mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Fecondazione eterologa:
prove d’intesa tra Regioni?
Pubblicato il 03-09-2014


Eterologa-regioniI Consigli regionali italiani si dicono pronti a dare battaglia per garantire alle coppie sterili la fecondazione eterologa. L’emanazione di linee guida comuni tra le Regioni è più che praticabile per dare una forte risposta al Parlamento e al governo. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale e le dichiarazioni dello stesso Giuseppe Tesauro, presidente della Consulta, il cammino per l’approvazione entro fine anno di una legge nazionale sembra tracciato.

“Non sussiste alcun vuoto normativo che impedisca il ricorso alla fecondazione eterologa” ha specificato Tesauro. Le Regioni quindi hanno il compito di dare una scossa al ministro della Salute Beatrice Lorenzin affinché provveda ad emanare un decreto legislativo in materia. Tuttavia il ministro del Nuovocentrodestra dichiarò, già ad agosto che rimetteva la delicata questione nelle mani del Parlamento. Dal ministro della Salute tutto tace, ma i Consigli di diverse Regioni sono più che attivi. In particolare, la Toscana ha approvato il diritto ad avere un figlio tramite fecondazione eterologa all’interno dei suoi 22 centri, pubblici e privati, già attrezzati.

Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Umbria e Veneto stanno intensificando gli sforzi per adeguarsi al caso toscano. Per giovedì 4 settembre è stata indetta una riunione straordinaria a Roma dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome. Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza, si dichiara fiducioso di “compiere un passo in avanti”. Chiamparino ha proseguito sostenendo che “è necessario evitare una giungla. Sarà garantito il diritto alla fecondazione eterologa sancito dalla Consulta”. Ciononostante gli oppositori, tra cui NCD, FI e i cattolici del PD, puntano il dito agli eventuali “costi non banali” che il sistema sanitario delle Regioni dovrà sopportare.

Infatti, solo otto regioni su venti hanno dei bilanci in regola per sostenere i costi di attivazione del servizio eterologa. Intanto oggi il gruppo tecnico delle Regioni stabilirà i criteri di selezioni per i donatori di ovociti e spermatozoi: l’età minima e massima. In seguito si provvederà all’istituzione di un registro dei donatori garantendo al contempo la tracciabilità del percorso dal donatore al ricevente e viceversa. La discussione più accesa si avrà per quanto riguarda la gratuità o meno della donazione, mentre sembrerebbe esserci una sostanziale unanimità sulla questione “anonimato” e per il “consenso informato”.

I test di laboratorio per verificare eventuali anomalie genetiche ed infettive dei donatori sono invece una certezza. I 348 centri di fecondazione assistita presenti in Italia sono in allerta e sperano in una pronta risposta dalla politica. Purtroppo tra i vari decreti annunciati dal governo Renzi per i suoi “mille giorni” non rientra il tema della fecondazione eterologa.

Manuele Franzoso

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