lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La guerriglia e le elezioni
Pubblicato il 19-09-2014


Sia chiara una cosa. Se Renzi vuole chiudere sulla legge elettorale è perché pensa anche alle elezioni. O meglio, vuole avere in saccoccia questa possibilità. È vero che a Berlusconi pare abbia assicurato il contrario, ma Renzi è capace anche di dire bugie. Nessuno si occupa di legge elettorale se pensa di votare dopo quattro anni. E mentre l’Italia deve approvare leggi sul lavoro, sul fisco, sulla burocrazia, sulla spesa. Che senso ha?

Ma allarghiamo il quadro per capire meglio. Dentro il Pd la minoranza lancia segnali di guerra sul Jobs act con Bersani che sfida Renzi con dichiarazioni di fuoco. E mette bastoni nell’ingranaggio dell’accordo Renzi-Berlusconi sulla elezione dei due candidati alla Corte e sui giudici del Csm. Un assurdo e pericoloso pasticcio che giustamente ha fatto inviperire il capo dello Stato. Come potrà reggere il governo e fino a quando, se una parte cospicua dei parlamentari è schierata sulle posizioni dell’ex segretario del partito? Aggiungiamo il conflitto attorno alla legge sulla giustizia, che ha fatto reagire i magistrati. Come interpretare gli avvisi di garanzia in Emilia-Romagna in piene primarie e sopratutto quest’ultima, piuttosto clamorosa perché ipotizza un reato ben più grave, quello di bancarotta fraudolenta, per il papà di Matteo Renzi?

Noi conosciamo bene il modo col quale l’area più politicizzata della magistratura si comporta. Non vorremmo che questi fossero avvertimenti a chi si accinge a fare una riforma che non piace all’Associazione dei magistrati, almeno sulla questione delle ferie. Se quarantacinque giorni vi sembran troppi provate voi a lavorar…. E più in generale non piace quel che il presidente del Consiglio dice sui magistrati. È troppo simile a quel che sostiene Berlusconi. Fossimo in Renzi, guerra per guerra, aggiungeremmo anche divisione delle carriere e doppio Csm. Ma non vorremmo provocare altri e ben più clamorosi problemi al suo governo, al suo partito e alla sua famiglia. Aggiungiamo la guerra dei sindacati, almeno della Cgil e della Fiom che lanciano, per essere originali, l’idea di uno sciopero generale.

Certo Renzi potrebbe prendere atto di tutto questo, del pericolo di impantanarsi in un percorso che potrebbe rivelarsi o improduttivo o troppo impopolare e puntare alle elezioni che ancora lo vedrebbero vincente. Oggi, domani chissà. Quello che non mi è chiaro è l’interesse a forzare la mano della minoranza del Pd. Adesso è forte e ben rappresentata. Con le elezioni rischia se non di sparire, quanto meno di indebolirsi fortemente. Se i bersaniani intendono mettere in difficoltà Renzi non devono portarlo alle elezioni troppo presto. Quindi dovranno stare bene attenti a non tirare troppo la corda. Con la corda ci si può anche impiccare…

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Commenti all'articolo
  1. Non ero e non posso dichiararmi un fans di Renzi.
    L’ho chiamato più volte Gian Burrasca per il suo atteggiamento da ragazzo sbarazzino .
    In questi giorni tifo per lui, perchè dimostra almeno all’apparenza, di avere un grande coraggio nello schierarsi contro i poteri forti, i burocrati e certa magistratura.
    Condivido che con in tasca la legge elettorale, possa far finire questa legislatura prima del previsto.
    Gli scontri all’interno del P.d. possono favorire questa eventualità.

    • FRANCO SAULLO : Io ho sempre sostenuto Renzi ,sono un socialista iscritto al PD , credo che al netto di certi atteggiamenti fiorentini, sia uno capace
      -NON DIMENTICHIAMO CHE HA FATTO IL SINDACO DI UNA GRANDE CITTA’- .
      E’ uno che dice le cose , a volte forse non li pesa ma le dice al momento opportuno e le sa comunicare in modo semplice . Questo gli ha portato il consenso della gente che lavora di qualsiasi schieramento politico .
      Ed e’ uno che ha dato l’impressione di VOLER FARE LE COSE PER DAVVERO .
      Quindi gli avversari interni devono stare attenti anche perche’ tutti hanno capito che lavorano per lo status quo.
      La legge elettorale,la modifica del senato e del titolo V ,l’ intervento sulla spesa e sull’ammodernamento della pubblica amministrazione , L’INTERVENTO SUL LAVORO ,questo ,per me, piu’ per gli effetti politici che per quelli economici –
      NON DIMENTICHIAMO CHE IL FUTURO DELL’ITALIA SARANNO LE PARTITE IVA-
      sono cose gia’ avviate .
      Sara’ difficile e sarebbe sbagliato fermarlo.Se non si fanno NEI TEMPI PROGRAMMATI e’ giusto che si vada a nuove elezioni

  2. Egregio ed illustrissimo sig. Claudio47, ho detto più volte che per me l’articolo 18 andrebbe esteso a tutti i lavoratori. Non sono né sindacalista né tutelato dall’articolo 18, semplicemente non abbocco alla propaganda di questo governo di destra ed ultraliberista.

  3. Caro Mauro, ritorno sul tema dello sdoppiamento delle carriere e dei due CSM.
    Uno di problemi della magistratura è la divisione in correnti con le conseguenti lotte di potere. Con due CSM non faremmo altro che raddoppiare le occasioni di conflitto. Non solo, questi, i giudici, che temono di lavorare troppo allineando il numero delle loro giornate di ferie al resto dei lavoratori, o almeno a quelli che hanno le ferie e che hanno un lavoro, quando partecipano alle loro riunioni sindacali credi che usino i giorni di ferie?
    Insomma, cerchiamo di essere coerenti con il principio di semplificare e ridurre i costi. Cerchiamo altresì di essere coerenti con il nostro criterio di laicità che presuppone si valutino gli avvenimenti per quelli che sono e non per come desidereremmo che fossero.

  4. Veramente mi pare superfluo ricordare quanto il Socialismo abbia varie declinazioni. Se mezzo Pd ritiene di esrcitare il dissenso ed aprire una discussione sul Job Act, forse è il caso di pensare che Epifani e Cofferati ancora , da veri riformisti, hanno influenzato le posizioni di Bersani. E’ un atto di coerenza, da parte dichi non ha mai giocato con gli schieramenti, come certi socialisti del passato, vedi Cicchitto e Brunetta. Non è un caso che il puntello della Riforma Renzi siano loro, ponendo la proposta di fiducia come test. Ma Renzi dovrà cedere, se vuole crescere politicamente e condividere un percorso di confronto. A noi spetta l’autocritica, innanzitutto, per aggiustare il tiro e recuperare un legame solido e duraturo con il corpo sindacale, per crescere nei consensi ma anche nell’efficace e colta azione di programmazione, per non subire logiche altrui, ma costruire un percorso dialettico.

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