sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La Scozia e l’attualità
delle ‘piccole patrie’
Pubblicato il 19-09-2014


Al di là dell’esito negativo del referendum sulla secessione della Scozia dal regno Unito, rimane per intero il tema strategico emerso con quella consultazione e che sembrava cancellato dall’omologazione mondialista: le “piccole patrie”.

Galles, Scozia e Irlanda in Gran Bretagna, Catalogna, Galizia e Paesi Baschi in Spagna, le Fiandre in Belgio, la stessa crisi ucraina, nel mentre la Lega Nord in Italia sembra avere accantonato l’obiettivo della secessione (d’altronde, la Padania è frutto di un’invenzione storica e geopolitica) per abbracciare la causa neonazionalista e antieuropeista, che trova in Marina Le Pen il punto di riferimento nel Vecchio Continente, sono gli esempi della tendenza al ritorno delle piccole patrie in Europa.

Infatti, gli epocali cambiamenti socio-politici connessi alla cosiddetta globalizzazione e alle nuove migrazioni di massa, quindi alla contaminazione identitaria crescente cui oggi sono sottoposti i popoli e le culture, stanno restituendo attualità all’idea di comunità, quale riserva di senso e di appartenenza in una società sempre più spersonalizzante e atomizzata, segnata da una cultura unipolare, modellata sull’american way of life.  ma pur sempre alla ricerca della salvaguardia dei valori di libertà e di equità degli individui, anche di coloro che provengono da culture diverse, nel quadro delle regole e delle procedure democratiche. Questo fatto sta a testimoniare non soltanto l’imprescindibile rilevanza socioculturale della tematica dell’identità, ma rappresenta anche una sfida a declinarla in termini nuovi rispetto al passato. Il ritorno ai valori di comunità è stato descritto efficacemente dall’ecologista inglese Edward Goldsmith, autore del libro Glocalismo”:”Si vuole creare un paradiso per le multinazionali, rimuovendo le regole che proteggono i poveri e le comunità locali. Il G8 lo fa sistematicamente… Credo nei doveri verso la famiglia e la comunità, nell’idea di religione e di tradizione. Orribile è la società individualistica, atomizzata, di massa. Non c’è libertà ma solo Coca-Cola, organismi geneticamente modificati, MacDonald’s.” Ed ancora: “La globalizzazione è un fenomeno temporaneo, che non può durare: Pensi alle crisi finanziarie che costellano questi nostri anni. .. Credo che le cose stiano cambiando. Bisogna preparare il collasso di questo sistema, che arriverà comunque”.

Come è stato efficacemente ricordato da uno dei maggiori esponenti del costituzionalismo liberale italiano, Nicola Matteucci, alla fine del ‘700, con la diffusione delle idee di Rosseau sulla democrazia diretta, si afferma il modello dei piccoli Stati, soppiantati nel secolo successivo da quello degli Stati grandi e forti militarmente. E’ negli Stati Uniti, così come spiega in la “La democrazia in America” Alexis de Tocqueville, che all’interno dei grandi Stati si affermano le “Piccole patrie”, espressione dell’attribuzione di poteri istituzionali agli Stati federati e, al loro interno, a comunità autonomamente organizzate: contee, municipalità, townships, distretti scolastici e distretti con altre funzioni speciali.

Potranno essere le piccole patrie il modello per un nuovo rapporto tra globale e locale? Il dibattito è aperto, poiché unità geopolitiche autocentrate potrebbero costituire la risposta al falso problema della dicotomia tra globalizzazione e localizzazione, che Ralph Dahrendorf sintetizzava come “glocalizzazione”, sino alla rivendicazione di autonomia o indipendenza per le “piccole patrie”, con la rinascita delle lingue perdute, la riscoperta della storia occultata e di simboli e bandiere dimenticati.

In questo dibattito i socialisti italiani, legati alla tradizione libertaria e mutualistica, a partire da quella del teorico del “socialismo liberale” Carlo Rosselli, possono inserirsi.

Rosselli sviluppa già a partire dagli anni ’20 l’idea di un federalismo in primo luogo infranazionale, con una chiara influenza del Guild Socialism di G.D.H. Cole  e di Proudhon che sostiene il rovesciamento del rapporto tra il governo centrale e le autonomie locali tipico dello Stato nazionale: “il risultato di questo dualismo”, scrive Proudhon nella Teoria dell’imposta“, è di fare in modo che un giorno, attraverso la federazione delle forze libere e il decentramento dell’autorità, tutti gli stati, grandi e piccoli, riuniscano i vantaggi dell’unità e della libertà, dell’economia e della potenza, dello spirito cosmopolitico e del sentimento patriottico”. Parole di grande attualità!

Maurizio Ballistreri

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