domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli occhi dell’Europa sul voto scozzese
Pubblicato il 17-09-2014


Scozia-CameronA 24 ore dal voto la campagna referendaria in Scozia si incentra sui vantaggi e svantaggi della possibile secessione. Dall’economia al servizio sanitario, tutti cercano di capire se convenga o meno lasciare Londra e dare pieni poteri a Edinburgo.
Non a caso i sondaggi danno la vittoria del No con un margine ristretto di voti, segno che l’elettorato ancora dubbioso è molto esteso e che l’affluenza alle urne sarà massiccia. Una cosa è certa, l’indipendentismo scozzese non è nato ieri, è assai radicato, ed è stato rinforzato da decenni di cattivo governo dei tory.
Comunque vada, questo voto ha già profondamente mutato il rapporto tra Inghilterra e Scozia sia perché il premier Cameron d’accordo con il leader dei liberali e quello laburista all’opposizione, ha già pubblicamente promesso delle importanti concessioni materiali all’autonomismo scozzese, sia perché la prova elettorale darà la conferma di una fortissima consapevolezza di un’identità nazionale, culturale ed economica, fino a ieri volutamente sottovalutata dagli inglesi.

In questo senso sarà interessante valutare dopo il voto l’impatto delle argomentazioni dei sostenitori del No come il richiamo patriottico all’unità della Gran Bretagna e le dichiarazioni di importanti esponenti del mondo finanziario e industriale (che sicuramente ci rimetterebbero).

Cameron, nel tentativo di convincere i separatisti, col sostegno dei liberali di Nick Clegg e dei laburisti di Ed Miliband, ha messo nero su bianco l’impegno dei tre principali partiti britannici a riconoscere maggiori poteri alla Scozia nel caso di vittoria del ‘No’. Sono tre le promesse cruciali e cioè ”vasti poteri” per il parlamento scozzese, ”condivisione delle risorse in maniera equa” e l’impegno ”categorico” a riconoscere al governo scozzese la decisione sul finanziamento del servizio sanitario nazionale (la cui sostenibilità costituisce una delle maggiori incognite in caso di indipendenza). La disponibilità di Cameron e Clegg è spiegabile con le difficoltà della maggioranza a restare in sella in caso di sconfitta e quella dei laburisti per il fatto che il partito di Miliband trae preziosissima linfa vitale dall’elettorato scozzese tradizionalmente orientato a sinistra.

Intanto il voto è materia di analisi, mista a qualche preoccupazione, in molti governi europei, non solo per gli effetti di un’eventuale scissione sulle sorti dell’Unione Europea, quanto per l’effetto imitazione che potrebbe venir rafforzato in popolazioni dove allignano da tempo le pulsioni indipendentiste, come corsi, baschi, catalani, fiamminghi e perché no, irlandesi.

Redazione Avanti!

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