauro, insistiamo sulla cogestione ( codecisione ) dei lavoratori ( operai, impiagati, tecnici ) sarebbe la vera grande conquista da introdurre in Italia nel rapporto tra aziende e dipendenti. Se va bene il modello tedesco che sia esteso in tutte le sue componenti. Ecco un tema che potrebbe fa uscire I Socialisti dall’anonimato e dall’irrilevanza politica.

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