domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

I mille volti
di Henri Cartier-Bresson,
l’occhio del Novecento
Pubblicato il 26-09-2014


Cartier-Bressom-RomaDa oggi al 25 gennaio 2015, il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospiterà la mostra sulla vita e le opere di Henri Cartier- Bresson. La grande esposizione, curata da Clément Chéroux e realizzata dal Centre Pompidou di Parigi, in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, è promossa da Roma Capitale e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura.

La mostra, presentata a dieci anni dalla morte del fotografo, è una profonda retrospettiva di uno dei maggiori artisti del suo tempo, tramite una nuova lettura dell’immenso corpus d’immagini di Cartier-Bresson, che ne ricopre l’ intera vita professionale. Saranno esposti oltre 500 opere tra fotografie, disegni, dipinti, filmati e documenti, riunendo le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute del grande maestro: 350 stampe vintage d’epoca, 100 documenti tra cui quotidiani, ritagli di giornali, riviste, manoscritti e film. L’itinerario espositivo offre una doppia visione: rintraccia la storia dei lavori di Cartier-Bresson, per mostrare l’evoluzione del suo cammino artistico in tutta la sua varietà, e, al contempo, raccoglie e “rappresenta” la storia del Ventesimo secolo attraverso il suo sguardo di fotografo.

Cartier-bresson-untitled-italyFino alla sua scomparsa, nel 2004, la maggior parte delle mostre da lui supervisionate, erano realizzate con uno o due formati, su carta della stessa qualità per grana, tonalità e superficie. Ne risultava una spiazzante uniformità delle immagini, come se tutte le sue opere derivassero da un unico impulso, da poche nozioni fondamentali. Questo perchè la fotografia era ancora considerata un’arte di serie b e come tale, aveva ben poco spazio negli allestimenti e nell’ esposizioni di tutto il mondo. Solo oggi, che la fotografia è oramai intesa ed apprezzata da tutti, possiamo finalmente conoscere i mille volti di Cartier-Bresson, un uomo tutt’altro che univoco. La rassegna, rispettando la cronologia storica della produzione delle sue immagini, rende noto al pubblico che non esiste solo un Cartier-Bresson, ma ne esistono molti e diversi.

Cartier-Bresson-ArapacisTre periodi scandiscono la sua opera: il primo,tra il 1926 e il 1935, durante il quale Cartier-Bresson affronta i suoi primi grandi viaggi, frequenta i surrealisti e compie i primi passi nella fotografia: “troppo timido e troppo giovane per prendere la parola”, come raccontò lui stesso in seguito, assiste “in fondo al tavolo” a qualche riunione con André Breton. L’atteggiamento surrealista lo coinvolge e lo segna molto: lo spirito sovversivo, il gusto del gioco, lo spazio lasciato all’inconscio, la predisposizione ad accogliere il caso e la ricerca, spasmodica e coinvolgente, della bellezza convulsa. Il secondo, tra il 1936 e il 1946, corrisponde al periodo del suo impegno politico, del lavoro per la stampa comunista e all’esperienza del cinema; il terzo periodo, dal 1947 al 1970, va dalla creazione della cooperativa Magnum Photos, fino alla fine della sua attività da fotografo e alla ricomparsa, nella sua vita, del suo primo grande amore: il disegno.

Riduttivo sarebbe, dunque, individuare nella sola nozione di “istante decisivo” la sintesi del suo lavoro. Sì, perchè Cartier-Bresson, grazie alla sua straordinaria intuizione visiva, alla sua capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci come quelli più insignificanti e al suo genio per la composizione, è stato uno dei più grandi testimoni della nostra storia, è stato l’occhio del secolo, capace di unire la poesia alla testimonianza, chiudendo i sensi alle sollecitazioni esterne e rovesciando lo sguardo come un guanto, “solo così – sosteneva Henri – era più facile seguire il modello interiore”.

Gioia Cherubini

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