domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

“Il Sesto Continente”:
la maxi mostra entra
nel Guiness dei primati
Pubblicato il 09-09-2014


LapinPrima lo era a parole, ora lo è in modo ufficiale: “Il Sesto Continente”, la mostra di Cracking Art ospitata all’Oriocenter – centro commerciale ad Orio al Serio in prossimità di Bergamo – ha raggiunto il record d’essere la “più grande esposizione di Cracking Art mai realizzata in un centro commerciale”, entrando nel Guinness dei Primati. Inaugurata lo scorso giugno e visitabile fino a novembre, l’esposizione – dal forte impatto spettacolare – conta settemila sculture in plastica riciclata di grandi dimensioni che riproducono sette specie di animali (chiocciole, rane, suricati, lupi, rondini, pesci angelo e stelle marine). Una provocazione, condita di arte e cultura che ha lo scopo di sensibilizzare i media, l’opinione pubblica e soprattutto i giovani sul tema dell’ambiente (www.crackingart.it).

cracking-artLA CRACKING ART – Le opere presenti nell’esposizione sono state realizzate dal Cracking Art Group, un movimento artistico italiano che, attraverso installazioni colorate e spettacolari, conduce il pubblico a riflettere sui grandi temi della sostenibilità e dell’ambiente. Il movimento oggi è composto da Renzo Nucara, Marco Veronese, Carlo Rizzetti, Alex Angi, Kicco e William Sweetlove, sei artisti internazionali che sottolineano l’intenzione del Gruppo di cambiare la storia dell’Arte attraverso un forte impegno sociale e ambientale unito a un rivoluzionario, innovativo uso di materiali plastici che evocano una stretta relazione tra naturale e artificiale. Il movimento, fondato a Biella nel 1993 si è distinto e fatto conoscere in Italia all’estero per le installazioni delle loro opere, costituite principalmente da riproduzioni di animali in plastica riciclabile inserite in luoghi di passaggio come strade, piazze o centri commerciali, e con varie esposizioni in musei e rassegne d’arte contemporanea.

Il MANIFESTO DEL MOVIMENTO ARTISTICO – Il termine “cracking” deriva dal verbo inglese to crack, che significa spaccarsi, cedere. La scelta di questo nome indica sia le intenzioni di proporsi come innovazione e rottura all’interno della storia dell’arte, sia il divario di fondo tra la materia naturale e quella artificiale, tra il materiale organico e quello sintetico. In particolare, quest’ultima contrapposizione si riflette nella scelta dei materiali – la plastica riciclata – e quindi nell’impegno sociale e ambientale del movimento. La Cracking Art ha lo scopo di cambiare le regole dell’arte, con un continuo riferimento alla contemporaneità, non solo artistica, ma anche storica e culturale. Nodo importante è la natura, da difendere e salvare anche attraverso l’uso del linguaggio artistico.

Siria Garneri

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