giovedì, 24 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

GUERRA SENZA FRONTIERE
Pubblicato il 25-09-2014


Apertura Isis

Sono sempre di più i Paesi coinvolti dall’Isis nella sua offensiva per edificare il califfato, dall’Iraq alla Siria, all’Algeria e sono sempre i più i Paesi che si sentono coinvolti e hanno iniziato a reagire militarmente. È una guerra senza esclusione di colpi quella contro l’Isis, gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Usa, sono stati lanciati anche nell’est della Siria, contro i depositi petroliferi, fonte di risorse per lo Stato Islamico. “Posso confermare che le forze Usa e i partner arabi hanno lanciato altri attacchi aerei contro i terroristi dello stato islamico”, ha detto il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby. Secondo la ong Osservatorio siriano per i diritti umani la terza notte di attacchi avrebbe provocato l’uccisione di quattordici jihadisti e cinque civili.
Ma non è la sola scena già vista in queste ore, un’altra decapitazione è stata effettuata dagli integralisti dell’Isis, si tratta di una guida alpina francese, un cinquantacinquenne andato in Algeria per fare trekking.

Il turista francese rapito in Algeria, Hervé Gourdel, è stato decapitato dai suoi rapitori appartenenti al gruppo jihadista algerino «Jund al-Khilafa», alleato dello Stato Islamico che imperversa tra Siria e Iraq e si trova da alcuni giorni sotto i bombardamenti di forze Usa e dei Paesi arabi. L’uccisione dell’uomo è stata documentata in un video intitolato «Messaggio di sangue per il governo francese».
Gourdel, durante i giorni di prigionia, aveva anche chiesto a Hollande di fermare i raid in Iraq avvertendolo che in caso contrario sarebbe stato ucciso, ma il presidente ha rifiutato di trattare. La decisione è stata presa in seguito alle accuse da parte di Obama di “ipocrisia”: secondo un’indiscrezione del New York Times, il presidente Obama avrebbe considerato “ipocrita” la posizione della Francia, che ha sempre pagato un riscatto per liberare gli ostaggi, pur affermando di non aver mai dato un centesimo.

Altra nota amara di queste ore, è che a Mosul i miliziani dello Stato Islamico hanno ucciso pubblicamente, dopo cinque giorni di torture, l’avvocato attivista per i diritti umani Samira Saleh al-Naimi, accusata di apostasia per aver scritto suo profilo personale su Facebook commenti critici nei confronti dell’Isis. Alla famiglia della donna è stato anche proibito di seppellirla. La notizia dell’uccisione dell’attivista irachena è stata denunciata anche dall’Onu,l’Organizzazione ha anche reso noto che donne e bambine irachene della minoranza yazida sono vendute come schiave, costrette a matrimoni forzati e ripetutamente violentate dagli jihadisti. Samira non è quindi l’unica donna giustiziata, secondo quanto accertato dalle Nazioni Unite, dopo presunti “processi”. A Mosul, in particolare, dove le principali vittime dei miliziani sono donne “istruite o professioniste”, ha affermato l’Alto commissario per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein. Durante l’assemblea dell’Onu, il presidente americano, Barack Obama, ha chiarito: “Gli Stati Uniti non saranno mai in guerra contro l’Islam. L’Islam insegna la pace e milioni di musulmani-americani fanno parte del nostro Paese. Non è uno scontro di civiltà”.

Ma se gli schieramenti da parte degli Stati arabi sembrano compatti verso le posizioni degli Stati Uniti e della Comunità internazionale, proprio quest’ultima inizia ad avere le prime crepe al proprio interno. Sempre più giovani occidentali si convertono e si uniscono alla causa del Califfato, più tardi Obama ha rivelato che “quindicimila jihadisti stranieri da oltre 80 Paesi sono andati in Siria negli ultimi anni”, non solo, ma la posizione della Turchia è sempre più ambigua.
Nei giorni scorsi il governo di Erdogan si è rifiutato sia di partecipare ai raid contro gli jihadisti, sia di mettere a disposizione l’uso delle proprie basi per operazioni di tipo ‘umanitario’. La mossa tanto decantata di aver accolto circa 100 mila profughi curdi e siriani sfuggiti dall’ultima avanzata di terra delle milizie fondamentaliste sunnite è stata sola una finta “apertura”, in realtà Ankara ha chiuso i valichi di frontiera e ha mandato poliziotti e militari a disperdere con la forza i manifestanti curdi e gli sfollati che protestavano.

È noto, infatti, il legame tra l’establishment turco e le bande jihadiste inquadrate nell’Isis e in altre organizzazioni del fondamentalismo sunnita, che sono state finanziate, sostenute logisticamente e coperte allo scopo di indebolire il governo siriano di Bashar al Assad e allungare le mani di Ankara sulla Siria. La prova risiede nel fatto che la Turchia ha ottenuto dalle milizie di Al Baghdadi la liberazione di decine di ostaggi turchi in cambio della liberazione di alcuni combattenti islamisti, rifugiati in territorio turco e che si erano fatti curare senza problemi negli ospedali delle regioni di confine con Damasco.

Il popolo curdo ha mal digerito le iniziative di Ankara e in un recente comunicato, il leader del PKK, Abdullah Ocalan ha espresso impazienza circa l’immobilismo dell’AKP (il Partito di Erdogan al potere) nel processo di pace, accusando la Turchia di essere più disponibile a negoziare con l’Isis che a trattare con i curdi.
Nella notte l’apporto curdo ai combattimenti si è fatto sentire: nel nord della Siria i combattenti curdi hanno respinto l’avanzata dei miliziani dell’Isis a sud di Kobane, da giorni al centro dell’offensiva jihadista.

La paura di attentati potrebbe intanto presto estendersi agli Usa e all’Europa. Il premier iracheno Haider al Abadi ha reso noto oggi che sono stati sventati progetti di attentati alle metropolitane di Parigi e negli Stati Uniti. A Londra, in queste stesse ore, sono state arrestate nove persone con l’accusa di terrorismo e il governo ha reso noto che sosterrà le azioni militari francesi. La Francia si sente già in prima linea e dopo l’uccisione di Hervé Gourdel, teme per i suoi connazionali all’estero. Per questo ha ampliato da 31 a 40 il numero dei Paesi nel mondo in cui ritiene ci siano rischi per l’incolumità dei suoi cittadini, aggiungendo all’elenco i Paesi musulmani in Asia.

Maria Teresa Olivieri

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento