lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

In Svezia tornano a vincere i socialdemocratici
Pubblicato il 14-09-2014


Stefan LöfvenI sondaggi delle ultime settimane e gli exit poll del pomeriggio avevano già scattato la fotografia del voto svedese, socialdemocratici in testa, ma anche il boom dell’estrema destra.

I socialdemocratici hanno raggiunto il risultato del 31% che con Verdi ed ex comunisti porta la coalizione a sfiorare il 44% (lontano comunque dalla maggioranza assoluta) contro l’avanzata dei populisti di estrema destra (Democratici Svedesi) che sono passati dal 5,7% di quattro anni fa al 13%.

Dopo otto anni di guida di centrodestra, toccherà al candidato socialdemocratico Stefan Löfven, ex sindacalista metalmeccanico, cercare di formare un esecutivo di minoranza, mettendo fine agli otto anni di governo di centrodestra di Fredrik Reinfeldt.

In questo scenario entra Iniziativa Femminista di Soraya Post, dopo cinque mesi dal loro ingresso storico all’europarlamento le militanti speravano  di diventare il primo partito femminista a ottenere un seggio anche al Riksgag il parlamento nazionale, un altro record svedese dove il parlamento conta già la più alta rappresentazione femminile in Europa, ma si fermano al 3,1% .

Gli svedesi svoltano a sinistra archiviando il governo del conservatore Reifeldt che in otto anni ha sbagliato le sue scelte soprattutto in tema di giustizia sociale, di welfare e di accoglienza degli immigrati, contro il comune sentire di chi ha sempre sostenuto una democrazia sociale ed egualitaria. A Reinfeldt è stato rimproverato di aver approfondito il solco tra ricchi e poveri, una eccessiva rigidità sui temi dell’immigrazione ma soprattutto di aver ridotto la scuola pubblica a fanalino di coda dell’istruzione europea, privilegiando quella privata. Ma è la straordinaria crescita dell’estrema destra la vera novità di queste votazioni, che si è presentata con una rassicurante margherita blu con centro giallo, che evoca natura e pulizia oltre ai colori della bandiera nazionale.
Una operazione grafica quella dei Democratici Svedesi (Sd), che segue quella ben più complessa di aver ripulito il movimento da simboli neonazisti e razzisti del passato e presentandolo come forza responsabile, di ispirazione nazionalista, battendo ossessivamente sul concetto che “meno immigrazione” equivale ad un “welfare più sostenibile” per tutti, per gli svedesi come per gli immigrati già integrati.
Il giovane leader dell’estrema destra Jimmie Akesson è alla guida dell’Sd dal 2005
dopo aver militato da adolescente nella federazione giovanile del Partito Moderato, partito liberal – conservatore tradizionale, prima di approdare nel 1995 nel movimento giovanile dell’Sd, ed è oggi la figura unificante di fazioni e anime diverse di un minuscolo movimento il cui slogan era “mantieni la Svezia svedese” e il simbolo un minaccioso guerriero vichingo.
In poco tempo, rifatto il “look”, pur faticando – dicono gli osservatori – a moderare le intemperanze di molti militanti, nel 2010 gli era già riuscito il miracolo di portare 20 deputati nel parlamento di Stoccolma con un 5,7% di voti ottenuto dal nulla. Un’operazione quella svedese del tutto simile a quella compiuta da Marine Le Pen con il Front National francese, un altro segno della pericolosa deriva che l’Europa potrebbe prendere sotto la spinta di una crisi economica che fino a oggi non è stata arginata.

Sara Pasquot

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