martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

JOBS ACT. Psi, tempo indeterminato dal secondo anno
Pubblicato il 23-09-2014


Disoccupazione-lavoroIl governo ha fretta di portare in Europa risultati concreti in tema di riforme e il Paese ha un bisogno disperato di lavoro, ma il tema delle leggi che regolano il sistema dell’occupazione è quanto mai complesso e delicato. A più flessibilità deve corrispondere una rete di sicurezza che impedisca il crescere della precarietà, dei mezzi lavori sottopagati. Tutti sono consapevoli di questa esigenza e tutti dicono di volerla combattere, ma come? All’interno del PD, il dibattito rischia di trasformarsi in una battaglia sanguinosa dove le buone ragioni si mischiano con le logiche di partito: Renzi accusa sindacati e minoranze di conservatorismo e ideologismo; questi rispondono che il presidente del Consiglio vuole replicare le politiche ultraliberiste della Tahtcher.

Dietro le polemiche ci sono però dei fatti e sul piano concreto le minoranze del PD hanno presentato sette emendamenti, tutti all’articolo 4 della legge delega, cioè al merito del contratto a tutele crescenti e dunque al riordino delle forme contrattuali. In sostanza si chiede la piena tutela dell’articolo 18 per tutti i neoassunti dopo i primi tre anni di contratto a tutele crescenti; che la riforma degli ammortizzatori, con tanto di specificazione delle risorse, e l’individuazione delle politiche attive, preceda la revisione delle tipologie contrattuali; il contratto a tempo indeterminato come “forma privilegiata di contratto di lavoro”, rendendolo “progressivamente più conveniente rispetto agli altri tipi di contratti in termini di oneri diretti e indiretti”; che per i voucher di lavoro resti il tetto a 5mila euro di reddito all’anno in modo da evitare che questo strumento possa sostituire rapporti di lavoro più strutturali.

Sul piano più strettamente politico la minoranza del PD ha chiesto a Renzi un incontro che dovrebbe portare alla definizione di un documento unitario sul lavoro da presentare in direzione per evitare lo scontro e la conta dei voti. Una prima risposta è arrivata dal ministro del Lavoro, secondo cui licenziamenti discriminatori a parte, non in discussione, il dialogo è possibile su “tutte le questioni che sono aperte”.

Assai meno dialogante la posizione dell’alleato NCD. Secondo il capogruppo alla Camera Maurizio Sacconi, “gli emendamenti della minoranza Pd sono irricevibili”. Per Sacconi “la flessibilità in un triennio è già garantita dalla liberalizzazione dei contratti a termine. Su mansioni e controlli a distanza – prosegue – consentono solo accordi sindacali come già dispone la legge vigente prodotta nel 2011 ma poco attuata per le diffuse resistenze sindacali a rendere flessibili le mansioni e ad utilizzare le tecnologie per consentire il telelavoro con i relativi canali di comunicazione. E infine per i voucher non si vuole consentire ad una brava babysitter di cumulare molte ore con molti datori di lavoro anche oltre i 5000 euro annui. Per non dire del rinvio di queste “coraggiose” innovazioni a un non meglio precisato e mai precisabile momento di ampliamento degli ammortizzatori. Ne emerge insomma – sottolinea Sacconi – una visione vecchia e ideologica perché fondata sul persistente pregiudizio nei confronti dell’impresa. Noi non li voteremo mai”.

Dalla parte opposta il leader di SEL, Nichi Vendola, secondo in Italia “il governo Renzi, come aveva già provato a fare il governo Berlusconi”, vuole “cancellare ciò che profuma di giustizia e mettere al centro della scena sotto, forma di innovazione, ciò che puzza di ingiustizia”.

Anche i socialisti stanno discutendo del tema. Al termine di una riunione dei parlamentari, alla presenza del segretario Riccardo Nencini, hanno dichiarato in una nota che “l’impianto della proposta del governo di estendere le tutele a tutto il mondo del lavoro senza distinzione alcuna fa proprio il disegno di legge presentato nel gennaio scorso dai socialisti. È la risposta giusta ad un’Italia profondamente cambiata rispetto a quando fu introdotto, nel ’70,  lo Statuto dei Lavoratori. Va da sé che non dovranno esservi discriminazioni né di genere né di razza né di sesso. Garantire dunque nuovi diritti sul lavoro e sussidi di disoccupazione a tutta la platea e non soltanto ad una parte. Vanno modificati il sistema della formazione e ci deve essere una stretta relazione tra scuola e mondo del lavoro. Per noi – si legge ancora nella nota – l’assunzione a tempo indeterminato e la previsione delle medesime tutele devono essere realizzate al secondo anno e non al terzo. L’auspicio è che anche dopo il dibattito sul ddl delega al Senato vi sia una rapida approvazione della norma per il carattere di urgenza che riveste”.

Red. Av.

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Commenti all'articolo
  1. Il recente accordo fatto alla Ducati, firmato dalla fiom cgil, dovrebbe far capire qualcosa a Renzi se il suo obiettivo non fosse quello di trovare un nemico al giorno per distogliere l’attenzione del paese dalla sua inconcludenza. Mi auguro che i socialisti non lo seguano su quella strada.

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