martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

In caso di elezioni …
tagliare le pensioni (d’oro).
Pubblicato il 17-09-2014


La ministra Fornero verrà ricordata a lungo per la sua riforma delle pensioni, condita di errori e iniquità certamente non interamente addebitabili al lei.

Conosciamo l’antefatto: bisognava correggere in fretta i conti pubblici perché il deficit ci stava portando nel baratro. Il governo dei ‘tecnici’, guidato da Monti, proprio perché apparentemente senza padrini politici, poteva pagare il prezzo dell’impopolarità. La Fornero, non dovendo rispondere agli elettori della riforma che porta il suo nome, è tornata all’Università ad insegnare. Siccome però le nubi che si addensano all’orizzonte economico del Paese non promettono nulla di buono e non si può escludere che Renzi scelga la strada delle elezioni anticipate per avere un Parlamento completamente addomesticato (sempre che Napolitano lo consenta, previa approvazione di una nuova legge elettorale), ecco a tratti riemergere il ritornello delle pensioni ‘d’oro’ da tagliare.

Ammesso e non concesso che sia giusto e utile farlo – tagliare solo quelle molto alte assicura pochi spiccioli e bisognerebbe abbassare di molto l’asticella (3 mila lordi cioè 1700 netti) per incassare soldi veri – c’è da esaminare la questione sotto un altro aspetto, quello elettorale. Probabilmente questo potrebbe essere il criterio principe che verrà utilizzato e non altri.

Non il criterio della giustizia sociale, perché per questo esiste lo strumento costituzionale della tassazione proporzionale al reddito (IRPEF); non quello del rispetto della legge perché ci sono più sentenze che bocciano una misura palesemente discriminatoria, anche perché retroattiva; non quello politico di segno progressista, perché questi tagli inducono ad nutrire sfiducia nel sistema di previdenza pubblica spingendo verso quella privata con tutte le ovvie conseguenze del caso (arricchimento della finanza speculativa, indebolimento degli Istituti previdenziali, squilibrio a favore dei redditi medio-alti, incentivo ulteriore all’evasione fiscale). E quale allora?

Forse lo stesso che prima delle elezioni europee convinse il governo Renzi a mettere 80 euro in busta paga anziché a ridurre il cuneo fiscale sul costo del lavoro come chiedeva Confindustria. Non il criterio del miglior risultato economico (gli effetti pressoché inesistenti di quella misura ai fini della ripresa erano noti), ma quello a più alta resa elettorale.

E allora cosa c’è di meglio di una misura così populista e demagogica come il taglio delle pensioni ‘d’oro’ (e d’argento) distribuendo il tutto su quelle al minimo (forse senza verificare se quelle pensioni così basse derivano da una vita lavorativa nel segno dell’evasione fiscale)? Sembra sinistra, ma è destra, anche perché queste misure potrebbero essere tollerate solo se fossero parte di un quadro di riforma complessiva dello stato sociale. Il sospetto è che l’obiettivo strategico sia invece proprio il taglio del welfare, quello presente e quello futuro; un passo per volta.

Non a caso, Grillo che di populismo e demagogia è maestro insuperabile, da mesi sta battendo esattamente su questo tasto. D’altra parte il taglio scontenterebbe una platea tutto sommato ridotta (cinquecentomila?) di elettori a fronte di 25 milioni.

Questo però è un processo alle intenzioni e allora fermiamoci a leggere le dichiarazioni in senso contrario che sono state raccolte sul punto da Franco Abruzzo negli ultimi tempi.

21.8.2014 – MATTEO RENZI: “Chiacchiere da calciomercato. Chi oggi parla di manovre e di pensioni parla di cose che non sono all’ordine del giorno. La via maestra per recuperare risorse per il 2015 è, e resta, quella della revisione della spesa”. 

22.8.2014 – GRAZIANO DELRIO: “Escludo categoricamente interventi. Decide Renzi” Prelievi sulle pensioni più alte? ”A Palazzo Chigi non abbiamo nessuna proposta in questo senso. E siccome decide Palazzo Chigi, cioè Renzi, escludo in maniera categorica che ci saranno interventi sulle pensioni.

23.8.2014 – Lettere al Sole 24 Ore – Con il «contributo» chiesto ai pensionati non si persegue l’equità. La risposta di Salvatore Carrubba – Per Cesare Damiano (Pd) «mettere in allarme 15 milioni di pensionati che hanno soltanto la colpa di essere andati in pensione con il calcolo retributivo è una follia». Anche per Renato Brunetta (Fi) è «follia solo parlarne, provoca incertezza». Di «infortunio estivo» parla Maurizio Sacconi (Ncd) che giudica «discutibile il prelievo già esistente». – 

28.8.2014 – GIULIANO POLETTI: “Nessun intervento sulle pensioni più alte nella Legge di Stabilità. Il mio era solo un discorso di equità”. 

Certo c’è qualche migliaio di fortunati, o furbi, (cinquemila, diecimila, ventimila?) che con la complicità dei governi passati, ha trattamenti di favore, sproporzionati ai contributi versati. Storture forse impossibili ormai da sanare, ma per tutti gli altri queste dichiarazioni sono chiare e dovrebbero tagliare la testa al toro, tranquillizzando quei pensionati che nella loro vita lavorativa hanno sudato e sempre pagato le tasse (dunque anche i contributi previdenziali, forse perché non potevano fare altrimenti o perché sono sempre stati onesti e si sono fidati dello Stato). Su questi già pesa un blocco degli adeguamenti iniquo e illogico. Ma in politica mai dire mai, le correzioni sono dietro la porta. Retroattive, come il taglio delle pensioni, appunto.
Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Non ho mai apprezzato chi ragiona come il Taddei del PD: siccome il numero dei pensionati d’oro sono pochi non conviene tassarle. A parte il fatto che è importante il segnale che si darebbe a chi vive con pensioni dignitose e piccole.
    Io penso che i pensionati d’oro siano moltissimi: militari, giornalisti, manager, giudici, dirigenti , notai ecc. Anzi, non si vuole aggradirle perché sono molte. Se il PD ha aderito al PSE, deve fare una politica socialdemocratica. Chi dice di essere di sinistra e parla come Taddei è un PSE per caso( o per convenienza.

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