sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cooperazione: il turismo per lo sviluppo
Pubblicato il 08-09-2014


El Quseir non è solo la spiaggia dove prendi il sole o il mare cristallino dove si pratica lo snorkeling. El Quseir non è solo il resort a cinque stelle con cibo, acqua corrente ed energia elettrica a tutte le ore.

El Quseir sono i bambini eccitati nel vedere turisti che li fotografano, che ti corrono incontro perché sperano di ricavare qualche soldo, che ti sorridono gioiosamente ignari del destino che li attende. Ad El Quseir spesso manca l’acqua e l’illuminazione; mancano condizioni igieniche accettabili. El Quseir sono le donne velate, infastidite nel vedere la diversità delle occidentali. I loro occhi trapelano lo sdegno nell’osservarci ma anche la curiosità, e forse il desiderio, di poter vivere come noi. Tra carri trainati da asini ed abitazioni prive anche del minimo indispensabile, si ergono i villaggi turistici. Piscine d’acqua dolce, d’acqua salata – qualcuno le vorrebbe anche dolce e salata allo stesso tempo – riempite di persone che credono di essere in Egitto, ma che dell’Egitto non sanno proprio nulla. Sorgerebbe, quindi, spontaneo farsi prendere da (finti) pietismi ed accusare le strutture alberghiere di immoralità. Ma non è così. Proviamo a ribaltare la prospettiva. Infatti è per mezzo dei villaggi turistici che al El Quseir, oggi, qualche negozio di souvenir vende i suoi prodotti. Che gli abitanti hanno la possibilità di far conoscere la secolare, pacifica convivenza tra cristiani copti e musulmani. È grazie ai villaggi turistici che qualche fortunato del posto può lavorarvi all’interno, guadagnarsi da vivere e mantenere la propria famiglia. Ma per il resto della popolazione non c’è che l’indigenza. Come dunque fare in modo che il turismo sia una fonte di reddito per tutti? Conosciamo i limiti dei “sistemi politici” e di come il reddito generato dagli investimenti occidentali si disperda in mille, ma noti, rivoli.
Perché allora non responsabilizzare direttamente le imprese che si insediano con i loro resort? Che siano esse – che spesso alle dichiarazioni dei propri codici etici raramente fanno seguito – a realizzare localmente opere o iniziative a vantaggio diretto della collettività: una fontana d’acqua potabile, un campo da calcio per bambini, anche una semplice strada asfaltata! Tutto ciò farebbe apprezzare localmente  il turismo come un vantaggio, una fonte di benessere e non come una moderna forma di nuova spoliazione.

Francesca Fermanelli

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