venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

G20: le grandi economie contro l’evasione fiscale
Pubblicato il 22-09-2014


G20-AustraliaIn Australia, a Cairns, ha avuto luogo la riunione delle venti grandi economie mondiali. Tanti gli argomenti messi al centro del dibattito tra cui un piano di infrastrutture per la crescite e contro il rischio deflazione. Non mancano le “bacchettate” della Germania all’Italia, per mezzo di Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, sul piano del deficit e delle riforme da attuare.

Alcuni membri del G20, oltre a discutere delle mosse future, hanno sottolineato come la ricetta anti-crisi dell’Unione Europea( rigore e crescita) non abbia provocato in cinque anni nessun effetto, tranne l’aumento vertiginoso della disoccupazione. Rimproveri sono stati lanciati anche alla Banca Centrale Europea e alla politica monetaria assunta. Nel lungo comunicato finale della riunione, che raccoglie di fatto l’85% dei rappresentanti dell’intera economia mondiale, i 20 si dicono fiduciosi che entro la fine dell’anno il PIL mondiale crescerà dell’1,8%. Il G20 ha perciò impostato un progetto chiamato “Global Infrastructure Initiative”, cioè la creazione di un database per aiutare gli investitori a scoprire e partecipare a progetti in tutto il mondo, attraverso una piattaforma network condivisa.

La novità più eclatante è però l’approvazione di un piano d’attuazione dello standard globale per contrastare l’evasione fiscale. I paesi del G20 potranno così scambiarsi informazioni tributarie in modo automatico tra loro e con paesi terzi tra il 2017 e il 2018. Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia italiano, commenta “Un esempio di riforme strutturali su scala internazionale: nuove regole che cambiano i comportamenti e producono risultati tangibili”. La soddisfazione di Padoan è dunque evidente.

Tuttavia l’evasione fiscale non è “il” problema che frena la crescita economica mondiale. La ripresa procede incerta e al di sotto delle aspettative per creare posti di lavoro. Nelle economie avanzate sarebbe giusto iniziare ad affrontare il problema della crescita cercando di eliminare, sì, le pressioni deflazionistiche, nei limiti delle possibilità offerte dalle banche centrali, ma allentare la stretta sul rigore e i debiti pubblici. Solo con una nuova direzione si potrà raggiungere l’obiettivo di aumentare, nei prossimi cinque anni, il PIL mondiale del 2%. Christine Lagarde, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) non ha tardato a far sentire la proprio opinione sul documento finale redatto dai G20: “Promuovere politiche economiche che contribuiscano a una ripresa più forte e alla creazione di posti di lavoro è essenziale”. G20, Fondo Monetario Internazionale e cittadini chiedono solo una cosa: avere lavoro, un impiego dignitoso. La Germania non può continuare ad essere la “grande sorda d’Europa”.

M.F. 

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