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Opinioni e commenti
 

Il clima cambia, nessuno adesso lo nega più
Pubblicato il 24-09-2014


Ilva-inquinamentoNew York – 22 settembre Nel 2009, a Copenaghen, erano in 80000 a marciare alle porte del primo Summit globale sul cambiamento climatico, lanciato da Obama. Una manifestazione che aveva creato, all’epoca, non poche preoccupazioni per l’ordine pubblico e portato alla creazione di una zona rossa invalicabile che isolasse il meeting dagli attivisti, arrivati da tutta Europa per far sentire la loro voce di protesta.

5 anni dopo, a Manhattan, la situazione appare decisamente cambiata: delle 310000 persone che, secondo gli organizzatori, componeva oggi il corteo della Climate March, facevano parte, oltre a un prevedibile Al Gore a braccetto con De Blasio (che ha appena promesso di diminuire le emissioni della città di New York dell’80% entro il 2050), e a Di Caprio e Mark Ruffalo, anche un irriconoscibile Ban Ki-Moon in T-shirt “I’m for the climate action” e berretto da baseball delle Nazioni Unite e il Ministro degli Affari Esteri francese Laurent Fabius, che ha poi co-presieduto l’incontro ufficiale del pomeriggio. Il gruppo ha così dato vita, insieme ad una manciata di parlamentari democratici, all’inconsueto spettacolo di una manifestazione, a prima vista, perfettamente allineata con gli eventi ufficiali. Fra moschee gonfiabili, indiani delle riserve, frati in visita da Roma ed ebrei ortodossi, la quantomai variegata manifestazione, che ha raccolto adesioni da tutti gli Stati Uniti e da un gran numero Paesi, è servita da lancio e cassa di risonanza per i lavori del Major Economic Forum on Climate Change che sono iniziati già da oggi.

Oltre al Summit sul cambiamento climatico, fortemente voluto dal Segretario Generale e in programma a partire da martedì prossimo, in contemporanea con la 69esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, infatti, si è svolta oggi all’hotel Marriott (lontano, ma non troppo dai lavori dell’ONU) un primo incontro fra Ministri degli Esteri, a cui ha partecipato anche il Ministro Mogherini, presieduto dal Segretario di stato Americano Kerry e dai Ministri degli Esteri francese e peruviano. Alcune incertezze sulla forma complessiva del forum che, come le Nazioni Unite hanno tenuto a sottolineare, non sarà un incontro formale per la stesura dell’accordo internazionale contro il cambiamento climatico, non sono ancora state del tutto chiarite. Mentre il documento ufficiale sarà discusso nei prossimi incontri di Lima e Parigi, che dovrebbero mantenere il format dell’incontro odierno (una tavola rotonda fra Ministri degli Esteri), questo summit dovrebbe servire principalmente ad elaborare le linee generali di azione. Il Climate Change sarà diviso in 3 plenarie; ed ogni Paese è stato assegnato ad un solo gruppo. Renzi, che interverrà al Summit martedì 23, parteciperà a quella presieduta da Ban Ki-Moon.

Fino all’incontro di Parigi, fra 16 mesi, non verrà rilasciato alcun documento ufficiale definitivo, ma si tratterà, per ora, di una discussione aperta volta alla ricerca di soluzioni condivise.

Il primo punto sul quale Kerry ha tenuto ad insistere riguardo alle iniziative da intraprendere per combattere il cambiamento climatico, infatti, è proprio la necessità di trovare una linea di lavoro comune. È in questo, ha sottolineato, che si nasconde la vera sfida; mentre le azioni da intraprendere sono infatti abbastanza chiare e condivise, e si riassumono sostanzialmente nella ricerca e implementazione delle energie rinnovabili, quello che non è chiaro è come si riuscirà (se ci si riuscirà), ad elaborare una indispensabile linea politica comune.

Anche se i temi principali di questa assemblea generale non potranno che concentrarsi sulle grosse emergenze attuali, ISIS, ebola, conflitto israelo-palestinese e Medioriente in generale, ha inoltre sottolineato Kerry, non possiamo per questo sottovalutare l’importanza di un tema a più lungo termine come quello del cambiamento climatico che, se non affrontato in tempo, porterà a enormi perdite in termini di vite umane e economiche, con uno scenario futuro che vedrà moltissimi altri aggiungersi alle già piuttosto folte schiere di quelli che gli americani chiamano “climat refugees”, i rifugiati costretti a spostarsi a causa dei cambiamenti climatici.

Fabius ha invece tenuto molto ad insistere sull’allineamento fra coscienza popolare e lavori del forum, sottolineando la propria partecipazione alla marcia.

Per il momento, quindi, le istituzioni e l’opinione pubblica appaiono, sorprendentemente, completamente d’accordo almeno nella definizione del problema in termini generali. Resta tutto da vedere, però, se saranno d’accordo anche sulle risoluzioni concrete da prendere. Ma di questo se ne riparlerà a fine 2015.

Costanza Sciubba Caniglia

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