mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

L’articolo 18?
(Non) è un falso problema
Pubblicato il 02-09-2014


Come spesso mi è capitato di scrivere, uno degli sport nazionali del paese è oltre che disquisire della nazionale di calcio come tutti fossimo Conte, parlare di lavoro come tutti noi conoscessimo leggi e regolamenti che governano il complesso mondo del mercato del lavoro.

È ancora più incredibile e paradossale quando vengono lanciate proposte e idee da politici e giornalisti che neanche sanno di cosa parlano. Ho sempre sostenuto che l’art 18 è un falso problema, ma dire che interessa solo 3000 persone come ha detto il premier è una fandonia o meglio quelle possono essere le persone coinvolte nelle cause di lavoro (sono molte di più) ma ciò che ha sempre rappresentato la forza di quella norma non è la sua applicazione, ma la sua forza dirompente come effetto deterrente, sopra i 15 dipendenti è difficile licenziare, difficile non impossibile, perché basta motivare che esistono condizioni oggettive di giusta causa per lasciare a casa le persone, posti di lavoro cancellati da riforme dell’odl interna alle aziende, impossibilità di ricollocazione e scatta la mobilità e quindi il superamento dell’art 18, ma pur non essendo la maggioranza, sono sempre almeno intorno ai cinque milioni i lavoratori coinvolti e la norma ha impedito che il mercato del lavoro diventasse come il Far West.

Molte strutture vertenziali dei sindacati basano quasi la loro operatività su questo articolo, il suo superamento sicuramente stravolgerebbe l’intero assetto delle relazioni industriali. Sergio Cofferati, che per chi lo conosce è un moderato riformista e passerà alla storia per aver organizzato la più grande manifestazione che si ricordi al Circo Massimo, i famosi tre milioni, mobilitati proprio nel 2001 contro le proposte di cancellazione già allora di Sacconi e della confindustria di D’Amato.

Se Renzi non vuole un autunno caldo deve porsi come colui che non intende togliere diritti e tutele. ma come chi intende cambiare le relazioni industriali vecchie e sorpassate del paese, colui che vuole cambiare lo statuto per allargare la fascia di chi oggi non è tutelato, come i lavoratori a progetto considerati autonomi, e i molti precari, come molte volte ha ricordato Nencini, anche da solo in Parlamento.

E l’unico modo per fare questo è cambiare le regole del gioco, cambiare le relazioni industriali e alla tedesca portarle verso la cogestione e molti si accorgeranno che, come è in Germania, il sindacato più convinto e partecipativo è la dgb, cioè il sindacato dei meccanici, così in Italia lo sarà la Fiom di Maurizio Landini.

Chi pensa di introdurre le norme della riforma Hartz, senza incidere sulle relazioni industriali è meglio che discuta di calcio e lasci il mercato del lavoro a chi ne conosce ogni dinamica e ogni anfratto, e noi come partito dobbiamo combattere questa battaglia ed essere in prima fila a portare le nostre proposte, quando si terrà l’iniziativa europea sul lavoro proposta da Renzi e se ci troveremo accanto Landini e non Susanna Camusso, tanto meglio.

Marco Andreini
Responsabile nazionale welfare

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Commenti all'articolo
  1. anche se a me non piace la parola riformista, in questo caso il comportamento dei socialisti è veramente riformista,perchè occorre cambiare per migliorare non per mantenere lo status quo o addirittura peggiorare.

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