giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La Germania frena:
economia in affanno
Pubblicato il 01-09-2014


Germania economiaLa crescita del PIL tedesco nel secondo trimestre di quest’anno si è confermata pari all’1,2% annuo mentre su base trimestrale è stata riscontrata una flessione dello 0,2%. È il primo dato negativo dal 2012. L’indice IFO (l’Institut für Wirtschaftsforschung), che misura la fiducia delle imprese in Germania, si attesta a 106,3 punti, dai 112,9 di luglio: meno di quanto si aspettassero gli analisti.

Gli economisti dell’istituto di Monaco puntano il dito sulla crisi ucraina e le sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Russia. L’andamento dell’export tedesco è influenzato dall’eventuale chiusura dei mercati nell’est europeo. Klaus Wohlrabe, eminente economista dell’IFO, sostiene che nel terzo trimestre del 2014 la crescita del PIL sarà vicina allo zero. Tuttavia il Prodotto Interno lordo tedesco è ancora stimato in un +1,5%.

I consumi interni non sono crollati come in Italia, complice la deflazione, e parlare di recessione è irragionevole. Le imprese tedesche, in particolare il gruppo Henkel e il colosso della difesa Rheinmetall, hanno tagliato le loro previsioni di profitto a causa della crisi nell’est Europa. L’export verso Mosca nel primo semestre dell’anno è crollato del 15,5% rispetto allo stesso periodo del 2013. La Bundesbank inizia a credere che un modello economico come quello tedesco, fondato cioè su risparmio ed esportazioni, è più vulnerabile di quanto si creda.

Nell’Eurozona i partner della Germania patiscono un vuoto di domanda poiché non dispongono di alcun margine di manovra fiscale e sono immersi nella trappola della liquidità che rende inefficaci i bassi tassi di interesse. All’economia europea mancherebbero ogni anno investimenti per circa 180 miliardi di euro, pari al 2% del PIL dell’Unione. Il dimezzamento degli investimenti pubblici in Europa dal 2008 a oggi ha portato al mancato investimento dei privati, i quali non trovano i necessari sbocchi in mercati emergenti. Inoltre il Fondo Monetario Internazionale vede un parallelo tra l’aumento dei risparmi delle famiglie tedesche e il calo degli investimenti delle imprese in Germania.

Secondo le ultime indiscrezioni del “Der Spiegel”, il settimanale tedesco più letto, la cancelliera Angela Merkel avrebbe chiamato il presidente della BCE Mario Draghi giacché quest’ultimo avrebbe cambiato idea sulla politica economica di austerità imposta di fatto dalla Germania. Per Draghi “ le politiche europee devono utilizzare la flessibilità disponibile all’interno delle regole per spingere la crescita e sostenere i maggiori costi determinati da riforme imprescindibili”. L’ipotesi al vaglio dalla BCE sarebbe la riduzione dallo 0,5% allo 0,25% del PIL per la necessaria correzione annuale dei deficit strutturali. Fondata o meno che sia la notizia della “bacchettata” della Merkel a Draghi, una cosa è certa: l’Europa ha bisogno ora più che mai di un New Deal.

Manuele Franzoso

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