giovedì, 18 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Draghi è stato chiaro: non ci sarà maggiore flessibilità
Pubblicato il 01-09-2014


Draghi-simposioIl discorso tenuto dal Governatore della BCE Mario Draghi al simposio annuale dei banchieri centrali di Jackson Hole  sembra abbia preoccupato i politici tedeschi se, stando ad indiscrezioni stampa (vedi rassegna stampa), prima il Ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schauble e poi addirittura la stessa Cancelliera Angela Merkel avrebbero chiamato Draghi per chiedergli se vi fossero cambiamenti negli indirizzi della politica monetaria della Banca Centrale Europea. In particolare il timore tedesco è che Draghi si allontani dal sentiero dell’austerità per incoraggiare una maggiore flessibilità a sostegno della crescita. Sarà vero?

Ad essere “incriminato” è un passaggio del discorso di Draghi in cui il Governatore auspica che la flessibilità consentita dalle vigenti regole europee sia utilizzata per sostenere la debole ripresa ed anche per finanziare le costose riforme strutturali.  Se tuttavia contestualizzata, la frase di Draghi non sembra aprire la porta ad una maggiore flessibilità.

Nel suo discorso Draghi esamina quello che è il problema numero uno in Europa: la disoccupazione. L’Europa, a differenza degli Stati Uniti, è stata oggetto di due crisi: la prima datata 2008, originata dai mutui facili concessi dalle banche statunitensi e poi importata in Europa; la seconda, unicamente europea, che si è manifestata nel 2011 con la crisi dei debiti sovrani. Le due crisi hanno lasciato il segno e fatto aumentare la disoccupazione nel nostro continente. Ad essere colpiti soprattutto i lavoratori con meno competenze, ovvero i giovani e coloro che svolgono attività a minor valore aggiunto.

Tuttavia – nota Draghi – la disoccupazione è aumentata in modo eterogeneo nel Vecchio Continente: i Paesi in cui i mercati del lavoro sono più rigidi hanno registrato un forte aumento della disoccupazione. Così, mentre in quei Paesi, come l’Irlanda, in cui sono stati possibili aggiustamenti dei salari, la crisi si è tradotta in una riduzione dei salari, in altri Paesi dove il mercato del lavoro era più rigido, come in Spagna, si è assistito ad una riduzione delle quantità: le aziende sono state forzate a ridurre i costi di lavoro attraverso una riduzione degli impiegati.

Allora qual è la soluzione per l’alta disoccupazione? La ricetta di Draghi è accompagnare politiche che sostengano la domanda con le riforme strutturali. Ma in concreto cosa significa?

Da un lato la Banca Centrale Europea continuerà a fare la sua parte con politiche monetarie accomodanti: a settembre è ad esempio previsto il lancio di nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine. Nuova liquidità per circa 400 miliardi di Euro dovrebbe essere così disponibile per le imprese europee, di cui circa 50 miliardi in Italia, e l’accesso al credito risultare complessivamente facilitato.

Dall’altro lato sono però assolutamente necessarie politiche fiscali e di riforma da parte dei singoli Governi. È in questo contesto che Draghi auspica un utilizzo della flessibilità consentita dai Trattati europei per finanziarie le riforme strutturali. Ma non solo. Secondo il Governatore BCE occorre ridurre il carico fiscale su imprese e famiglie, tramite il taglio della spesa pubblica improduttiva. Inoltre, è auspicabile un maggior coordinamento tra le politiche fiscali dei vari Paesi, ancora appannaggio dei Parlamenti nazionali, ed anche il varo del programma triennale di investimenti pubblici per circa 300 miliardi di Euro, recentemente annunciato dal nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker per re-industrializzare l’Europa.

Tuttavia – sottolinea Draghi – non vi è politica monetaria o fiscale espansiva che tenga senza il ricorso a riforme che agiscano in profondità. Anche prima dell’ultima crisi, la disoccupazione strutturale era stimata in Europa pari a circa il 9%, con situazioni eterogenee da Paese a Paese. E Draghi propone come soluzione prioritaria quella di introdurre una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro: maggiore differenziazione di salari e stipendi, contrattazione a livello aziendale e locale per far sì che le retribuzioni dei lavoratori riflettano le diverse situazioni sul territorio, l’eliminazione di disparità tra chi è dentro e chi è fuori dal mercato del lavoro. Inoltre, aggiunge Draghi memore di chi è stato più colpito dalla crisi recente, occorre aumentare il valore aggiunto dei lavoratori, visto che non possiamo certamente competere per costo del lavoro con i Paesi emergenti.

Dunque, visto che la coesione europea dipende anche dalla capacità dei singoli Paesi di rispondere al problema della disoccupazione e che i costi, in caso in cui questa coesione non sia credibile dinanzi ai mercati finanziari, sono molto alti per tutti,  è interesse dei singoli Paesi lottare contro la disoccupazione.

Si può obiettare e discutere se la flessibilità del lavoro sia la strada per risolvere l’annosa questione della disoccupazione, oppure se invece occorra puntare più sul lavoro di qualità, ma il messaggio di Draghi è chiaro e lascia dormire sogni tranquilli alla Germania: non è prevista una maggiore flessibilità rispetto a quella già consentita dai Trattati ed i singoli Paesi sono chiamati a fare le riforme strutturali per ridurre la disoccupazione e non minare la coesione europea.

Alfonso Siano

vedi anche: “La Germania frena, economia in affanno” di Manuele Franzoso

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento