domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Contrabbandano coca con l’auto del Cardinale
Pubblicato il 16-09-2014


Santa-sede-auto-drogaUna notizia degna di una trama di un film comico: alla dogana francese è stata fermata domenica scorsa (ma la notizia è uscita solo oggi) un’auto della Santa Sede , ma a bordo non c’erano prelati, c’erano invece due tipi con quattro chili di coca e due etti di cannabis. L’auto, con targa della Santa Sede, è stata fermata a un casello autostradale di Chambery con a bordo due italiani di 30 e 41 anni, che però non avevano un passaporto diplomatico, ma avevano invece nascosto la droga dentro le valige del bagagliaio. Grande imbarazzo quando i doganieri hanno appurato che il proprietario dell’auto era il cardinale argentino Jorge Maria Mejia, 91 anni, bibliotecario emerito della Santa Sede. Il quotidiano Avvenire ha spiegato l’incresciosa vicenda, precisando che i due avevano approfittato del Cardinale che qualche giorno fa gli aveva affidato l’auto per portarla in una carrozzeria per delle riparazioni.
Una nota del Vaticano, del portavoce padre Federico Lombardi, ha tenuto a precisare che i due uomini non sono dipendenti o membri della Santa Sede.
«Confermo che la macchina del card. Mejia – ha detto il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – è stata fermata in Francia, non sono in grado di dire quante persone ci fossero a bordo, ma posso affermare che non sono coinvolte persone della Santa Sede, né ovviamente il card. Mejia, che è anziano e malato. Toccherà alle autorità di polizia proseguire le indagini».

Intanto i due, di cui non sono state rese note le generalità, avrebbero approfittato dell’occasione di avere una targa che non destasse sospetti per andare in Spagna dova hanno comprato la droga.

La notizia ha suscitato ilarità e ricorda molto la storia di non molto tempo fa quando nella fretta di comunicare la notizia del monito papale verso i pedofili, i redattori del televideo Rai scrissero: “Papa, pene più duro per abusi su minori”. Allora come adesso la Santa Sede non c’entra nulla. Ma queste notizie scatenano sempre la Rete come l’ultima gaffe di Papa Francesco che durante l’Angelus del 2 marzo disse “in questo c…” invece che in “questo caso”.

Da buoni cattolici si può umanamente errare e da brave persone ci si può ironizzare.

Liberato Ricciardi

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