martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

FUGA DALLE TASSE
Pubblicato il 10-09-2014


Tasse-Renzi

Dopo il gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e G-Tech (ex Lottomatica), a spostare la sede fiscale all’estero – per sfruttare le migliori condizioni tributarie – potrebbe essere un’altra multinazionale italiana: Salini Impregilo, principale gruppo italiano nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria, leader mondiale nel segmento acqua. Ma il problema della fuga all’estero non riguarda solo il nostro Paese: anche l’amministrazione Usa sta combattendo contro la cosiddetta tax inversion, come la chiamano gli statunitensi, la forma di elusione fiscale più diffusa e praticata dalle multinazionali. Ieri, il ministro del commercio Usa, Jack Lew ha reso noto che la tax inversion rischia addirittura di minacciare il bilancio degli Stati Uniti, mentre il presidente Barack Obama ha apostrofato coloro che la praticano “tax desertors, ossia disertori che danneggiano il Paese”.

“Servono pari condizioni in tutta Europa per quanto concerne la concorrenza” dichiara all’Avanti! Maurizio Ballistreri, responsabile Lavoro e Welfare Psi. “Mi chiedo se queste pratiche di delocalizzazione non appartengano a un fenomeno di dumping fiscale, ossia di concorrenza fiscale sleale. Sulle regole di mercato il dumping è sanzionato, dovrebbe esserlo anche in campo fiscale” ha aggiunto Ballistreri che invita a volgere lo sguardo alla crociata intrapresa dalla amministrazione Obama che intende sanzionare coloro che eludono le tasse negli Usa.

IL FENOMENO DELLA TAX INVERSION Il fenomeno dell’elusione fiscale negli Usa viene chiamato tax inversion poiché il meccanismo per abbattere le tasse pagate in America passa attraverso l’acquisizione di una società estera, spesso di dimensioni parecchio inferiori, che viene presentata – al termine della fusione – come la vera proprietaria. In questa inversione dei ruoli, ove la preda dell’acquisizione finisce per essere depositaria del controllo, la sede fiscale si trasferisce all’estero, e il Dipartimento del Tesoro degli Usa vede volatilizzarsi l’entrata fiscale. Per combattere questa pratica si sono mobilitati sia il Congresso che la Casa Bianca in seguito all’ennesima operazione di acquisizione di una catena di fast-food canadesi da parte di Burger King; al termine della merger la sede fiscale del colosso statunitense è stata spostata in Canada. Congresso e Casa Bianca stanno dunque studiando misure per contrastare il fenomeno: tra le opzioni proposte dal presidente Usa vi è quella “che vieterebbe di trasferire la sede fiscale all’estero se il controllo azionario e il grosso del business della multinazionale sono negli Usa”.

LONDRA TRA LE SEDI PREFERITE – Sul fronte europeo, la normativa Ue prevede la libera circolazione dei capitali senza vincoli per coloro che decidono di rivolgersi a trattamenti fiscali più favorevoli. In particolare, non è difficile capire perché numerosi gruppi societari – come Fiat Chrysler Automobiles ed ex Lottomatica – decidano di trasferire la loro sede fiscale nella capitale inglese: nella City si pagano infatti meno imposte. Una circostanza che si deve a una strategia precisa attuata dal governo britannico, che mira ad attrarre le multinazionali di tutto il mondo grazie a un quadro normativo trasparente, semplificato e che garantisce una pressione fiscale difficilmente immaginabile in altri Paesi.

Silvia Sequi

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