mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

CORREGGERE LA SQUOLA
Pubblicato il 02-09-2014


Riforma scuola

Detto fatto. Dopo la presentazione del sito passodopopasso è ora di mettere i contenuti. O almeno di provarci. Al primo posto, come detto,  la scuola. Il premier Matteo Renzi nella sua enews ne ha anticipato i contenuti. “Noi non facciamo – ha detto – l’ennesima riforma della scuola. Noi proponiamo un nuovo patto educativo”. Renzi ha spiegato che verrà proposto agli insegnanti di superare il meccanismo atroce del precariato permanente e della supplentite. “Ma chiederemo loro – ha detto il premier – di accettare che gli scatti di carriera siano basati sul merito e non semplicemente sull’anzianità: sarà, una svolta enorme”.

Ma come tutte le riforme sono necessarie le risorse per realizzarle. Nella scuola, ha scritto ancora Renzi, “metteremo più soldi, ma facendo comunque tanta spending review: perché educare non è mai un costo, ma gli sprechi sono inaccettabili soprattutto nei settori chiave. Nella legge di stabilità ci saranno le prime risorse e da gennaio gli atti normativi conseguenti. Nel frattempo continueremo a investire sull’edilizia scolastica, sbloccando il patto a quei comuni che hanno progetti seri”. Il capo del governo ha poi spiegato che il “nuovo patto educativo” conterrà “alcune idee nel merito per rendere la scuola sempre più strumento di crescita per il giovane cittadino. Ma anche per il Paese.

Si tratta di proposte, non di diktat prendere o lasciare”. Poi Renzi ha parlato del timing. Si partirà da metà mese: “Dal 15 settembre al 15 novembre ascolteremo tutti, a cominciare dagli studenti che sono per noi protagonisti, non spettatori. Nella legge di stabilità ci saranno le prime risorse e da gennaio gli atti normativi conseguenti”.

Il presidente del consiglio intende coinvolgere i diretti interessati. “Chiederemo alle famiglie e agli studenti se condividono le nostre proposte sui temi oggetto di insegnamento, le materie, quelli che quando andavamo a scuola noi chiamavamo il programma: dalla storia dell’arte alla musica, all’inglese”. Infine una parola anche per i dirigenti scolastici: “Chiederemo ai presidi di fare di più, aumentando competenze e responsabilità, ma anche snellendo la struttura amministrativa attraverso un percorso di digitalizzazione procedurale spinta”.

“Il partito socialista – ha detto il responsabile scuola del Psi Giancarlo Volpari  – da sempre sostiene la necessità di mettere in primo piano il ruolo della scuola pubblica. Gli interventi legislativi più urgenti riguardano, in primo luogo, l’eliminazione, nei limiti del possibile, del precariato e dell’istituto della supplenza, attraverso la forma della creazione di un unico organico funzionale a disposizione delle scuole in rete. Altro tema – ha continuato – è quello di porre rimedio ad alcuni aspetti della riforma Gelmini, ad esempio riportando risorse al modello di scuola a tempo pieno nella scuola primaria. Nell’ottica di rendere la scuola statale un luogo accogliente è necessario intervenire per potenziare gli investimenti sull’edilizia scolastica. Come socialisti – ha concluso – non possiamo non sottolineare la necessità di mantenere e possibilmente migliorare gli interventi a sostegno degli alunni con difficoltà e modelli di scuola aperta il pomeriggio.
‘Noi non facciamo l’ennesima riforma della scuola. Noi proponiamo un nuovo patto educativo’ e con questa dichiarazione il presidente del consiglio Renzi ha portato il tono della sua comunicazione sul piano della disponibilità all’ascolto ed al confronto. Un punto a favore che speriamo non venga poi smentito nei fatti.
Pieno accordo, quindi, sull’inutilità di ipotizzare riforme radicali utili solo a perdere tempo nella ricerca di inesistenti modelli ideali perfetti. Apprezzamento anche per la proposta di pensare insieme un “nuovo patto educativo” che coinvolga tutte le componenti della scuola: insegnanti, studenti, genitori e personale ausiliario. A questo proposito potrebbe anche essere utile rileggere i vecchi ma non superati decreti delegati degli anni settanta sulla gestione sociale della scuola e ripensare il ruolo degli organismi che ancora permangono”.

Per il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna le due emergenze della scuola da affrontare subito “sono le basse retribuzioni e il precariato. Sulla prima non c’è altra strada, va rinnovato il contratto e definite le risorse già nella legge di Stabilità; per la seconda va predisposto un piano di immissioni in ruolo e l’organico funzionale per dare stabilità al personale e al sistema. E’ importante che il Governo abbia evidenziato che la scuola è centrale per il Paese e che il lavoro degli insegnanti sarà determinante nel processo di sviluppo. La scuola e il lavoro che vi si svolge – ha sottolineato – vanno sostenuti e valorizzati. L’ipotesi di avviare su questi temi una consultazione ampia appare condivisibile ma – ha messo in guardia Di Menna – attenzione a non trasformare la giusta esigenza di condivisione in un dibattito permanente.

Ne abbiamo avuto già esperienza e il risultato è stato solo di stressare scuole e insegnanti. Per Di Menna “se il Governo vuole rendere la scuola centrale non può eludere scelte difficili. È – ha spiegato – la vera questione politica del Paese: togliere spese inutili, eliminare gli sprechi e liberare risorse per quella che è la priorità per il futuro del Paese. Si tratta di riportare l’Italia – ha continuato il segretario generale della Uil Scuola – ai livelli europei. Siamo penultimi (8%), dopo di noi solo la Romania (7,4%) per il volume di spesa in istruzione rispetto all’insieme della spesa pubblica totale. La media europea è del 9,7%. C’e’ una tabella Eurostat che sintetizza tale situazione che deve essere bussola per il Governo”.

Un’apertura al dialogo è arrivata anche da parte della Cisl a condizione, però, che non si tocchino gli scatti di anzianità, perché sono un riconoscimento all’esperienza che esiste in tutti i Paesi dell’Ue. “Gli scatti di anzianità – ha detto il segretario della Cisl Scuola, Francesco Scrima – significano esperienza professionale, cioè qualcosa che viene riconosciuta in tutti i paesi dell’Ue. Se il governo intendesse stabilizzare i precari a fronte di una eliminazione di questi scatti noi diciamo ovviamente no perché non sarebbe una proposta. Anzi, sembrerebbe un ricatto. Se invece l’esecutivo facesse delle proposte sul riconoscimento della professionalità noi saremmo pronti a discuterne sedendoci intorno a un tavolo”.

Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, pur avendo bisogno di una riforma per il settore “bisognerebbe smettere di dire che abbiamo una scuola disastrosa, perché non si può essere contemporaneamente il Paese della fuga dei cervelli e il Paese che ha un sistema scolastico disastrato”. Un sistema scolastico, ha proseguito, “che ha bisogno di una riforma a partire dall’allungamento dell’obbligo scolastico, che – ha osservato – richieda di mettere fine alla lunga stagione del precariato e, insieme, di ricostruire un equilibrio tra allungamento dell’istruzione e la qualificazione dell’istruzione tecnica”.

Si parla di scuola, ma tra i problemi aperti e strettamente connesso a quello della scuola, c’è anche quello dell’Università. Per la responsabile università del Psi Maria Rosaria Cuocolo la riforma della scuola deve partire dalle necessità delle famiglie e quindi dalle politiche di sostegno. “Bisogna sostenere le difficoltà delle famiglie. Questo era un compito di cui si faceva carico la scuola pubblica e che deve essere al centro di ogni riforma. Un punto che include la nostra visione storica è l’attenzione che i socialisti hanno sempre avuto per la scuola pubblica, con l’integrazione dei sapere e della conservazione del principio delle pari opportunità. Questo vuol dire sostegno economico alle famiglie, tornando così a cavalcare il nostro cavallo di battaglia dell’investimento nel pubblico perché l’informazione non può esser data ai privati così come non si può trattare con equivalenza economica il pubblico e il privato”.

La Cuocolo ha poi evidenziato come dai dati Ocse emerge che i giovani italiani hanno una bassa preparazione in matematica. “Questa – ha detto – è una materia fondamentale per strutturate la formazione dei giovani e per avere accesso a lavori qualificanti. Se i ragazzi non sono preparati in questa materia saranno limitati nelle scelte scientifiche e quindi nelle discipline trainanti. La carenza è metodica di docenza: il docente preparato tecnicamente per rendere la materia appetibile. La comunicazione quindi è fondamentale per poter trasferire al meglio i saperi”.

Un altro punto è quello del trattamento economico. “L’aumento di stipendio non deve essere un automatismo ma va legato al merito e adeguato al ruolo sociale che ricoprono, ma allo stesso tempo non ha senso legarlo alla precarietà con il rischio di mettere contro le generazioni e creare dei precari storici”. Per la Cuocolo sarebbe necessaria una “riduzione del numero dei ragazzi per ogni classe in modo da poterli seguire meglio con l’aggiunta di insegnanti di sostegno aprendo così lo spazio per l’assorbimento del precariato. Ma si tratta di sapere quanto si vuole investire nella formazione pubblica. Insomma – ha concluso – il punto è che va restituito un ruolo sociale alla scuola in modo da dare una crescita al territorio come forma di stimolo che vada oltre l’impegno scolastico”.

LE NOVITÀ

L’alternanza duale
In Italia studia e contemporaneamente fa esperienze di lavoro meno del 4% degli studenti under29. In Germania, grazie al modello di alternanza duale, si sale al 22,1 per cento, contro una media Ue del 12,9 per cento. Per combattere questo grave ritardo il piano del governo è rendere obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro (oggi coinvolge meno del 9% degli studenti delle superiori). L’esperienza in azienda dovrà essere fatta senza più scorciatoie negli ultimi tre anni degli istituti tecnici prevedendo un monte ore dei percorsi di almeno 200 ore (si raddoppiano le 100 ore attuali).

Coinvolgere i privati
Il piano del governo mira anche a coinvolgere i privati che investono nell’istruzione, soprattutto nei laboratori didattici. Si pensa di introdurre forme di incentivazione, come school bonus, e ulteriori incentivi per chi crea occupazione giovanile (school guarantee). Per collegare di più e meglio gli istituti scolastici ai territori si lavorerà anche per rafforzare gli Its, le super scuole di tecnologia post diploma di durata biennale, e, specie al Sud, si cercherà di rilanciare le esperienze di “scuola-bottega” per rilanciare artigianato e mestieri d’arte e ci sarà un rafforzamento dei poli tecnico professionali.

Commercializzare i prodotti della didattica
Per incentivare l’apertura degli istituti al territorio e alla società si introdurrà una sperimentazione per consentire a tutte le scuole di poter commercializzare i prodotti della didattica. Oggi tale possibilità vale solo per gli istituti agrari. Le risorse derivanti dalla commercializzazione dei prodotti dovranno rimanere, con uno stringente vincolo di destinazione, all’istituto ed essere utilizzati per potenziare le attività rivolte agli studenti. Questa idea è già realtà in Francia, dove esistono i ristoranti didattici (fatti dai ragazzi degli istituti alberghieri). In Italia ci sono solo alcune sperimentazioni.

L’autonomia delle scuole
Si punta a una valorizzazione della figura del preside che avrà compiti da “manager”: dovrà determinare la missione educativa e guidare il piano di miglioramento della scuola. Si punta anche a ridisegnare gli organi collegiali (consiglio di classe, consiglio di istituto e collegio docenti), distinguendo tra potere di indirizzo e potere di gestione (quest’ultimo saldamente in mano al dirigente).

Un voto anche a docenti e presidi
In Europa e in tutto il mondo si valuta da anni il lavoro di docenti e presidi. Ora con le linee guida della riforma il tema della valutazione torna centrale: ogni scuola disporrà di un “cruscotto” comune di riferimento per identificare i punti di forza e di debolezza. Si dovrà sviluppare un piano triennale di miglioramento. La valutazione servirà per definire un sistema di incentivi economici e di progressione di carriera (oggi nella scuola totalmente assente).

Più informatica, più inglese
Il governo punta a reintrodurre la storia dell’arte nel biennio di tutti i licei. Si vuole anche introdurre il “coding” per l’informatica alle scuole primarie (da settembre partirà anche in Inghilterra), e si rafforzerà anche l’inglese alle ex elementari. Qui l’idea è di estendere il metodo “Clil” (insegnamento di una materia non linguistica in lingua straniera) e per far ciò servirà un robusto corso di aggiornamento dei maestri. Novità anche per la pratica musicale: tornerà alla scuola primaria con docenti dedicati.

Un piano per il precariato
Il governo vuole dare anche una risposta definitiva al tema precariato. Si lavora per assumere, dal 2015, oltre 100mila insegnanti per coprire supplenze, turn-over, spezzoni di orario, professori precari di sostegno. Un piano ambizioso che secondo le prime stime necessita di oltre un miliardo di euro. Dal 2015 dovrebbe essere bandito pure un nuovo concorso a cattedre. Per i neo immessi in ruolo è allo studio l’ipotesi di rivedere il meccanismo degli scatti d’anzianità per rendere meno oneroso possibile per lo Stato la ricostruzione di carriera.

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Commenti all'articolo
  1. Da vecchia socialista, con esperienza scolastica, vorrei porre anzitutto una questione: ma a chi si può fare riferimento per esprimere i propri convincimenti per partecipare in modo costruttivo per il Partito visto che questa commissione, tranne che per i nomi, almeno a livello lombardo è un oggetto misterioso e personale?
    Vorrei in particolare intervenire sui problemi della scuola in una logica non di lista della spesa (strutture, edilizia,
    precariato e chi più ne ha più ne metta!) ma della difesa e riconquista della qualità della scuola. Potrei e vorrei continuare ma preferisco avere prima una risposta. Posso ancora usare i saluti socialisti?

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