mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Draghi: attenti, ripresa troppo lenta
Pubblicato il 23-09-2014


Mario-Draghi

Ecco supermario, il presidente della Bce. Oggi è intervenuto al Parlamento europeo. Un supermario pessimista che vede la ripresa perdere slancio, la definisce “più debole del previsto” e a rischio per le tensioni geo-politiche che possono danneggiare la fiducia di business e consumatori ma anche per le riforme strutturali che ha definito “insufficienti”.

Durante il dialogo monetario all’Europarlamento Draghi ha detto che a far “perdere slancio” alla crescita dei paesi dell’Eurozona, hanno contribuito le poche riforme, le tensioni internazionali e la disoccupazione che indeboliscono le prospettive. La Banca centrale europea “ha fatto molto negli ultimi tre anni per salvaguardare la stabilità dei prezzi” ma il successo delle misure convenzionali e non convenzionali messe in campo dalla Banca centrale europea è legata alla realizzazione di “riforme strutturali coraggiose” e quindi dal conseguente “miglioramento della competitività”.

Draghi ha poi affermato che “la crisi può essere superata solo con un pieno ritorno della fiducia nell’economia reale”, con il ritorno della “capacità delle imprese di rischiare, investire e assumere” rafforzando in questo modo “la credibilità del quadro dei conti pubblici”. Il presidente della Bce ha poi ribadito che le regole del patto di stabilità e crescita hanno contribuito a salvare l’Euro nei momenti peggiori della crisi e non devono quindi essere messe in discussione; ma contengono uno spazio di flessibilità che deve essere valutato e adattato dalla Commissione per ogni paese.

“Per i paesi che non hanno margini nei bilanci pubblici – ha precisato – la cosa più importante è seguire una politica di bilancio che preveda un consolidamento a favore della crescita”. Quindi, ha sottolineato Draghi, la priorità deve essere data agli “investimenti produttivi”, diminuendo “le spese governative non produttive”: è questa la “strada maestra” per i paesi “senza margine fiscale”. Chi invece questo margine ce l’ha deve limitarsi a “seguire le raccomandazioni specifiche per paese della Commissione, approvate dai leader in sede di Consiglio europeo”.

Grazie alle “decisioni di politica monetaria della Bce” gli spread si sono ridotti consentendo ai governi di fare “incredibili risparmi” per la riduzione del costo del debito. Dopo aver precisato che il compito della Bce non è quello di aiutare direttamente i governi nella gestione dei bilanci pubblici, Mario Draghi si è chiesto, durante il dialogo monetario in corso al Parlamento europeo, “dove siano finiti” tali risparmi. Infatti, ha detto, se alcuni paesi li utilizzano per “stimolare la crescita”, altri continuano a “finanziare la spesa”.

I primi commenti alle parole del presidente della Bce sono arrivate da Beppe Grillo: “Draghi e la Bce ricompensano il crack finanziario azzerando il welfare dei paesi.  Nel 2008 c’è stato un crack con i subprime e i derivati. Ora sta tornando tutto come prima, non è cambiato nulla. Per loro la Sanità è un costo, la pensione è un costo, la scuola è un costo. Stanno tagliando tutto questo per pareggiare il crack finanziario con l’economia reale”.

Per Maurizio Ballistreri responsabile del Dipartimento Welfare e Lavoro del Psi “le parole di Draghi pronunciate innanzi all’Europarlamento hanno un significato negativo: la crescita è possibile solo con nuovi tagli alla spesa sociale e con misure strutturali che aumentino la flessibilità, ergo la precarietà, in primo luogo del lavoro”. Secondo il giuslavorista, “la minore domanda nella prima asta Tltro (‘Targeted long term refinancing operations’, ovvero l’assegnazione di liquidità a basso costo alle banche, affinché incentivino la distribuzione a famiglie e imprese), inferiore alle attese, testimonia come ci sia bisogno di maggiore liquidità monetaria, iniettata direttamente senza il filtro del sistema creditizio, per sostenere la domanda per consumi e investimenti. Ma per fare questo – ha concluso il prof. Ballistreri – bisogna battere il dogma rigorista tedesco”.

Daniele Unfer

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