lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Elezioni a Hong Kong. La democrazia in versione cinese
Pubblicato il 01-09-2014


Hong-kong-elezioniPechino rompe gli indugi e anche le promesse: l’elezione dei prossimi rappresentanti del distretto di Hong Kong sarà riservata a personalità fidate e vicine alla Repubblica popolare cinese.
Ieri il Congresso nazionale del popolo cinese ha annunciato che i candidati alla carica di governatore della città dovranno avere il sostegno di almeno il 50 per cento di un comitato elettorale centrale nominato da Pechino. Questo significherà che solo pochi candidati riusciranno a superare la selezione e quelli che ci riusciranno avranno l’appoggio della Cina.
In sostanza una democrazia reintrepretata, specie se si calcola che, secondo gli accordi era stato concesso un referendum informale per rilevare la soddisfazione dei cittadini di Hong Kong nei confronti di Pechino. Ma dopo il successo del referendum a cui hanno partecipato 800mila persone, le autorità locali e Pechino si sono affrettati nell’annunciare che il referendum non ha nessun valore legale. Non ci sarà nessuna riforma elettorale, di conseguenza gli attivisti del suffragio univerale hanno avvertito l’annuncio come un tradimento alle promesse fatte dalla Cina dieci anni fa, accusandola di rinnegare il suo “un paese, due sistemi”, un impegno che era una condizione del ritorno di Hong Kong nel 1997. Il movimento più importante per la democrazia “OccupyCentral” (dal nome del distretto finanziario) ha annunciato subito battaglia e in una dichiarazione rilasciata questa notte ha detto di non avere “altra scelta” se non quella di impegnarsi nella disobbedienza civile.

La minaccia di disobbedienza civile “è il nostro potere contrattuale” ha dichiarato alla CNN Benny Tai, l’organizzatore di Occupy Central. “[Pechino] ci prende sul serio, anche se non potrà mai ammetterlo”. Subito dopo le imponenti proteste nel distretto finanziario, Li Fei, vice segretario generale del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, è volato a Hong Kong per un briefing all’AsiaWorld-Expo, per tentare di spiegare la decisione adottata da Pechino ma questo non ha placato gli animi. Proprio all’ingresso dell’AsiaWorld-Expo si sono registrati numerosi tafferugli e la polizia ha usato anche spray urticanti. Vestiti di nero e con i nastri gialli, i membri del campo democratico sono stati scortati fuori dalla sala mentre gridavano che Pechino aveva perso credibilità. Alex Chow, capo della Federazione degli studenti di Hong Kong, è stato allontanato per aver criticato Li. Il gruppo degli Studenti attivisti ha così annunciato che inizierà con il boicottare la scuola a metà settembre. Sempre durante il discorso di Li 100 attivisti hanno sventolato le bandiere coloniali britanniche e striscioni con una “X” sopra i caratteri cinesi per “comunismo” mentre un gruppo di fedelissimi di Pechino ha sventolato la bandiera della Cina.

“Siamo molto dispiaciuti nell’affermare che oggi tutte le possibilità di dialogo sono state esaurite e che l’occupazione della Central accadrà sicuramente”, ha detto il gruppo di protesta Occupy Central.
Occupy Central è una attività illegale. Se cediamo, si innescherà una catena di attività più illegali“, ha ribattuto Li Fei.

Maria Teresa Olivieri

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