lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli infedeli si sono stancati di teste mozzate
Pubblicato il 24-09-2014


Il presidente Obama si era forse illuso di non promuovere interventi militari. Non viveva in questo mondo. Saranno delusi coloro che lo avevano vissuto come il primo presidente pacifista. Il mondo è una polveriera. Soprattutto il medio-oriente. La questione israelo-palestinese non ha fatto passi avanti, la primavera araba si è trasformata in una calda estate di guerra, le pretese russe su parte dell’Ucraina hanno portato a una sorta di creazione di clima di guerra fredda post ideologica. Obama poteva restare con le mani in mano? Mettiamoci anche il fatto che questo clima di guerra fredda post ideologica avrebbe bloccato l’Onu coi veti inevitabili su qualsiasi azione sostenuta dagli Stati Uniti. Restava la legittimità di colpire per evitare attentati internazionali formando una grande coalizione con occidentali e arabi.

Che poteva fare di diverso il mondo contro i taglia gola dell’Isis, che avevano sterminato le minoranza religiose nel nord Iraq, conquistato territori e proclamato il Califfato tra Siria e Iraq, minacciato l’Europa e l’Occidente di altri 11 Settembre. Potevano continuare a stare con le mani in mano? Sarebbe stata questa una scelta di viltà e di colpevole compromissione. E non si ripetano qui gli errori americani, perché bisognerebbe scrivere un libro, tra l’appoggio ai talebani in Afghanistan e quello ai miliziani sunniti in Siria. Con soldi e armi. Poi gli ultimatum ad Assad e la guerra ai suoi oppositori. A me piace sempre riassumere in una domanda il senso o meno di una scelta. Detto tutto questo, caro Casarini, e cari Sellini, e indecisionisti vari, voi siete favorevoli o no a un’azione militare per fermare adesso questi barbari?

Perché questo adesso è il punto. Dire si o no all’azione militare. Noi diciamo di sì, col governo italiano, perché non c’è un minuto da perdere, perché lasciar cascare altre teste, lasciar trucidare altri yazidi, cristiani, sciiti, solo perché di un’altra religione, lasciar trionfare il regno della morte e dell’intolleranza ci riporta al più cupo Medioevo. Per adesso sono tre i gruppi dell’estremismo jadiista presi di mira dall’aviazione della coalizione. Quello dello stato islamico che è all’origine dell’intervento americano a partire dall’8 agosto, coi centri vitali situati in Siria, e in particolare nella città di Raqqa, il gruppo Khorasan, una formazione finora poco conosciuta ma che pare fosse intenta a preparare attentati in Occidente, il gruppo ex quaedista, sempre in Siria. Siria e Iran, che certo sono molto sollevate per l’intervento, hanno dovuto perfino prendervi le distanze, per non mischiare sacro e profano e non mettere in difficoltà gli americani. I quali, fino a poco fa, minacciavano di bombardare entrambe.

Più diffcile, nel marasma politico e religioso mediorientale, decifrare le posizioni di Arabia Saudita e Quatar, che compongono la coalizione d’attacco ai terroristi ma figurano, loro o una parte di loro, come finanziatori dei vari Al Baghdadi. Schizofrenia, interesse economico e politico? Ci sono cose che noi occidentali non riusciamo a capire. Come la ferocia verso un minuscolo popolo che adora un pavone. E che si specchiano misteriose in quel magico cielo stellato sotto il quale si consumano orribili carneficine. L’unica cosa che non possiamo fare è fermarci a guardare il cielo.

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Commenti all'articolo
  1. Che facciamo poi se catturano un italiano paghiamo il riscatto o ci ritiriamo dalla coalizione e dal fronte. Se si fanno scelte decise bisogna poi essere duri e intransigenti per portarle avanti. No?

  2. Caro Mauro ti invio uno scritto di Rino Formica apparso su Critica Sociale del 14 febbraio 2014:

    Dietro la decisione di Matteo Renzi di formare il governo con una maggioranza da Prima Repubblica – rinunciando al ruolo vincente di rottamatore per rischiare di impantanarsi con Alfano nella palude dei veti incrociati dei partitini centristi – ci sarebbe un accordo segreto con l’ex piduista Silvio Berlusconi. Di più. Il patto stretto con il Cavaliere ricalca in molti punti il Piano di Rinascita Democratica della P2 di Licio Gelli. A proporre questa ipotesi è stato Rino Formica nei giorni immediatamente precedenti l’accettazione dell’incarico di premier da parte del segretario Pd.

    Lo scaltro politico, socialista e più volte ministro ai tempi d’oro di Craxi, ha scritto una nota sulla rivista storica del socialismo Critica Sociale, per accusare Renzi di “protervia” e “insolenza” perché il neo premier avrebbe avviato “sue personali consultazioni da capo del governo non ancora incaricato”. Il j’accuse di Formica si chiudeva con un passaggio inquietante: “Dopo 35 anni vedo il realizzarsi del programma di Rinascita Nazionale del ‘toscano’ Licio Gelli”. Nazionale, o Democratica che dir si voglia, la Rinascita teorizzata da Gelli colpisce ancora l’immaginario del politico socialista che, non a caso, virgoletta la toscanità del Venerabile per accostarla a quella del giovane Renzi.

    Passata sotto il silenzio complice dei media, la denuncia di Formica viene ribadita da lui stesso con una intervista rilasciata a ilsussidiario.net venerdì 21 febbraio, giorno dell’incarico. Questa volta però l’accusa è più circostanziata. Secondo Formica il paese si trova ad affrontare una “crisi di sistema”. Impensabile vedere “due diverse maggioranze” (quella “ufficiale” con Alfano per occuparsi di economia, l’altra con Berlusconi per le riforme istituzionali). Un modus operandi che metterebbe addirittura a rischio la democrazia in Italia.
    “C’è un patto tra Renzi e Berlusconi – aggiunge Formica, secondo il quale i due – “non sopportano i corpi intermedi, non hanno un’idea della democrazia partecipativa e vogliono semplificare senza riguardo”. Renzi avrebbe accettato di governare con una maggioranza identica a quella del governo Letta perché “ha verificato con Berlusconi la saldezza del patto di ‘maggioranza occulta’ che non si sottoporrà al vaglio costituzionale del voto di fiducia”. In pratica, i partitini “morenti” usati per svolgere il lavoro sporco, mentre “la maggioranza in sonno si legge invece su una intesa solidissima”.
    L’indicibile patto si reggerebbe su tre punti fondanti: intesa sull’elezione del presidente della Repubblica (Mario Draghi?), elezioni politiche entro un anno, legge elettorale pro Pd e Forza Italia. Tutto in nome delle richieste dei “Mercati”. Una “fotocopia del programma di Gelli” con maggioranze catto-massoniche al posto di quelle catto-comuniste. E, in effetti, alcuni dei punti fondanti della Rinascita Democratica piduista sono proprio la nascita di due partiti, il controllo dei media, il presidenzialismo, la riforma della magistratura, la riduzione dei parlamentari e l’abolizione delle province.

    A pensar male si fa peccato, ma ci si indovina quasi sempre, diceva Giulio Andreotti, uno che di trame segrete se ne intendeva. In questo senso, un altro indizio del possibile connubio massonico tra Berlusconi e il suo erede è l’articolo pubblicato dal sito linkiesta.it. “L’attuale presidente di Mps Antonella Mansi – scrive Antonio Vanuzzo – è stata numero uno di Banca Federico Del Vecchio, istituto privato della borghesia fiorentina controllato da Banca Etruria, feudo della massoneria aretina nel cui consiglio d’amministrazione siede il padre di Maria Elena Boschi”.
    La promettente figlia di Pier Luigi Boschi, il ministro delle Riforme Maria Elena, legata come il padre alla massoneria. Niente più di un sospetto, corroborato però dai frequenti incontri avuti dalla Boschi con Denis Verdini per discutere di legge elettorale. Verdini, il plenipotenziario berlusconiano, da sempre in contatto con la massoneria toscana, è stato tirato in mezzo anche da Beppe Grillo durante l’incontro in streaming con Renzi. “Ti sei messo insieme a Verdini e alla massoneria per fare la legge elettorale”, ha detto il guru del M5S al segretario Pd. E chi sa che non avesse ragione lui.

  3. Sì, è necessario e giusto essere coerenti con le scelte prese. Si decida una volta per tutte la linea da tenere nei confronti dei rapitori degli ostaggi: continuare a pagare (e finanziare quindi i terroristi) oppure non pagare più i riscatti richiesti. Questa seconda opzione, oltre a non finanziare più i professionisti del terrore, avrebbe anche probabilmente l’effetto di far diminuire il numero degli italiani che saran o rapiti in futuro. E’ la scelta degli USA, prendiamola anche noi, avvisando i vari volontari delle ONLUS che vanno a loro rischio e pericolo. Le guerre non si vincono con le preghiere e le incertezze.

  4. Caro Direttore tu parli di”Schizofrenia, interesse economico e politico? Ci sono cose che noi occidentali non riusciamo a capire.”
    Noi occidentali facciamo finta di non volerle capire, perchè la nostra supponenza complice la disinformazione non ci chiariscono gli interessi che sottendono a tali massacri.Pasolini scrisse PETROLIO, e ad un suo collega scrittore disse “Deve essere un lungo romanzo, di almeno duemila pagine. S’intitolerà Petrolio. Ci sono tutti i problemi di questi venti anni della nostra vita italiana politica, amministrativa, della crisi della nostra repubblica: con il petrolio sullo sfondo come grande protagonista della divisione internazionale del lavoro, del mondo del capitale che è quello che determina poi questa crisi, le nostre sofferenze, le nostre immaturità, le nostre debolezze, e insieme le condizioni di sudditanza della nostra borghesia, del nostro presuntuoso neocapitalismo.” ma anche l’economia mondiale si basa su questo, e finchè gli interessi occidentali non faranno a meno del petrolio molti ancora moriranno. Una guerra santa per il denaro altro che religioni, la green economy è una foglia di fico, per gli ambientalisti, ma poi i brevetti sulla fusione fredda li ha comperati la NASA, e sono ben chiusi in un cassetto. E noi tutti a sproloquiare, buon giorno a tutti.

  5. Sterminiamo l’ISIS, come si fece a Lepanto qualche secolo fa.
    Ma fermiamo gli USA, che creano i nemici del mondo. I Talebani nacquero, coccolati dagli USA, per far fuori l’URSS in Afganistan; nasce da lì Al Kaeda, cellula madre dei terrorismi islamici. Saddam Hussein fu spinto dagli USA contro l’Iran e fece un ottimo lavoro. Fu fatto fuori per un disguido e l’Irak è nello stato in cui lo vediamo. Salto le primavere arabe, quasi tutte ripiombate dentro a regimi autoritari; salto anche la Libia, che avrebbe bisogno di un discorso a parte, e passo alla Siria. Qui si passa dall’appoggio ai ribelli contro Assad, contenuto dalle resistenze di Putin e finito nel niente prima e nell’ISIS ora.
    L’uccisione di Bin Laden , invece di costituire la fine dell’islamismo, pare sia stata la partenza di una nuova iniziativa, di più alto livello.

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