mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

E non dimentichiamoci
del 20 settembre
Pubblicato il 17-09-2014


Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo (incipit de Il giornalino di Gian Burrasca).

Sarebbe equo che il 20 settembre non scivolasse via come se fosse un giorno qualunque, in ricordo di quel lontano 20 settembre del 1870, quando le cannonate sabaude aprirono la breccia in prossimità di Porta Pia. Quei pochi colpi, come tutti dovrebbero sapere, permisero il trasferimento definitivo della capitale del Regno a Roma.
Ricordarlo servirebbe a comprendere che non solo da quel momento cessò l’anacronistica, antistorica e ambigua monarchia del papa-re, ma “fu concessa” finalmente la libertà agli ebrei romani, fino ad allora rinchiusi nel recinto del ghetto per volontà del  pontefice. Successivamente i Savoia non si sono rivelati all’altezza di quel primo coraggioso gesto, ma almeno il 20 settembre 1870, fu inferta una poderosa spallata alle tante muffe che incrostavano la nostra Italia .
Il primo colpo di cannone che aprì la breccia venne sparato da una batteria agli ordini di un ufficiale ebreo, l’unico a non doversi preoccupare della minaccia di scomunica papale a chi per primo avesse aperto il fuoco contro le mura di Roma. La tanto desiderata conquista della libertà per i nostri antenati più antichi della città, la fine della barbarie dell’ultimo ghetto dell’Europa Occidentale: che data formidabile! Eppure, solo una generica corona d’alloro, la stracca banda della polizia municipale nemmeno tutti gli anni, nessuna scolaresca, spesso anche la clericaglia in preghiera per gli zuavi pontifici. Scordare rimuovere archiviare. In effetti quella stagione che si aprì con il colpo di cannone e che segnò uno dei periodi più luminosi della storia del nostro Paese ebbe vita breve. Il mortale fascismo stroncò definitivamente le gambe all’idea di una nazione libera moderna laica. La Chiesa cattolica che mal visse la fine del suo regno scese a patti, come ha sempre fatto anche in altre parti del mondo, con il dittatore.
E poi, l’oggi, dove quei Patti Lateranensi siglati durante il fascismo nei fatti resistono quasi intatti grazie all’incredibile articolo 7 della Costituzione che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili.
Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo si trascura colpevolmente l’identità nazionale di cui la Breccia di Porta Pia è un capitolo fondamentale.
Tiziana Ficacci
(dal blog liberelaiche)

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Commenti all'articolo
  1. Parto dalle righe finali, cioè dal giusto richiamo all’identità nazionale, la quale, specie in tempi burrascosi come quelli nostri, rappresenta un’ancora molto importante contro i marosi che si stanno abbattendo sul nostro Paese, a cominciare dal versante economico ma non solo.

    L’identità nazionale è fatta però di tutto il suo passato, splendori ed errori, a seconda di come li si guarda, così come capita all’uomo adulto la cui personalità si forma attraverso i successi e gli insuccessi che gli ha riservato la vita, e anche i secondi gli sono serviti.

    Non si tratta quindi di “scordare-rimuovere-archiviare”, vuoi perché sarebbe un colossale errore, vuoi perché si farebbe un imperdonabile torto a chi quella nostra identità l’ha costruita, dall’una o dall’altra parte, spesso anche con grande sacrifico e abnegazione, ma sarebbe a mio avviso sbagliato il voler circoscrivere gli errori del passato per ritagliarli e poi espellerli dalla nostra storia, perché ne fanno irrimediabilmente parte (e anche perché ognuno di noi ha il proprio metro di giudizio per ritenerli o meno tali).

    Paolo B. 20.9.2014.

  2. Rimuovere scordare archiviare mi sembra chiaramente riferito alle istituzioni nazionali. Ho apprezzato molto l’incipit del libro di Giamburrasca , scritto da Vamba che, tra l’altro, era un socialista. Mi sembra di ricordare che un deputato socialista (Giamburrasca è ambientato a Torino) sposò la sorella di Giannino Stoppani. Scelto bene anche l’incipit. Brava Tiziana !

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