martedì, 16 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La storia di Israele
secondo Colette Avital
Pubblicato il 16-09-2014


Colette AvitalGerusalemme, 30 agosto 2014 – Intervista a Colette Avital già ambasciatrice israeliana in Portogallo ed a New York, direttrice generale aggiunta del Ministero degli Esteri, membro del Parlamento israeliano dal 1999 al 2009 (Partito del lavoro), attualmente Presidente dell’organizzazione dei sopravvissuti dell’olocausto in Israele, Segretaria internazionale del partito Meretz, e vice Presidente dell’internazionale socialista. Un’intervista con una donna politica importante che ha attraversato la storia di questo Paese, praticamente dalla sua nascita, essendosi trasferita qui con la famiglia già nel 1950.
Ed eccoci qui a Gerusalemme per tentare di capire ciò che sta succedendo e che succederà da un osservatorio privilegiato: il suo.

Cosa pensi della situazione attuale, abbiamo avuto una guerra, degli accordi che non hanno funzionato, quante e se ci sono le probabilità di un accordo. Quando vi è stata la manifestazione di Meretz a piazza Rabin, si è affermato che Hamas non è una organizzazione terroristica, ma è un nemico, il nemico, cosa ne pensi di questa affermazione?

Non so se la cosa più importante sia definire se sono o non sono dei terroristi perché è un’organizzazione anche politica, e un’organizzazione che ha iniziato la propria attività aiutando la popolazione quindi non è un’organizzazione solo terroristica! Comunque è vero che è un gruppo nemico di Israele. E’ un’organizzazione islamica molto estremista, cioè funzionano in base ai dettami dell’Islam che qui considera nemica qualsiasi presenza ebraica.

Hamas è un’organizzazione, ed è a Gaza, e loro è la direzione attuale , ma è anche un’organizzazione militare oppure sono solo dei “pazzi”?

Loro sono a Gaza e lì c’è di tutto, è un’organizzazione palestinese basata sull’Islam, sulla credenza dell’Islam certo non è Fatah che, invece, è un’organizzazione secolare, non religiosa. Sono gli elementi estremisti islamici nella società palestinese e perciò, non è solo un’organizzazione militare, è un’organizzazione politica e religiosa. Ci sono altre presenze – sempre in aumento – a Gaza: per esempio i Fratelli mussulmani, l’armata islamica, i gruppi di Bin Laden e il gruppo Isis (ancora più estremista). Quello che sta succedendo ora in Medio Oriente è che gli Stati si stanno disintegrando e sono dei gruppi armati o movimenti armati che prendono il posto degli Stati come in Siria (circa trenta gruppi islamici diversi) e che minacciano la Giordania!

A Gaza vi è un capo di Hamas?

Sì, ma vi sono anche delle organizzazioni estremiste che non lo sostengono, ma Hamas quando vuole può controllare la situazione e lo ha dimostrato, quando vuole quando gli conviene lascia la mano libera.

La sinistra israeliana, il Meretz, vuole trattare con Hamas?

No, non esiste la volontà di discutere, non è mai stata la posizione ufficiale nè di Meretz nè di Avoda, può essere di altri gruppi, ma non Meretz.

Ma riconoscere il governo Hamas/Fatah (governo di unità nazionale) è stata la posizione del Meretz, e anche la posizione del Partito Socialista in Italia.

Certo, perché Abu Mazen era alla guida di questo governo di unità nazionale e riconosceva l’esistenza di Israel, e sarebbe stata la sola maniera di moderare le Hamas. Tempo fa vi è stato un documento chiamato “documento dei prigionieri”, Barguti che è in prigione è stato promotore della riunione di tutti i gruppi di tutte le tendenze islamiche e ha loro proposto un documento ed ha detto: Noi andiamo a negoziare con Israele, se arriviamo a un accordo, ci occupiamo degli affari esterni (cioè Fatah) e voi (Hamas) degli affari interni; se arriviamo a un accordo lo proporremmo al voto popolare, a un referendum popolare. Hamas in questo documento si era impegnato che se tutta la popolazione fosse stata d’accordo loro avrebbero accettato, accettato in maniera indiretta con Israele, allora per noi questo governo di unità nazionale non era necessariamente un pericolo, anzi, può darsi un’opportunità. Avremmo avuto il tempo di moderare Hamas .

Al punto in cui siamo arrivati oggi come si può non parlare con Hamas?

Possiamo, ma si continua nello stesso modo: quello che è evidente oggi è che il risultato di questa guerra, il solo risultato è che Israele ha rinforzato le Hamas: oggi Hamas si trova in una situazione di forza.

Ma le sinistre in Israele, il governo è d’accordo per parlare anche con Hamas?

No, vi sono delle negoziazioni indirette, cioè siamo lì e si parla con gli egiziani, e gli egiziani parlano con Hamas.

Ma è questa una posizione corretta per arrivare a qualcosa di positivo?

Il problema non è questo, non è come si parla e se si parla attraverso qualcuno, la questione è qual è la soluzione, non se parlo o meno con Hamas, – poiché anche se non parliamo direttamente con loro in realtà negoziamo con loro. Non so se voi ricordate quando vi è stata la conferenza a Madrid non abbiamo voluto parlare con i palestinesi, allora vi fu una delegazione giordano/palestinese e le persone che facevano parte della delegazione tutte le sere andavano a spedire dei fax ad Arafat a Tunisi e ricevevano degli ordini da Arafat e ritornavano: dunque non negoziavamo con loro? Sì certo che si è negoziato. Perciò tutto è una finzione, il problema è per quanto tempo si mantiene questa finzione, il problema è qual è la soluzione perché non si riprendano le ostilità ogni due anni.

A tuo avviso quale potrebbe essere la soluzione?

Due soluzioni: la prima è di dare loro più libertà, il porto ecc., molti dicono che non debbono essere ricompensati per ciò che hanno fatto, ma è anche vero che si mantengono chiusi come fosse una prigione questa situazione continuerà all’infinito, allora? L’altra cosa è riconoscere il governo di unità nazionale e dare la possibilità ad Abu Mazen di venire a Gaza, di rinforzarlo e di dargli la possibilità di mantenere l’ordine. Questa è la soluzione, io lo sostengo dall’inizio.

Ma il problema è anche quello della sicurezza: se si aprono le porte, e non si controlla, vi è la possibilità che passino armi e che si rinforzi in questo modo il terrorismo, certo che se si rafforza Abu Mazen e gli si da’ la possibilità reale di controllo questi rischi diminuiscono.

Certo, e ritorniamo sempre lì dopo che si sono perse vite umane e che siamo stati in una situazione di guerra, è sempre così. Ciò che potevamo fare senza una guerra lo facciamo perché c’è stata una guerra. Gli arabi cosa capiscono da tutto questo? Che il solo mezzo per ottenere qualcosa da Israele è quello di fare la guerra.

Quelli che sostengono che il porto a Gaza sarebbe una base iraniana per il Mediterraneo?

Giustamente dobbiamo fare di tutto per poter avere una presenza internazionale di controllo per non dare una base all’Iran. Cosa possiamo fare, non possiamo certo mantenerli prigionieri per altri 100 anni, cosa avremo fatto noi se ci fossimo trovati nella loro situazione?

Perché l’Egitto non ha aperto loro il valico? Non è pericoloso per gli israeliani aprire i loro passaggi soprattutto nel momento in cui nello statuto di Hamas si ribadisce l’intenzione di distruggere gli ebrei presenti?

Ma allora qual è l’alternativa? L’alternativa è fare tutto in modo graduale e avere il controllo sul luogo. Da tenere presente che la maggior parte del tempo le frontiere con Israele sono aperte, la maggior parte del tempo vi sono persone che passano, come per esempio palestinesi, giornalisti, diplomatici. Tutti i giorni da anni vi sono merci che passano (il cemento con cui hanno costruito i tunnel veniva da Israele) non vi è mai stata una chiusura totale, ma loro hanno bisogno di sapere che quando vogliono uscire possono farlo. Credo che se hanno un porto che è controllato e sorvegliato la situazione potrà migliorare, può essere che se avranno la possibilità d’uscire e avere merci che possono esportare e pesce che possono pescare avranno meno motivazioni di creare dei tunnel.

Secondo te l’attuale governo israeliano è in grado di attuare tutto ciò?

Non lo so in quanto tutti i giorni riceviamo dei messaggi contraddittori, credo però che finalmente andranno a concretizzare il tutto.

Si dice che quando Sharon ha lasciato Gaza al posto di gettare missili nel sud di Israele avrebbero potuto sviluppare il commercio, l’industria, ma non hanno voluto farlo. Allora non è Israele è che loro hanno preferito che la guerra continuasse – la guerra eterna – invece di creare delle condizioni di normalità per la propria popolazione.

Non ho detto che la responsabilità è di Israele, e non credo che ora sia il problema di sapere di chi sia la responsabilità. Certo quando siamo usciti da Gaza avevano l’occasione di fare il loro Stato, avevano tutte le occasioni del mondo di fare del commercio di intraprendere iniziative per la popolazione, non hanno voluto. Fatah era là quando siamo usciti. In seguito c’è stata un’azione militare dove hanno cacciato Fatah. Io ricordo, perché all’epoca ero alla Knesset, che  avevo sostenuto un discorso secondo cui se si esce da qualcuno senza dare le chiavi a questi – e se non avviate negoziazioni con Abu Mazen – voi facilitate l’arrivo di Hamas. Ma hanno riso di ciò, e qualche mese dopo è avvenuto ciò che aveva previsto.Hamas ha fatto la guerra a Fatah, hanno gettato persone dal settimo piano, hanno gambizzato la gente di Fatah e hanno preso il controllo. Ora certo non è la responsabilità di Israele se ha abbandonato la striscia di Gaza, ma ora non è il problema di chi è la responsabilità. Ci vuole del realismo, se continuiamo a punirli cosa otteniamo? Dobbiamo trovare una soluzione a lungo termine che permetta alla gente di vivere e rinforzare chi può controllare Gaza, dare nuovamente le chiavi a Fatah e ad Abu Mazen rappresenta la sola possibilità. Certo io fossi stata al loro posto quando Israele ha lasciato Gaza avrei subito dichiarato uno Stato palestinese, chi glielo impediva? Nessuno!

C’è un boss a Gaza?

C’è Muhamed Dess che è il grande boss. C’è poi Aniah che è in un hotel cinque stelle nel Quatar.

Si dice che Hamas voleva l’accordo, ma quelli del Quatar lo impedivano. Ma come mai si permette a una persona che non vive a Gaza di dettare condizioni?

Non si sa, so solo che in tutte le televisioni vi era Haniah, ed era lui che poneva tutte le sue condizioni in quanto è il loro capo riconosciuto come tale, anche se non risiede a Gaza. E non è il primo leader che vive in esilio.

Ilda Sangalli Riedmiller

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento