sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Convinti e renziani
Pubblicato il 23-09-2014


Berlusconi ha costruito e mantenuto nel Paese il proprio ventennale consenso su tre questioni, in particolare: giustizia, fisco, politiche del lavoro.

Non che le ferite sul corpo dello Stato si misurassero esclusivamente in tali ambiti. Tante, infatti, erano e sono le arretratezze, i limiti, le distorsioni del nostro sistema.

Ma proprio con riferimento a questi ambiti, da sempre, si sono registrate, rispetto a qualsiasi ipotesi di soluzione o riforma, le resistenze più ingiuste e i conservatorismi più odiosi e non solo in quanto esercitati con più durezza e ostinazione che in altri campi, ma soprattutto perché ad opera di corpi sociali e rappresentanze di interessi più di altri riconosciuti come irresponsabili, incoerenti,  inaffidabili e, in una parola, indifendibili.

Su questi tre fronti, a sentire gli interventi programmatici svolti alle Camere nella scorsa settimana, Renzi pare volersi giocare, parole sue, l’osso del collo.

Solo il fatto che un leader di centrosinistra individui tali questioni come ‘le’ questioni, dopo anni di una coalizione in costante rincorsa, quando non imbarazzata, su questi temi, basterebbe a motivarne un sostegno aperto e pieno.

Ma v’è di più.

Circa la prima questione, giustizia, si è ancora ai titoli. Ma già non è poco che tali titoli non siano quelli dettati dai documenti dell’Anm o da qualche procuratore influente.

Quanto al secondo fronte, fisco, un preambolo è stato scritto ed è quello degli 80€. Misura di scarso sostegno ai redditi individuali e poco incisiva circa lo scenario macro? Agli autorevoli economisti, che ricordano sempre più quei velisti della domenica che conoscono a memoria la rosa dei venti ma di persona non capiscono mai da dove tiri veramente, l’ardua sentenza. A chi voglia essere onesto intellettualmente, tuttavia, basti ricordare quale sia il rapporto tra 80€ e il reddito medio di un lavoratore dipendente. E, comunque, è l’idea che lo Stato fermi la propria voracità di risorse private ad essere convincente e, per una sinistra cresciuta a ‘Le tasse? Bellissime’, di un buon senso disarmante e rivoluzionario.

Riguardo il terzo ambito, le politiche del lavoro, siamo alla storia di questi giorni e alla telenovela di sempre. Per mettere i piedi nel piatto, pensare all’articolo 18 come ad un presidio di giustizia e legalità irrinunciabile (cui, peraltro, le centrali sindacali, per legge, rinunciano ben volentieri e ormai da anni) non è un delitto, bensì un errore. L’articolo 18, di cui molti parlano ma che pochi conoscono, non stabilisce il principio, questo sì irrinunciabile, circa la necessità che un licenziamento, per essere legittimo, debba essere sostenuto da una giusta causa o da un giustificato motivo, oltreché non essere discriminatorio. Esso semmai – e basterebbe leggerne il titolo… – prevede una tutela, un rimedio in caso di licenziamento illegittimo, allorquando l’azienda presenti una determinata dimensione. Ogni tutela, tuttavia, non solo può, ma deve aggiornarsi con lo sviluppo della società all’interno della quale essa è pensata e, in quanto tale, inoltre, non può non essere valutata in una prospettiva di sistema complessiva (tipologie contrattuali, ammortizzatori sociali, formazione). Questo è quanto va proponendo Renzi e questo è forse, viene da sospettare, ciò che spaventa davvero, e cioè non l’idea della modifica di una singola, per quanto evocativa, norma, ma il salto in una dimensione nuova nelle relazioni di lavoro, con qualche interlocutore nuovo, qualche protagonista che dovrà rinnovarsi e, soprattutto, qualche rendita di posizione che verrà a mancare.

Mai come in questa fase, insomma, siamo stati convinti da Renzi. Mai come in questi giorni dovremmo iniziare a sentirci renziani.

Federico Parea

 

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Commenti all'articolo
  1. Ci sono modi migliori di dichiararsi renziani convinti che una serie di premesse senza conclusioni. Questo articolo somiglia ad un coitus interruptus. Probabilmente è saltata qualche frase.

  2. Sì, è davvero un gran merito quello di togliere le tutele conquistate dai lavoratori contro i licenziamenti illegittimi…! La battaglia, caro amico, dovrebbe essere finalizzata ad estendere queste tutele a chi oggi ne è privo. Ma forse qui le cose si complicano un po’…

  3. E te parea che Mauro non andava a scomodare un signore che la pensa come lui? Questa storia della inapplicabilità dell’art. 18 ai dipendenti delle OO.SS. e, magari anche dei partiti, andrebbe chiarita.

  4. Cari compagni, non penso che il buon Mauro rimasto l’unico opinionista del partito solo per questo sia depositario della verità rivelata, ne penso che basti un commento di poche parole per affrontare argomenti di rilevanza vitale per il futuro del paese. Se vogliamo lavorare seriamente apriamo un confronto nelle sedi deputate e li proviamo a convincerci reciprocamente di quali siano le soluzioni migliori.

  5. Se non ho inteso male le parole dell’articolista, la giustizia, il fisco e le politiche del lavoro, sono state le questioni cardine dell’azione politica del Cavaliere, e ora sarebbero divenute il “cavallo di battaglia” dell’attuale primo ministro, e basterebbe questo a motivarne un sostegno aperto e pieno.

    Quanti nel centrosinistra la pensano così, e forse non sono in pochi stando ai ragionamenti che adesso si sentono in giro, dovrebbero perlomeno ammettere, valendo anche per loro la proprietà transitiva, che forse il Cavaliere non aveva torto, se non possono arrivare a dire che aveva ragione.

    Un po’ di lealtà ed obiettività politica, pure a posteriori, non guasta mai, anche come esempio per le nuove generazioni.

    Paolo B. 24.09.2014

  6. Federico ciao. Scusa, una domanda: tu hai un lavoro? Spero di sì per te, perchè c’è chi un lavoro lo cerca diperatamente con due figli a carico e la moglie che un venerdì è stata avvisata per sms di non presentarsi in ufficio il lunedì successivo perchè l’azienda avrebbe chiuso, per sempre………….Forse tutti noi, Renzi in primis, dovremmo impegnarci per ” creare” lavoro, non a togliere tutele a chi il lavoro , fortunatamente, ce l’ha! E non venirmi a dire che “licenziare senza una giusta causa” creerà lavoro! Per favore, smettiamola di prenderci per i fondelli e di prendere per i fondelli chi vive i grossi problemi del vivere quotidiano nelle difficoltà attuali……….

  7. Compagni, senza entrare nel merito delle posizioni, giusto un chiarimento di base vista la confusione che troppo spesso regna sull’argomento: abrogare l’art.18 NON significa che da domani si potrà licenziare senza giusta causa o giustificato motivo, in quanto l’art.18 semplicemente prevede in caso licenziamento illegittimo la cosiddetta tutela reale, ossia la reintegra sul posto di lavoro nelle aziende con più di 15 dipendenti. Chiaro? Nelle aziende al di sotto di tale soglia l’art. 18 già NON si applica e la tutela prevista è quella obbligatoria (risarcimento commisurato in tot mensilità). Ergo intervenire sull’art.18 significa solo modificare tale tutela e non già consentire che si possa licenziare ad nutum, in quanto le norme sui licenziamenti sono chiare e precise (codice civile, legge 604/1966, legge 300/1970, legge 108/1990). Grazie

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