giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il teatro è bordello
e l’attore prostituto, ma
la farsa è solo di facciata
Pubblicato il 19-09-2014


Dignita-autonome-1Violinisti, prostitute, travestiti, giullari e cantanti. È in questo clima gioioso che il pubblico viene ricevuto, ammaliato, accompagnato in un teatro che non è più teatro, dove non c’è platea, palcoscenico, galleria, ma solo un grande, caotico, spazio comune.

Accade al Brancaccio, dove fino al 7 ottobre è in scena Dignità Autonome di Prostituzione, lo spettacolo di Luciano Melchionna, una vera e propria “Casa Chiusa dell’Arte”, perché in un paese che, contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione, non promuove e sostiene la cultura, attrici e attori per poter lavorare sono costretti a vendersi come prostitute.

Le regole sono chiare: i clienti-spettatori all’ingresso, con il biglietto, ritirano alcune banconote, i “dollarini” moneta “locale” del Postribolo. Con quelle e solo con quelle, possono contrattare e “consumare” le “prestazioni” durante la serata. Gli artisti-prostituti, in vestaglia o giacca da camera, adescano o si lasciano adescare dagli spettatori-clienti, li radunano in piccoli gruppi di dieci, venti persone, e stabiliscono il prezzo della loro performance che avviene nei luoghi più disparati: camerini, marciapiedi, sotto il palco, dietro le quinte, negli uffici amministrativi e perfino in una jeep o nelle toilettes. Un format creato per avvicinare i giovani, per rivoluzionare la vecchia idea dell’ammuffito teatro e portare allo spettacolo anche chi non si è mai avvicinato alla prosa.

Dignita-autonome-2Attenzione però l’atmosfera carnevalesca è solo una facciata, e ve ne rendete subito conto quando al vostro ingresso in platea venite accolti dalla lettura di una lettera di Sandro Pertrini dal carcere di Pianosa, nella quale rimprovera duramente la madre per aver chiesto la grazia: “La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento”. Ed è subito silenzio, meditazione, denuncia.

Le prostitute e i prostituti, leggeri e divertenti nel reclutare i clienti, una volta arrivati nel luogo dove avverrà l’esibizione, gettano la maschera e danno vita a monologhi classici o contemporanei di dieci/quindici minuti che non hanno nulla di comico. Si parla di crisi, di violenze, di stupri, di mancanza di lavoro, del nostro oggi, del “bel paese” che è diventato “latrina” come recita la canzone iniziale.

Alla fine si torna in sala e ricomincia la trattativa e nel caso siano finiti i “dollarini” iniziali si può sempre acquistarne altri: con dieci euro ne prendi quattro, sufficienti per altre due “pillole di piacere teatrale”.

Impossibile però vederli tutti, nonostante la generosità degli attori che si protrae ben oltre i normali orari di fine spettacolo. Il cast, infatti, è ricchissimo e in continua “evoluzione”, nomi noti e meno noti, veterani ed esordienti accomunati da passione e talento: Antonella Elia, Fiordaliso, Francesco Montanari, Joan’ Negrie, Michela Andreozzi, Max Vado, e poi Clio Evans,Agostino Aresu, Maria Chiara Augenti, Raffaele Ausiello, Tiziana Avarista, Alessandro Baronio, Gaia Benassi, Lina Bernardi, Patrizia Bollini, Andrea Caiazzo, Betta Cianchini, Camillo Ciorciaro, Cinzia Cordella, Salvatore Corigliano, Veronica D’Elia, Marika De Chiara, Sylvia De Fanti, Valentina De Giovanni, Adelaide Di Bitonto, Adriano Falivene, Annarita Ferraro, Emanuela Gabrieli, Giulia Galiani, David Gallarello, Martina Galletta, Sebastiano Gavasso, Irene Grasso,Gabriele Guerra, Davide Guglielmi, Her, Alessandro Lui,Milla, Momo, Alessandra Muccioli, Carla Petrachi, Caterina Pontrandolfo, Autilia Ranieri, Daniele Russo, Paola Sambo, Lorenzo Schiavo, Simona Seraponte, Shi Yang Shi, Enrico Sortino, Chiara Spoletini, Sandro Stefanini, Adele Tirante, Nella Tirante, Emanuela Valiante, Fabio Vasco.

Un lunghissimo elenco per il quale una sera non basta, e neanche due. Da tornarci e ritornarci. Spargete la voce.

Cecilia Sanmarco

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