martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La sfida di Renzi show
Pubblicato il 10-09-2014


Inutile girarci intorno. Renzi ha stravinto anche la partita di Porta a Porta. Arbitro l’accattivante Vespa e contendenti molto compiacenti. Soprattutto Nosferatu Sallusti, acido con tutti tranne che con Matteo. Devo dire che Renzi è stato anche convincente. Almeno a nostro avviso. Vediamo perché. Sui mesi passati non si può di che il suo governo non abbia concluso nulla: il decreto Poletti sul lavoro, gli ottanta euro per dieci milioni di italiani sottratti alle banche nell’operazione plusvalenze azionarie di Banca Italia, il taglio del dieci per cento dell’odiosa Irap, il tetto agli stipendi e alle pensioni, il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione (secondo i dati 31 miliardi a fine agosto sui 50 complessivi), l’avvio della riforma del Senato, l’abolizione dei Consigli e delle giunte provinciali (questi due giusti procedimenti potevano avere un contenuto anche diverso). Molte altre cose restano da fare. Anzi, quel che resta da fare è forse assai più urgente di quel che si è fatto.

Vediamo le intenzioni. Quando Renzi risponde alla casta dei magistrati affermando ‘brr, che paura”, a fronte delle resistenze continue a qualsiasi innovazione, vedasi la questione delle ferie e quella degli alti stipendi, ma anche quella più politica della responsabilità civile, noi non possiamo che essere con lui. Quando sostiene che è giusto discutere con le forze di polizia per verificare la possibilità di superare il blocco degli stipendi, ma risponde a muso duro a chi minaccia uno sciopero illegale e anticostituzionale, noi non possiamo che essere con lui. Quando lancia la parola d’ordine del merito come una prerogativa di sinistra, e ritiene che anche nella pubblica amministrazione a parità di lavoro si possano percepire emolumenti diversi a seconda delle capacita e dei risultati, figurarsi cosa possiamo pensare noi che con Claudio Martelli lo abbiamo teorizzato trentadue anni fa.

Dispiace semmai che Renzi pensi di essere il primo a parlarne. Ma noi siamo abituati ad essere dimenticati. Con l’Avanti esistiamo anche per gettare qualche cono di luce in questa collettiva perdita di memoria. Insisto. Quando Renzi pensa al modello tedesco per quanto riguarda il mercato del lavoro, cioè a quell’insieme di provvedimenti messi in atto dal socialdemocratico Schroeder, noi non possiamo che essere con lui. Quando annuncia nella prossima finanziaria una manovra che abbassi le tasse sul lavoro prelevando le risorse dal taglio della spesa, noi possiamo forse essere contrari?

Semmai il punto sta qui. Quale manovra? Non ne basta una qualsiasi per un Paese che chiuderà il 2014 con uno sviluppo attorno allo zero, che conta il 12,6 per cento di disoccupazione e il 42 per cento di quella giovanile, che ha visto il potere d’acquisto degli italiani perdere progressivamente punti, contrariamente a tutti i paesi più industriali del mondo, che dispone di stipendi e salari più bassi rispetto ai paesi più progrediti d’Europa, mentre negli anni ottanta erano trai i più alti, che è costretto a pagare, su una spesa pubblica di oltre 800 miliardi di euro, ben 80 miliardi annui di interessi.

Un Paese che soffre una così grave malattia necessita di una cura forte, immediata ed efficace. Per questo, lo ripetiamo, servirebbe sfondare il muro del 3 per cento abbassando vistosamente le tasse, e presentando in Europa un vero e proprio piano di rientro attraverso i tagli alla spesa, la riforma del mercato del lavoro e uno sviluppo che si produrrà più alto. Dunque un rapporto tra debito e Pil tendenzialmente piu basso dell’attuale 135 per cento, da costruire con la ripresa. Certo la nomina del superigorista Katainen con delega allo sviluppo nella Commissione non lascia presagire nulla di buono. Mai come adesso il finlandese dipenderà dalla signora Merkel. E pur tuttavia la sfida deve essere lanciata, perché col solo rigore non si esce dalle nostre difficoltà. Neppure recandosi a piedi alla basilica di Monte Senario…

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Commenti all'articolo
  1. In buona sostanza, mi sembra che si avvalori alla fine la tesi di “un uomo solo al comando”, il che può anche essere comprensibile nei momenti difficili, quando il metodo delle decisioni collettive e partecipate pare non funzionare, perché si mostra incapace di prendere le decisioni ritenute utili e necessarie al Paese, ma per coerenza dovremmo anche ricordarci che questo metodo era stato fortemente contestato, non molti anni fa, quando l’uomo al comando aveva un altro nome (allora si parlava, se non erro, di “deriva mediatica-personalistica-plebiscitaria- autoritaria”).

    Ma è anche vero, come lucidamente afferma il Direttore in un altro suo articolo, che ormai il passato conta nulla, talché, se oggi trionfa la formula “leaderistica”, molti dei nostri discorsi, per buoni e sensati che possono essere, rischiano di cadere nel nulla (se non a tener viva la fiammella di un autentico liberal-riformismo) visto che tutto è proiettato sul leader del momento, ma se la fiammella resiste ci si potrebbe anche accontentare perché può essere o diventare comunque un buon “lievito” per chi volesse servirsene.

    Paolo B. 10.9.2014

  2. Tanto per capire. Renzi fra le tante dichiarazioni che come un fiume in piena rilascia a chiunque tutti i giorni, c’è anche la decisione, se ho ben capito, di effettuare una revisione della spesa pubblica per ricavare circa 20 miliardi. Per tale motivo si rivolge ai ministri in modo che effettuino i tagli necessari che Renzi valuta intorno al 3% dell’intera spesa pubblica ad esclusione come è ovvio degli interessi, quindi circa 720 miliardi. Tele decisione però, sempre se ho ben compreso ascoltando dichiarazioni spesso contradditorie, non dovrebbe ripercorrere la vecchia consuetudine dei tagli lineari. Inoltre sembra che non debbano essere colpite le pensioni, che fra l’altro sono state già sacrificate con le decisioni assunte per quelle superiori a 1500 euro, e la sanità. Fatti due conti: la spesa pubblica complessiva si aggira intorno a circa 800 miliardi (forse qualcosa in più); 80 sono gli interessi sul debito contratto per finanziare la spesa; se si sottraggono le spese per le pensioni e per la sanità rimangono disponibili circa 270 miliardi. Allora dove intende tagliare e in quale percentuale per assicurarsi la cifra che più volta ha citato? Riguardo infine ai famosi 80 euro, temo che abbiano avuto un buon impatto elettorale, ma sia stata una decisione senza alcun risultato sul versante dell’animazione della domanda. Mi pare che la propaganda per essere credibile dovrebbe essere accompagnata anche da precise indicazioni sulle effettive azioni che si intendono compiere.

  3. Finalmente riconosco i miei socialisti! Quelli che si ribellarono alla palude di Francesco De Martino e aderirono al nuovo corso di Bettino Craxi. Si perché Matteo Renzi è come Bettino. Ha la stessa grinta, lo stesso DNA. Decisionista, pratico ma antifascista e sensibile alle necessità della parte debole, sia in Italia che nel mondo. Concreto: non parla solo di lavoro ma soprattutto di lavori e sa che la ricchezza, prima di distribuirla in modo equo, occorre produrla. Non ha nulla del missionario fondamentalista Berlinguer ma rammenta Claudio Martelli. Pazienza se crede che le sue tesi su meriti e bisogni siano originali: l’importante che trovi la forza e il coraggio di riprendere il cammino da noi interrotto da un quarto di secolo e lo faccia col nostro aiuto. Lo faccia soprattutto il Europa conquistandole il suo ruolo antico nel nostro mondo globalizzato.

  4. Da socialista iscritto al PD condivido .
    Il 7 settembre su http://www.corrieredimontalto.it
    ho scritto un articolo dal titolo : RENZI O CHI .

    Molte di queste considerazioni vi erano contenute .
    Qualcuno,specialmente a sinistra,non ha condiviso il mio accostamento di RENZI CON CRAXI .
    Sul piano del temperamento e della VOGLIA DI CAMBIARE l’accostamenti ci sta tutto .
    Sul resto Craxi si e’ dovuto misurare con una DC forte ed un PCI fortissimo,noi del PSI al massimo siamo arrivati al 14%.
    Renzi puo’ contare ,anche per merito suo , su di un PD al 30-40% . ED IN POLITICA LE PERCENTUALI CONTANO.
    Ma per come si dice nell’articolo di Mauro Del Bue , Renzi potrebbe farcela .

    Sulle risorse ,secondo me , ed e’ su questo che abbiamo visioni diverse , BISOGNA SPOSTARE RISORSE DALLA SPESA PUBBLICA AGLI INVESTIMENTI (in questo momento non e’ possibile ridurre le tasse ,basterebbe non aumentarle) . Aumentare il debito,come negli anni 80-90 e’ pericoloso e comunque non fattibile. IO SONO PER LA CRESCITA E LA STABILITA’ .
    Anche se ,da socialista ,mi rendo conto che senza crescita non ci puo’ essere stabilita’.

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