martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

IL PRECARIATO È GIOVANE
Pubblicato il 03-09-2014


Giovani-precari

Troppi contratti a termine pochi posti a disposizione, l’Ocse nel rapporto annuale sull’occupazione descrive le condizioni di lavoro dei giovani italiani.
La disoccupazione degli under 25 in Italia nell’intero 2013 ha toccato quota 40%, quasi il doppio del livello pre-crisi (20,3% nel 2007). Lo riporta l’Ocse nel suo Employment Outlook. La percentuale è leggermente più elevata tra le donne (41,4%) che tra gli uomini (39%).La disoccupazione in Italia continuerà a crescere nel 2014, arrivando a quota 12,9% contro il 12,6% del 2013 e solo nel 2015 scenderà, al 12,2%.
Cifre allarmanti che l’organizzazione, che ha sede a Parigi, accompagna con una descrizione di un Paese all’affanno: il lavoro italiano è di scarsa qualità, dipendenti sotto stress a causa di un “elevato livello di pressione” e della “necessità di svolgere mansioni complesse con risorse limitate”. La ragione è da ricercarsi anche nelle aziende, molte delle quali tendono ancora ad assumere lavoratori giovani e inesperti solo attraverso contratti a tempo determinato.

L’Ocse nell’assegnare la maglia nera all’Italia anche in termini di salari e potere d’acquisto rispetto agli altri Paesi dell’area economica indica come soluzione depotenziare l’articolo 18, cancellando il diritto di reintegro nei casi di licenziamento senza giusta causa, peraltro già limitato dalla riforma Fornero.

“L’articolo 18 è un falso problema, anzi cancellarlo significherebbe portare a un aumento del precariato!”, ha affermato Maurizio Ballistreri, responsabile Lavoro Psi spiegando che in realtà il vero problema del precariato italiano è dato dalla mancanza di liquidità “Si è creato una sorta di circolo vizioso in cui manca la domanda perché manca il reddito perché le aziende a loro volta non assumono, non certo perché non possono licenziare i loro dipendenti. Inoltre molti dimenticano che l’articolo 18 riguarda solo un terzo delle aziende che hanno al disopra dei quindici dipendenti, senza contare che se l’azienda vuole licenziare per motivi economici può comunque farlo”.

Se l’economia tende al ristagno, la disoccupazione è invece intenzionata a crescere rapidamente, l’organizzazione parigina rileva ancora come il tasso di disoccupazione salirà al 12,9% prima di iniziare a calare, nel nostro Paese la curva della disoccupazione comincerà a calare, scendendo al 12,2%, solo nel 2015. La percentuale dei senza lavoro è quasi raddoppiata rispetto agli anni pre-crisi, nota l’Ocse: nel 2007, il tasso di disoccupazione armonizzato era al 6,1%, nel 2008 al 6,8%. Per di più continua a crescere la quota dei senza lavoro “cronici”: i disoccupati da almeno 12 mesi sono quasi il 57% del totale, con un picco del 61,5% tra gli over 55.

Ballistreri ha così commentato la situazione drammatica: “Sono anni che noi del Psi continuiamo a denunciare la situazione, sin dai tempi del governo Berlusconi, nulla è stato fatto per cercare di fermare questa china pericolosa e ci ritroviamo così dei giovani che sembrano quelli descritti dalla società liquida di Bauman. Il precariato ha portato questi giovani a non poter più progettare il loro futuro come potersi fare una famiglia e li ha portati alla loro mortificazione, molti hanno dovuto accettare lavori poco gratificanti e al di sotto dei loro know how pur di riuscire a sopravvivere. È una situazione drammatica che riflette il fallimento di un sistema e a cui bisogna rimediare la più presto”.

L’Ocse ha inoltre auspicato che si renda operativo al più presto il Jobs Act in modo da ridurre i costi di licenziamento e, in particolare, ridurre l’incertezza sull’esito dei licenziamenti economici, senza dimenticare di rimediare alla disoccupazione andando nella direzione di una Aspi (indennità di disoccupazione) universale.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha risposto alla bacchettata oltralpe sottolineando che la situazione con il 40% di disoccupazione giovanile è “figlia di una crisi che ci sta colpendo da oltre sette anni e che è aggravata dalle attuali tensioni del contesto europeo ed internazionale e da cattive politiche del passato. Hanno prevalso gli scontri ideologici a scapito di scelte pragmatiche in linea con gli altri Paesi europei”. Il Jobs Act “per la cui rapida approvazione il governo sta assicurando un forte impegno prevede non solo un’ampia riforma della regolamentazione del lavoro, ma anche il rafforzamento degli strumenti di politiche attive per il lavoro ed il riordino degli ammortizzatori sociali, oltre ad una semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico dei datori di lavoro”.

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