mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Invalidità, sì al requisito sopravvenuto
Pubblicato il 08-09-2014


L’invalido civile non avente titolo alle prestazioni economiche per carenza del requisito reddituale può fare nuova richiesta qualora tale condizione sopraggiunga negli anni successivi; in tal caso non deve ripetere l’accertamento sanitario. Lo ha recentemente puntualizzato l’Inps nel messaggio n. 15972/2013. Lo status di invalido civile, cieco civile e sordo civile dà diritto a una serie di benefici di carattere sanitario e assistenziale, tra cui la corresponsione di trattamenti economici (pensioni, assegni, indennità ecc.).

Per conseguire il diritto a tali prestazioni assistenziali sono richiesti, oltre al riconoscimento sanitario che ne costituisce il presupposto essenziale, altri requisiti che sono rilevanti unicamente per l’erogazione del trattamento e non sono incidenti sullo stato invalidante, tra i quali quello della situazione reddituale. Secondo la prassi corrente la domanda (che deve essere trasmessa all’Inps online) è unica per la richiesta degli assegni numerari e per il preliminare accertamento sanitario dell’invalidità. Tuttavia, ha ancora spiegato l’Istituto, se una prestazione economica non viene concessa per mancanza della condizione reddituale, l’accertamento dell’invalidità continua a produrre effetti per tutti gli altri benefici; unica eccezione (ovvia), il caso in cui la commissione medica abbia valutato l’opportunità di fissare una eventuale revisione entro un determinato termine, alla cui scadenza è indispensabile la nuova visita medica.

Di conseguenza l’Inps ha statuito che, nell’ipotesi di reiezione ab origine dell’istanza per difetto di requisito reddituale, qualora quest’ultimo sopraggiunga dopo il riconoscimento sanitario dell’invalidità, potrà essere presentata nuova istanza finalizzata all’erogazione del trattamento economico senza doversi espletare un ulteriore accertamento sanitario. Alla richiesta deve essere opportunamente accluso il verbale in corso di validità, già esistente, e la prestazione viene posta in pagamento con decorrenza dal mese successivo alla data della nuova domanda. Analoga modalità operativa, inoltre, l’Ente ha affermato che possa seguirsi anche nell’ipotesi revoca della prestazione numeraria per il venir meno dei requisiti reddituale con conseguente sospensione dello stesso trattamento.

Nuova funzionalità: visualizzazione dello “stato richiesta lineaInps

Gli utenti che accedono, sia in modalità con PIN che senza PIN, alla sezione INPSRisponde del portale www.inps.it, possono visualizzare lo stato di lavorazione delle loro richieste LineaINPS e, se disponibile, la risposta fornita. Lo stesso servizio è, inoltre, disponibile anche all’interno del risponditore automatico del Contact Center Multicanale. Infatti, chiamando il numero verde 803164 (gratuito per le chiamate da numero fisso) o il numero 06164164 (a pagamento da telefonia mobile) ed interagendo con il risponditore automatico, l’utente può – dopo essere stato identificato dal sistema – inserire il numero della richiesta per la quale vuole conoscere lo stato di lavorazione. Il risponditore automatico comunica lo stato della richiesta e, nei casi in cui questa risulti già chiusa e sia disponibile una risposta, quest’ultima sarà inviata via mail o tramite SMS all’indirizzo email o al numero di telefono cellulare già comunicati dall’utente.

Fisco e contribuenti: oltre l’83% dell’Irpef da redditi da lavoro dipendente e pensioni

Il peso dell’Irpef grava sempre più sui redditi da lavoro e da pensione. Nel 2012 le due componenti concorrono all’83,5% della base imponibile Irpef con una crescita di 3,85 punti percentuali in 10 anni. E’ quanto emerge – secondo quanto appreso e reso noto dall’Adnkronos – dall’aggiornamento del rapporto Lef sulla struttura dell’Irpef. Lo studio dell’Associazione per la legalità e l’equità fiscale analizza il peso delle diverse componenti dell’imposta sulle persone fisiche nel periodo 2003-2012.

“L’Irpef – ha sottolineato il responsabile del Centro studi Lef Lelio Violetti all’Adnkronos – è alimentata sempre più quasi esclusivamente dai redditi da lavoro dipendente e da pensione. Se si considerano anche i redditi da lavoro autonomo si supera il 90% contro l’85% del 2003. In pratica la progressività dell’imposizione è supportata principalmente dai percettori di questi tipi di reddito. Un fenomeno alla cui accentuazione ha contribuito la scelta del legislatore di portare fuori dall’Irpef alcune tipologie di reddito soprattutto da capitale posseduto dalle persone fisiche che è stato sottoposto ad imposta sostitutiva”.

Dall’analisi affiora che i maggiori incrementi sono stati registrati dai redditi da pensione passati dal 27,07% del 2003 al 30,05% del 2012, mentre più contenuta la crescita dei redditi da lavoro dipendente passati dal 52,59% del 2003 al 53,50% del 2012. Per contro passano dal 4,58% del 2003 al 3,95% del 2012 i redditi d’impresa, dal 5,16% al 4,22% quelli da partecipazione e dal 6,41% al 3,73% gli altri redditi. Sostanzialmente stabili i redditi da lavoro autonomo che oscillano dal 4,19% del 2003 al 4,53% del 2012. Più in generale l’ammontare del reddito da lavoro dipendente supera il 52% del totale dei redditi in tutti gli anni d’imposta del periodo, mentre l’ammontare del reddito da pensione supera il 26% del totale dei redditi in tutti gli anni d’imposta del periodo e nel 2012 arriva al 30%.

L’ammontare complessivo dei redditi di lavoro dipendente e da pensione varia tra il 79% e l’83,5% del totale dei redditi in tutti gli anni d’imposta del periodo, mentre l’ammontare del reddito da lavoro dipendente supera il 50% del totale dei redditi in tutti gli anni d’imposta. Inoltre il reddito da lavoro dipendente contribuisce al reddito complessivo con l’ammontare più elevato in tutte le classi di reddito in cui si colloca il contribuente, ad esclusione della prima in cui prevalgono i proventi da pensione, in tutti gli anni d’imposta.

La percentuale di reddito da lavoro dipendente non scende mai sotto il 35% in tutte le classi di reddito in cui si colloca il contribuente (nella classe tra 20.000 e 35.000 euro va oltre il 60%) in tutti gli anni d’imposta. Passando ad analizzare l’imposta effettivamente versata dal rapporto viene fuori che il gettito derivante dai redditi da lavoro dipendente e da pensione nel decennio è lievitato di 3,78 punti percentuali passando dal 75,59% al 79,37%. Inoltre la somma dei due aggregati si attesta oltre il 75% del totale in tutti gli anni d’imposta del periodo (nell’anno d’imposta 2012 arriva al 79,37%).

L’imposta invece che deriva da redditi da lavoro dipendente prodotto da contribuenti che si collocano nelle classi di reddito fra 10.000 e 50.000 euro oscilla in tutto il periodo fra il 36% e il 39% del totale; nel 2012 è pari al 35,45%. L’imposta derivante da redditi da lavoro dipendente rispetto alle altre tipologie di reddito è la più elevata in tutte le classi di reddito in cui si collocano i contribuenti e in tutto il periodo, con esclusione della classe fra 0 e 10.000 euro in cui prevale l’imposta derivante dal reddito da pensione. La percentuale d’imposta derivante da lavoro dipendente supera il 40% del totale dell’imposta nelle classi di reddito comprese fra 10.000 euro e 200.000 euro in tutto il periodo; nel 2012 supera il 47%.

Inail, agevolazioni a imprese che migliorano sicurezza lavoro

L’Inail ha pubblicato la nuova versione del modello OT24 che deve essere utilizzato per richiedere le agevolazioni riservate a chi abbia effettuato interventi di miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro. Il modello disponibile sul portale dell’Istituto (www.inail.it) andrà utilizzato per le richieste relative al 2014, da presentarsi entro la fine di febbraio 2015. Lo sconto applicato dall’Inail (tecnicamente si chiama “oscillazione per prevenzione”) è riservato alle aziende, operative da almeno un biennio, che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi prefigurati dalla normativa in materia (decreto legislativo 81/2008 e successive modifiche e integrazioni).

L'”oscillazione per prevenzione” riduce il tasso di premio applicabile all’azienda, determinando un risparmio sul premio dovuto all’Inail. In base al decreto ministeriale 3/2/10, che ha riscritto il testo dell’art. 24 del decreto ministeriale del 12/122000, la riduzione di tasso è riconosciuta in misura fissa, in relazione al numero dei lavoratori-anno del periodo. Per le imprese che hanno fino a 10 lavoratori all’anno il taglio è del 30%; per quelle che hanno da 11 a 50 dipendenti è del 23%; per quelle da 51 a 100 18%; da 101 a 200 15%; da 201 a 500 12%; oltre 500 7%. Per poter essere ammesse a beneficiare dello sconto, le aziende devono essere in possesso dei requisiti per il rilascio della regolarità contributiva ed assicurativa ed in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro (pre-requisiti).

In aggiunta, è indispensabile che l’azienda abbia effettuato, nell’anno precedente a quello in cui chiede l’agevolazione, interventi di miglioramento nel campo della prevenzione degli infortuni e igiene del lavoro. L’Inail, entro i 120 giorni successivi al ricevimento della relativa istanza, comunica all’azienda il provvedimento adottato adeguatamente motivato. La riduzione riconosciuta dall’Inail opera soltanto per l’anno nel quale è stata presentata la richiesta ed è applicata dall’azienda stessa, in sede di regolazione del premio assicurativo dovuto per il medesimo anno. L’oscillazione per prevenzione, inoltre, rientra tra i “benefici normativi e contributivi” introdotti dal dm 24/10/2007. Pertanto, per usufruire della riduzione, è necessario che, al momento della concessione del beneficio, i datori di lavoro abbiano i seguenti requisiti:

– applicazione integrale della parte economica e normativa degli accordi e dei contratti collettivi nazionali e regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, nonché degli altri obblighi di legge;
– l’inesistenza, a carico del datore di lavoro o del dirigente responsabile, di provvedimenti, amministrativi o giurisdizionali, definitivi in ordine alla commissione delle violazioni, in materia di tutela delle condizioni di lavoro, di cui all’allegato A del decreto ministeriale del 24 ottobre 2007 o il decorso del periodo indicato dallo stesso allegato per ciascun illecito (cd. “cause ostative”),
– il possesso della regolarità contributiva nei confronti di Inail e Inps e, per il settore edile, anche delle Casse Edili.

Carlo Pareto

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