martedì, 24 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

GB. Regno, Unito ancora per poco?
Pubblicato il 08-09-2014


Kate-Middleton-IncintaMancano appena dieci giorni al Referendum scozzese e già si avvistano le prime nubi di tempesta: la prima riguarda la punta della lancia del Regno oltremanica, la Sterlina che oggi perde oltre l’1% sia sul dollaro che sull’euro, la maggiore flessione da oltre un anno. Per molti è solo la prima conseguenza dell’uscita dei sondaggi, pubblicati in questi giorni, che vedono i separatisti scozzesi al 51% rispetto a chi vuole che la Scozia rimanga all’interno del Regno Unito. La sterlina cala ai minimi da oltre un anno sul dollaro (-1,2% a 1,6139 $) a causa dei sondaggi sulle intenzioni di voto. In rosso anche la Borsa di Londra, che cede l’1 per cento.
La piazza finanziaria londinese risente così del primo urto di una possibile secessione, la più clamorosa dell’Europa occidentale e che farà da battistrada al prossimo referendum del Vecchio Continente, quello della Catalogna del prossimo 9 novembre.
La Gran Bretagna appare molto preoccupata per gli scenari futuri, il più importante resta la scia e la ricaduta politica oltre che economica: in questo modo, con l’uscita della Scozia, anche il Galles e l’Irlanda del Nord potrebbe scegliere la strada aperta dagli scozzesi e col rischio di scivolare in un terreno azzardato dal punto di vista costituzionale, con l’incertezza che potrebbe andare a toccare anche il destino della Corona.

Proprio la Monarchia, nel frattempo, in queste ore annuncia l’attesa del secondogenito della coppia William-kate, un annuncio dato in nome dell’Unione della “Madre-Patria”.

Allarmata da questa possibilità Londra rimescola le carte in tavola e promette maggiore autonomia. Il ministro britannico delle Finanze, George Osborne, ha promesso oggi il trasferimento alla Scozia di maggiori poteri, anche in materia fiscale. L’indipendenza scozzese ha infatti ricadute soprattutto finanziarie: se vincesse il sì la Gran Bretagna perderebbe non solo l’8% della popolazione ma 150 miliardi di sterline, il 10% dei contributi all’intera economia britannica e, senza considerare l’industria petrolifera, l’8,2% di tasse. Senza i celtici la moneta sarebbe più debole e le mancate entrate fiscali del petrolio inciderebbero in maniera negativa sul deficit dello Stato britannico.

Se sul piatto della bilancia pesa anche l’incognita della moneta, gli stessi indipendentisti propongono una valuta alternativa che sarebbe forse più forte della sterlina inglese, proprio perché godrebbe della solidità della bilancia commerciale della Scozia, sostenuta dalle esportazioni di petrolio. Ma l’incertezza sul da farsi futuro resta costante: lo stesso Alex Salmond, artefice del referendum per l’indipendenza e Primo ministro della Scozia appare impreparato, con le idee confuse, e ha detto che una Scozia indipendente avrebbe accesso automatico (?) all’Unione europea, ma che la Scozia dovrebbe mantenere la sterlina (?).

Gli scozzesi al momento fanno leva sulle riserve petrolifere nel Mare del Nord, molte delle quali però sono gestite dalle grandi compagnie inglesi come la Bp e la Shell senza dimenticare che se continuassero ad utilizzare la sterlina si troverebbero con una moneta che dipende da decisioni prese a Londra.
Di tutti i quesiti solo a uno avremmo una risposta in questi giorni, ed è quello del referendum: “Siete d’accordo che la Scozia diventi una nazione indipendente?”.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Non sono d’accordo! La Scozia sarebbe un paese troppo piccolo e con un’economia basata su una risorsa non rinnovabile. Prevedo percussioni economiche negative anche a livello Europeo.

  2. La secessione all’italiana.
    Il capo dello stato napolitano i secessionisti in Italia li ha isolati, li ha contastati, li ha criminalizzati, li ha epurati.
    I cosìddetti secessionisti dal canto loro, invece di fare la secessione, hanno assaggiato il potere romano e si sono attaccati come tutti i politici idagliani alle cadreghe del potere pubblico centralista romano e napoletano, dimenticando che erano andati a Roma per sconfiggerla, non per rappresentarla.
    Ecco rappresentati storicamente due tipi uguali e diversi di tradimento all’italiana.

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