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Opinioni e commenti
 

La memoria perduta:
Colorni e il sogno europeo
Pubblicato il 26-09-2014


Mercoledì 24 , assistendo alla interessante, vivace presentazione del libro di un giovane ricercatore, Antonio Tedesco, su “Il partigiano Colorni e il grande sogno europeo”, maturato presso la biblioteca della Fondazione Nenni e stampato dagli Editori Riuniti, pensavo che la “damnatio memoriae” abbattutasi sul socialismo e sui socialisti italiani ha colpito, in fondo, anche Colorni. La cui figura di pensatore in chiave europea precede, nonostante la giovane età, anche quelle di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi, ma viene ad essi quasi sempre posposta nell’ideazione del Manifesto di Ventotene. Lo stesso accade, in fondo, nella Resistenza armata romana.
A ripensarci essa ebbe per protagonisti alcuni socialisti come il “maresciallo rosso” Peppino Gracceva, passato dal Pci ai socialisti dopo il patto Ribbentrop-Molotov, come Giuliano Vassalli, grande avvocato, maestro universitario e ministro, e uno dei grafici più importanti del ‘900, Sergio Ruffolo, fratello maggiore di Giorgio, rinchiuso anch’egli a Via Tasso.
In realtà la Resistenza romana viene ricordata soprattutto per l’attentato di via Rasella ad opera dei Gap, azione non concordata col CLN, ancor oggi discussa, nonostante che una sentenza del Tribunale di Milano l’abbia, anni fa, qualificato come “atto di guerra” e non come “attentato”, poiché all’esplosione delle bombe nascoste nei secchi della spazzatura seguì l’intervento armato dei dodici gappisti. Su questo episodio mi sembra fondamentale la ricostruzione realizzata dal grande giornalista Enzo Forcella per il suo libro, uscito postumo da Einaudi nel 1999, “La Resistenza in convento”.

Torno a Colorni, Gracceva, Vassalli e Ruffolo per ribadire che, per questa e per altre ragioni, il loro contributo fondamentale di socialisti alla Resistenza romana continua ad essere sottovalutato o messo in ombra un po’ per la “damnatio memoriae” che dopo Tangentopoli e la dissoluzione del Psi ha investito tutto il socialismo italiano e un po’ anche per la nostra rassegnazione a subirla.

Vittorio Emiliani
Ps: mi permetto di segnalare un altro libro, uscito anni fa, di taglio tutt’affatto diverso che riguarda Eugenio Colorni. È di Sandro Gerbi e s’intitola “Tempi di malafede” (Einaudi, 1999), storia della complessa amicizia fra l’ebreo e antifascista Colorni e l’allora fascista e razzista Guido Piovene che nel dopoguerra aderì al Pci.

dal blog della Fondazione Nenni

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Commenti all'articolo
  1. Vedi Emiliani, tutto dipende da cosa i “residui” socialisti italiani vogliono difendere. Difendono Craxi – che è la causa efficiente della “damnatio memoriae” – e fanno poco o niente per riprendere la tradizione socialista italiana. Guarda la questione dell’art. 18: pochi lo difendono come risultato di Brodolini e Giugni, la maggior parte è talmente revisionista da volerlo lasciar andare. E spendete due soldi per affiggere maxi-manifesti nelle città con su scritto: “giù le mani dai diritti dei lavoratori”, firmato i socialisti.

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