giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps, pensioni: invio bustone 2014
Pubblicato il 11-09-2014


L’Inps ha dato inizio alla campagna 2014 per la verifica dei redditi e del diritto alle prestazioni assistenziali, con l’invio del cosiddetto “Bustone” per la richiesta delle dichiarazioni relative alla situazione reddituale e/o delle dichiarazioni di responsabilità riguardanti la permanenza dei requisiti prescritti per il diritto alle prestazioni assistenziali (compreso il modulo per l’indennità di frequenza.) Lo ha recentemente spiegato lo stesso Ente assicuratore in una apposita nota. Il plico – viene infatti precisato dall’Istituto – contiene, a seconda delle situazioni personali e delle dichiarazioni occorrenti, i seguenti documenti: – lettera di presentazione, diversificata per i residenti in Italia e all’estero, con una breve, opportuna informativa sui servizi online messi a disposizione del cittadino.

– modello Red italiano o modello Red estero, con le relative istruzioni per la compilazione. E ancora: – modello 503 Aut, per i residenti in Italia le cui prestazioni pensionistiche siano assoggettabili alla trattenuta per lavoro autonomo;
– richiesta di integrazione delle informazioni relative alla campagna Red 2012, per coloro i cui dati reddituali trasmessi dall’Agenzia delle Entrate per l’anno 2011 non sono risultati sufficienti per consentire la verifica di tutte le prestazioni; – modelli di dichiarazione per i titolari di provvidenze economiche di invalidità civile, relativamente ad eventuali periodi di ricovero gratuito/frequenza e all’eventuale svolgimento di attività lavorativa.

Ogni richiesta – viene puntualizzato ulteriormente dall’Inps – reca la data entro la quale deve essere restituita la dichiarazione. Ai pensionati residenti nella provincia di Bolzano la modulistica viene recapitata nella versione bilingue.

Modalità di restituzione delle dichiarazioni
Residenti in Italia: dichiarazioni online – Chi e’ in possesso di un Pin rilasciato dall’Istituto può trasmettere i dati richiesti servendosi del sito internet dell’Ente www.inps.it, accedendo alla sezione Servizi Online “Servizi per il cittadino” e selezionando la voce di interesse: o Dichiarazione reddituale – opzione anno 2014 (dichiarazione redditi 2013); o Dichiarazione reddituale – opzione anno 2012 (dichiarazione redditi 2011); o Dichiarazioni di responsabilità (modelli Icric, Iclav, Acc.As/Ps).
Residenti in Italia: intermediari abilitati – In coda a ciascun modulo spedito ai residenti in Italia e’ stato inserito il relativo codice a barre, da utilizzare per l’inoltro telematico delle dichiarazioni effettuato tramite i soggetti intermediari abilitati, che concedono assistenza gratuita e provvedono ad acquisire e consegnare all’Istituto di previdenza in formato elettronico le informazioni di cui necessita.
Residenti all’estero – Tenuto conto delle peculiarità normative della verifica dei redditi per i soggetti residenti all’estero, i codici a barre non sono riportati nei modelli RedEst. Il modello può essere trasmesso all’Inps avvalendosi dell’assistenza gratuita di un Ente di Patronato riconosciuto dalla legge, oppure compilato e fatto recapitare, insieme alla documentazione richiesta, alla sede dell’Istituto che ha in carico e gestisce la pensione.
Per maggiori dettagli si può consultare il messaggio Inps n. 6627 del 27 agosto 2014.

Inps, adottato il nuovo codice di comportamento dei dipendenti

Con determinazione commissariale n. 181 del 7 agosto, su parere favorevole dell’Organismo indipendente di valutazione (Oiv), è stato adottato il “Codice di comportamento dei dipendenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ai sensi dell’art. 54, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”. Ne ha dato recentemente notizia il messaggio Inps n. 6615 del 25 agosto scorso, a firma del Direttore generale. Predisposto dal Responsabile della prevenzione della corruzione, il Codice è parte integrante della strategia definita dal Piano triennale di prevenzione della corruzione.

Il Codice integra e specifica il “Codice di comportamento dei dipendenti pubblici” approvato con Dpr 16 aprile 2013, n. 62, con riferimento alle funzioni e alle peculiarità organizzative dell’Istituto. Gli obblighi di condotta definiti dal Codice si applicano a tutti i dipendenti dell’Istituto – compreso il personale in comando – e, per quanto compatibili:
ai titolari di organi e organismi e ai loro componenti;
ai collaboratori, ai consulenti e ad altri soggetti esterni che intrattengono rapporti con l’Istituto e ai collaboratori di imprese fornitrici e appaltatrici.

La violazione di tali obblighi rileva ai fini della valutazione della performance e determina responsabilità disciplinare ed eventuale responsabilità penale, civile, amministrativa o contabile. Il Codice declina gli obblighi di condotta previsti dal Codice di comportamento adottato con Dpr n. 62/2013. Oltre ai principi di carattere generale, contempla obblighi connessi allo svolgimento di attività ed incarichi extraistituzionali, alla gestione delle situazioni di conflitto di interessi, alla prevenzione della corruzione, alle relazioni con il pubblico, alla condotta da assumere in servizio e nei rapporti privati. Obblighi specifici riguardano i dirigenti, i medici, i professionisti e coloro che concludono contratti per conto dell’Amministrazione o svolgono adempimenti nella fase di esecuzione.

Quasi metà stipendio se ne va in tasse e contributi: in Italia cuneo fiscale +12% rispetto a media Ocse

Quasi la metà dello stipendio dei lavoratori italiani viene divorato dal cuneo fiscale (47,6%); un dato che nel tempo continua a peggiorare e in cinque anni è aumentato dell’1,1%. Nei paesi Ocse, invece, il peso dei tributi e contributi sulla busta paga si ferma a poco più di un terzo (35,6%). La differenza è di 12 punti percentuali. E’ quanto emerge dalle tabelle sulla situazione nei paesi Ocse nel 2012, relativa a un single senza figli. Il lavoratore, si legge nel rapporto annuale dell’Eurispes, ”è ormai avvezzo all’enorme discrepanza esistente tra il salario lordo percepito e il corrispettivo netto di cui può effettivamente disporre”.

L’Italia occupa il sesto posto nell’elenco dei paesi ordinati sulla base del maggior peso del cuneo fiscale, che è occupato al primo posto dal Belgio (56%). I paesi che hanno raggiunto i migliori traguardi negli ultimi anni sono innanzitutto la Svizzera e i Paesi Bassi, che sono riusciti a ridurre il peso dei prelievi erariali e previdenziali rispettivamente dell’8% e del 6,4%. Nel triennio 2007 al 2010 il livello del cuneo fiscale all’interno degli Stati dell’Ocse era diminuito dell’1,1% ma ha subito una ”battuta d’arresto” negli ultimi anni, osserva l’Eurispes. Infatti se nel 2007 si posizionava al 36,1% e nel 2010 scendeva al 35%, l’anno successivo tornava a crescere dello 0,5% e nel 2012 confermava il dato (con un lieve incremento dello 0,1).

Secondo l’Eurispes l’ascesa avvenuta in Italia tra il 2000 e il 2012 ”è in controtendenza in confronto alla media delle altre economie”, che invece hanno fatto registrare una flessione dell’1,1%. La situazione dei lavoratori italiani con famiglia a carico (moglie e due figli) migliora leggermente, rispetto ai single, con un peso del fisco sulla busta paga che si ferma al 38,3%. In confronto al 2000 c’è stata un abbassamento di un punto percentuale, (mentre nell’area Ocse il taglio delle tasse sulle famiglie è stato dell’1,6%). Per i lavoratori senza nucleo familiare l’aumento è stato di 0,5 punti percentuali. Nel mettere a confronto i vari paesi, avverte l’Eurispes, bisogna comunque tenere presente che ”l’incidenza delle imposte sul reddito non è uniforme”. Infatti prendendo in considerazione la parte del costo del lavoro che confluisce all’interno dei contributi previdenziali, viene fuori che il suo valore è pari a zero in paesi come Australia e Nuova Zelanda, mentre arriva al 30,6% in Francia.

Per fornire un quadro più esaustivo, quindi, l’Eurispes mette in evidenza le differenze internazionali dei sistemi di prestazione previdenziale. Per fronteggiare il problema delle pensioni, connesso all’invecchiamento demografico e al patto tra generazioni, alcune nazioni hanno introdotto il sistema contributivo e tutti hanno stabilito un innalzamento del requisito anagrafico pensionabile, che entro il 2050 dovrà essere di 67 anni. ”Sono lontani – ricorda l’Eurispes – i tempi in cui il sistema pensionistico italiano era il più esoso della zona Ocse”.

L’Italia ha da poco introdotto ”il migliore sistema pensionistico per un futuro più equo, destreggiandosi tra il vecchio sistema retributivo e uno maggiormente in linea con il periodo storico”, rileva l’istituto di ricerca. Alla previdenza pubblica base si sono aggiunte la previdenza complementare collettiva e quella individuale, entrambe facoltative. ”Il contenimento della spesa pensionistica futura – evidenzia l’Eurispes – necessita fin da oggi di essere ribilanciata facendo leva sulla volontà del cittadino di assicurarsi, una volta in quiescenza, un tenore di vita più vicino possibile a quello sostenuto in età produttiva”.

Carlo Pareto

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