lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’AGENDA
Pubblicato il 26-09-2014


Renzi-agenda

Sta nascendo una nuova moda. Quella di dettare l’agenda al governo. Qualche giorno fa il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli in un editoriale non troppo lusinghiero sull’operato del governo, per non dire liquidatorio, aveva parlato della cose da fare e di quelle non fatte. Ora è la volta della Cei: “Non è questione se il Renzi piaccia a noi o no. Bisognerebbe chiedere alla gente se sta trovando le risposte. La nostra impressione è che ci sia da ridisegnare l’agenda politica mettendo come priorità la famiglia, il lavoro, i giovani e i temi della formazione e della scuola ma non annunciandoli, affrontandoli veramente”. Sono le parole del segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, nella conferenza stampa al termine dei lavori del Consiglio permanente (leggi anche articolo di Pecheux). Insomma parole chiare che danno il segno, ma che rappresentano anche un ingresso a gamba tesa in un dibattito già molto acceso. Lavoro, Jobs Act, articolo 18: la politica che si divide e si scontra ora avrà un altro elemento di discussione.

Il segretario generale monsignor Nunzio Galantino ha poi aggiunto che “la Chiesa pensa che bisogna guardare con più realismo alle persone che non hanno lavoro e che cercano lavoro. Il dibattito su ‘art.18 sì, art.18 no’ è meno centrale e io vi vedo troppe bandiere che sventolano. Non ce l’ho con Matteo Renzi, è giovane, sa dire tante cose simpatiche”. E poi mettendo le mani avanti ha concluso:  “Se oltre al Corriere della Sera, all’amministratore delegato della Fiat, volete mettere insieme anche i vescovi tra quelli che si interessano alla persona di Matteo Renzi, noi non siamo interessati”. Sembra comunque un suggerimento tardivo visto ormai l’invasione di campo è fatta.
Ma il punto è un altro. Non quello di una eventuale ingerenza o meno, a cui la Chiesa ci ha abituato, quanto il tentativo che arriva da diversi fronti, di dettare l’agenda al governo. Da più parti evidentemente si attende una fase due, una fase che vada oltre l’annuncio e in cui si cominci a realizzare quanto finora solo annunciato dalla bulimia verbale del premier.

D’altra parte ogni giorno ha la sua pena e la sua cronaca quotidiana. Secondo i dati diffusi oggi da ‘Borsainside‘ “i fallimenti aziendali sono aumentati nel secondo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2013, del 14,3% a 4.241”. “Nel primo semestre i default hanno raggiunto quota 8.120 (+10,5%), record assoluto dall’inizio della serie storica, risalente al 2001. L’analisi condotta dal Cerved mostra come i fallimenti riguardano indistintamente tutto il Paese”.  E sempre oggi, secondo quanto diffuso dall’Istat, continua a scendere la fiducia delle imprese. A settembre l’indice è calato a 86,6 punti dagli 88,1 di agosto. Il calo di un punto e mezzo percentuale colpisce tutti i settori: manifatturiero, servizi di mercato, costruzioni e commercio al dettaglio. Il dato è il più basso del 2014, per trovarne uno più negativo bisogna risalire a dicembre 2013.
Dunque che ci sia un problema di priorità è indubbio. Ma quali?

Sull’articolo 18, con le parole della Cei, si è data vita a una strana alleanza. Quella con il presidente della Camera Laura Boldrini, che aveva espresso gli stessi concetti. Per il Presidente della Camera infatti l”art.18 “è una questione non cruciale per il cambiamento, non si fa crescita erodendo i diritti di chi ancora ce li ha”. Boldrini ha spiegato che gli imprenditori che incontra “si lamentano delle troppe tasse, della burocrazia, dello scarso accesso al credito, della giustizia lenta. Raramente un imprenditore mi ha detto che il suo problema era l’art.18, che è una bandiera. Se non è un problema per gli imprenditori, allora che problema è?”. Secondo la presidente della Camera “anche se dobbiamo difendere chi non ha diritti, non bisogna toglierli a chi ancora ce li ha. La crescita si fa cambiando verso con investimenti in ricerca ed innovazione”.

Insomma un ulteriore suggerimento al Governo su cosa mettere in agenda e soprattutto che cosa togliere.

Naturalmente i suggerimenti vengono presi per buoni o per meno buoni a seconda dell’appartenenza politica.  Questo fa parte della dialettica politica, ci mancherebbe altro.  Quello a cui si è meno abituati invece è il tentativo di riempire o modificare le pagine dell’agenda. Evidentemente in diversi cominciano a guardare a quelle pagine come ancora tutte da scrivere.

Daniele Unfer

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