sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli USA riaprono il fronte iracheno
Pubblicato il 11-09-2014


Obama-11-settembre-ISISDopo decenni di amministrazione Bush, Obama ritorna sulla stessa linea del predecessore e avvia delle azioni militari in Iraq, con circa 1.600 soldati che torneranno nel Paese, e lo fa menzionando la parola “paura”. “Gli americani vanno avanti e non devono mai soccombere alla paura”, ha detto il presidente americano intervenendo al Pentagono alla cerimonia per il tredicesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001. “Non importa cosa succede lungo la nostra strada, l’America ne verrà sempre fuori più forte”, ha aggiunto Obama.

A 13 anni da quell’11 settembre il presidente Obama ha deciso di commemorare l’anniversario del giorno che sconvolse l’America, tornando sulla questione del terrorismo islamico, anche se ha precisato che le azioni non saranno un remake della guerra in Iraq e Afghanistan. Tuttavia il sindaco di New York, Bill De Blasio, è stato meno cauto al riguardo: “La crescente minaccia dell’Isis ci ricorda che non ci si può adagiare sugli allori”.

Obama come Bush ha creato una coalizione internazionale contro le minacce dell’Isis, ma è riuscito ad attrarre non solo l’Occidente, ma anche gli Stati da sempre ostili agli Usa: Siria e Iran.

È solo dall’anno scorso che i rapporti diplomatici tra le cancellerie di Washington e Teheran sono ripresi e il presidente Hassan Rouhani ha accennato alla cooperazione con gli Stati Uniti sostenendo che “tutti i Paesi devono intraprendere sforzi comuni in materia di terrorismo”. Ma prudentemente il presidente Rouhani sta lavorando su entrambi i fronti cercando di garantire spazio al suo Paese in questioni di disarmo nucleare e sanzioni, tanto che proprio ieri c’è stato un incontro tra il presidente dell’Iran e Vladimir Putin.

Con La Siria la situazione è ancora più complicata anche perché il Paese è d’interesse strategico per la Russia. Mosca, oltre alla base militare nel porto di Tartous, detiene anche i diritti di esplorazione e sviluppo di una parte importante delle acque al largo della Siria. Obama ha dovuto cercare un accordo sulle armi chimiche con il presidente siriano Assad, ma pare che proprio l’intesa Usa-Siria abbia spinto numerose frange del movimento anti-Assad ad appoggiare l’Isis. Tuttavia il ministro degli esteri siriano Wallid Muallem ha espresso un interesse a cooperare con gli Stati Uniti per combattere il Califfato, descrivendo la Siria come “il centro della coalizione internazionale per combattere lo Stato islamico”. Il vice ministro degli Esteri Faisal Mekdad ha detto che “l’unico modo per risolvere la situazione è quello di lavorare con il presidente Assad”.

La questione risulta ancora più spinosa però proprio per un possibile intervento dell’aviazione: gli Usa hanno avuto il permesso anche dal governo iracheno per condurre attacchi aerei contro obiettivi dell’ISIS all’interno dell’Iraq, ma Obama vuole bombardare obiettivi dell’ISIS all’interno della Siria. Tuttavia Washington non ha il permesso di Damasco per farlo. E anzi il governo siriano ha avvertito che eventuali attacchi aerei americani all’interno dei loro confini saranno considerati un atto di guerra.

Il rischio che corre adesso Obama è di attaccare “indirettamente” e su un altro fronte Putin, attraverso un suo alleato, la Siria. L’irritazione russa è già visibile: in risposta alla decisione di Obama di attaccare tramite raid aerei, il Ministro degli Esteri Lavrov ha affermato che l’Occidente non può utilizzare l’ISIS come pretesto per bombardare le forze siriane.

Maria Teresa Olivieri

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